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L’Italia turistica vive di ossimori evidenti. Da una parte le stazioni alpine trasformate in marchi globali, da Cortina a Madonna di Campiglio, da Courmayeur a Livigno; dall’altra territori che restano ai margini del racconto dominante, meno fotografati ma spesso più coerenti. È in questa tensione che si misura la forza della montagna italiana. Accanto alle destinazioni più inflazionate esiste un arcipelago di località che hanno scelto di non rincorrere modelli standardizzati, mantenendo un rapporto saldo con paesaggio, cultura e comunità. Qui la montagna non è scenografia, ma spazio vissuto, produttivo, abitato.
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