Pubblicità
Pignolo, Timorasso, Pecorino, Susumaniello, Ruché, Nascetta, Baratuciat, Bombino Nero: nomi che suonavano “esotici” persino agli Italiani e che ora occupano, con orgoglio, le carte dei vini più prestigiose al mondo, dai famosi wine bar di Manhattan, ai raffinati fine dining di Copenaghen, fino agli affollati izakaya di Tokyo. È la rivincita dei vitigni minori, quelle varietà autoctone che, non fosse stato per l'ostinazione di pochi viticoltori, sarebbero state definitivamente estirpate, poiché considerate meno nobili e produttive rispetto alle varietà internazionali. Un destino amaro, che le avrebbe condannate all’oblio. E invece oggi è tempo di riscatto, di rivincita, a colpi di quote di mercato e di un posizionamento sempre più forte nel panorama enologico internazionale.
Pubblicità