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C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui il menu era una piccola mappa del desiderio. Si apriva la carta, si scorreva l’elenco dei piatti, si esitava tra un antipasto e un primo, si costruiva la propria cena come un percorso personale, a volte coerente, a volte felicemente disordinato. Oggi, in una parte sempre più significativa della ristorazione contemporanea, quel gesto si sta facendo meno centrale. In molti casi scompare del tutto. Niente carta, niente scelta, o quasi. Ci si siede e si accetta un itinerario già scritto. A volte dichiarato in anticipo, a volte solo suggerito. A volte consegnato al tavolo alla fine, come una memoria di ciò che è appena accaduto.
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