Amare l’amaro: la relazione sentimentale tra gli italiani e il gusto più difficile (parte 1)

Fabio Pracchia, 20.01.2025

Dalle conoscenze ancestrali diffuse nelle campagne alla tavola dei grandi chef, il gusto amaro connota da sempre il gusto italiano. Alcuni tra i più importanti studiosi di storia della gastronomia, etnobotanica e agronomia sembrano aver compreso il perchè.

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I sapori radicati in una determinata società, tratti peculiari che separano una comunità da un’altra e al contempo ne definiscono l’identità, sono frutto di uno straordinario intreccio di storie raccolte nella gastronomia attraverso la casualità delle infinite relazioni umane e depositate in un sapere alimentare condiviso. Pur nelle differenze costituenti la cucina italiana, differenze frutto di un’inesauribile dispensa regionale, composta in millenni di contaminazioni, è possibile dipanare un filo rosso che lega l’alimentazione del Belpaese, un sapore distintivo in grado di collocare la penisola in una posizione alternativa e unica nella storia universale della gastronomia: è il sapore amaro, la cui codifica e assimilazione nel gusto italiano si declinano in ogni ordine e grado della relazione che gli italiani hanno con il cibo e il vino.

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