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Gli odori come antidoto agli eccessi dell’instagrammabile. Per dire che, a tavola, non ce n’è: occorre calarsi nei cibi, lasciarsi avviluppare, talvolta stordire, per vivere l’esperienza gastronomica sino in fondo. Per immortalare il piatto nella memoria e non in un’immagine. E, in questo, gli odori, i sentori, i profumi, chiamateli come volete, devono (vogliono) essere protagonisti, tanto quanto i sapori. Di cosa stiamo parlando? Di lasciarsi guidare dalla “NI”, una sorta di “intelligenza naturale” degli odori, che non passa dall’intermediazione tecnologica, ma ci offre una modalità più intensa di entrare in contatto con ciò che mangiamo: è un’esperienza diretta che crea connessioni tra individuo, memoria e cultura. È l’istinto nel piatto.
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