FOOD&SPA - Jumeirah Capri Palace, l’arte del soggiorno tra bellezza e ossessione

Roberta Schira, 10.09.2025

A volte un hotel non è un hotel. È un’idea platonica di soggiorno, un luogo che si muove in bilico tra bellezza estrema e ossessione per il dettaglio. Il Jumeirah Capri Palace – nome lungo, reputazione ancora più lunga – è questo tipo di posto. Nel cuore di Anacapri è la dimostrazione che l’ospitalità può essere un gesto culturale.

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Sotto la guida di Ermanno Zanini – oggi anche Regional Vice President per il Sud Europa e Regno Unito – il Capri Palace non si limita a ospitare il bello: lo produce. Le stanze ospitano una collezione d’arte che non teme i nomi: Hirst, LeWitt, Pomodoro. Le nuove suite firmate Patricia Urquiola rielaborano l’identità dell’isola in chiave sensoriale: forme accoglienti e mai compiaciute. Passeggiando tra gli ambienti comuni si ha la sensazione di attraversare un atlante visivo dove arte, architettura, gastronomia e benessere parlano la stessa lingua. Una lingua fatta di texture, luce, proporzione. Qui non si viene per vedere Capri. Si viene per sentirla risuonare, in ogni superficie.

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