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Pane raffermo, burro rancido, frattaglie. Ingredienti che ricordano tempi difficili, di fatica e di sussistenza, ora entrano nei menù di alcuni dei più importanti ristoranti, riacquisendo la propria dignità di “alimenti” e invitandoci a non rinnegare il tempo che fu, gli anni della Grande Guerra, la crisi economica del ’29 e così via; anni dove ci si stringeva attorno al tavolo, con “un pugno di briciole” e poco più. In quest’ottica, gli alimenti diventano memorie solidificate, codici gastronomici che parlano di perdita, di trasformazione, di memorie passate.
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