Tre giorni a Minorca tra calette, sapori e indirizzi da ricordare

Norma Judith Pagiotti, 15.07.2026

Meno esposta di Maiorca, meno mondana di Ibiza, Minorca è l’isola delle Baleari dove il viaggio passa da porti naturali, sentieri costieri e una cucina che tiene insieme mare, campagna e memoria locale.

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Minorca ha un modo tutto suo di prendere le distanze dal resto delle Baleari. E lo fa con carattere. Meno discoteche, meno hotel fuori scala, meno bisogno di mostrarsi. Al loro posto ci sono strade strette tra i muretti a secco, porticcioli dove la giornata finisce davanti a un bicchiere di pomada o con una caña di birra, spiagge che richiedono un tratto a piedi e una cucina che non ha mai smesso di guardare alla campagna, oltre che al mare. Un soggiorno a Minorca funziona se non si prova a trasformarlo in un inventario di calette. L’isola è piccola, ma non così piccola da poterla liquidare in quarantotto ore. Conviene scegliere una base, alternare il sud chiaro e balneare al nord più ruvido, lasciare spazio a Mahón e Ciutadella e costruire il viaggio intorno a pochi indirizzi giusti. Dall’Italia le opzioni per raggiungere l’isola spagnola sono veramente tante, infatti durante il periodo estivo, partono voli da Roma, Milano, Bologna, Napoli e Firenze, e proprio dal capoluogo toscano Vueling ne ha attivato uno diretto che ti permette di raggiungerla in meno di due ore.

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