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Una verticale che attraversa tre decenni, dalla 2023 fino alla 2000. È il modo in cui Ca' Marcanda ha scelto di festeggiare i trent'anni dalla sua fondazione. Sul tavolo, bicchieri che raccontano come un vino possa cambiare, come un'azienda possa trovare la propria voce, come un territorio possa rivelare nel tempo la sua complessità. A guidare la degustazione è Giovanni Gaja, che con misura e precisione ripercorre la storia della tenuta bolgherese di famiglia — la terza di quattro, dopo Barbaresco e Montalcino, prima dell'Etna — e disegna la traiettoria futura di un progetto ancora in piena evoluzione. Il punto di partenza, però, non è Bolgheri. «Per capire Ca' Marcanda, prima bisogna capire che cosa significa aver messo Barbaresco sulla mappa», spiega Gaja. È da lì, dalla storia di Angelo Gaja in Piemonte — l'introduzione delle varietà internazionali, la rivoluzione dei metodi di potatura, la sperimentazione con la barrique — che prende forma una filosofia capace di attraversare regioni, suoli e varietà diverse. Una propensione al rischio, la volontà di compiere scelte controcorrente, la pazienza di aspettare che il territorio riveli il meglio di sé.
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