Truffle Experience: cerca e cavatura del tartufo in Toscana

Norma Judith Pagiotti, 25.11.2024

L’Unesco nel 2021 ha inserito la pratica della cerca e cavatura del tartufo in Italia nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità. In Toscana, come in altre regioni dello stivale, è rimasta una pratica autentica che mette in contatto in una maniera viscerale l’uomo con l’ambiente e i fidati cani.

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Un rapporto ancestrale quello che lega l’uomo, l’ambiente e il cane nel rituale antico della ricerca del tartufo. Un’esperienza pregna di aspetti antropologici e culturali che in Toscana trova uno dei massimi esempi, grazie a tante aziende che mantengono la totale autenticità di questa pratica. La Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali è entrato, non a caso, dal 2021 nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità tutelato dall’Unesco. Ma prima di raccontarne i dettagli, la principale domanda a cui dobbiamo rispondere è: cos’è il tartufo? La mitologia racconta che il tartufo nacque nel momento in cui Giove scaglio un fulmine in prossimità di una quercia. Ma al di là delle leggende, il tartufo è proprio che si può trovare; è infatti un fungo ipogeo, dunque vive sottoterra a stretto contatto con le radici di alcune piante, quali, per esempio, la quercia, il tiglio, il nocciolo, il carpino e il pioppo. Non ha rami, foglie e tronco ed è quindi figlio della terra e del buio. È costituito in alta percentuale da acqua, fibre, sali minerali e sostanze organiche fornite dall’albero con cui vive in simbiosi. Il tartufo, conosciuto fin dall'antichità, fu apprezzato dagli Etruschi, dai Romani e dai Greci, e in seguito considerato cibo del diavolo nel Medioevo a causa di credenze popolari. Nel Rinascimento, grazie anche a figure come Caterina de' Medici e Lucrezia Borgia, tornò in auge e si diffuse in tutta Europa.

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