Le parole dello psicologo ambientale Robert Gifford «Ovunque vai, sei in un luogo — e ha un’importanza» fanno riflettere sul fatto che l’architettura non è mai neutra; essa dialoga costantemente con i nostri sensi e con il nostro stato d'animo.
Il design è, per sua natura, sempre sensoriale: ogni materiale, ogni forma, ogni proporzione invia un segnale al nostro sistema nervoso. La vera discriminante risiede nella consapevolezza e nell'intenzione del progettista.
Secondo lo psicologo, per ottenere uno spazio sensoriale rigenerativo è fondamentale privilegiare materiali naturali e finiture artigianali capaci di valorizzare la manualità umana, così da stimolare contemporaneamente vista e tatto.
Per le pareti, suggerisce l’impiego di finiture a base di sughero, apprezzate non solo per l’armonia visiva ma anche per la loro qualità vellutata e calda al tatto, in grado di amplificare la percezione di comfort termico.
Nella composizione degli ambienti, alternare linee rette a forme più morbide e sinuose contribuisce a costruire un equilibrio dinamico, armonico e mai statico. Centrale è inoltre l’integrazione di un elemento poetico come l’acqua corrente, il cui suono possiede, a suo avviso, un profondo potere rigenerativo. Anche la luce naturale riveste un ruolo chiave: andrebbe filtrata per creare un’alternanza di ombre e luminosità, generando scenari emozionali differenti e momenti di pausa visiva capaci di ricaricare i sensi. In linea con i principi della biofilia, anche l’illuminazione artificiale dovrebbe essere progettata con corpi illuminanti a luce circadiana.
Progettare secondo gli strumenti del design biofilico sensoriale, conclude Gifford, significa recuperare il legame ancestrale tra essere umano e natura, trasformando ogni interno in un ecosistema rigenerativo capace di nutrire, giorno dopo giorno, il benessere di chi lo abita.