Neuroarchitettura e benessere: il metodo di Antonio Di Maro tra casa e spazi di cura
Dalla progettazione domestica agli ambienti terapeutici, la neuroarchitettura si afferma come strumento concreto per migliorare la qualità della vita. L’architetto Antonio Di Maro, tra i pionieri della disciplina in Italia, firma un approccio basato su evidenze scientifiche che mette al centro percezione, emozioni e benessere quotidiano.
La neuroarchitettura, disciplina che studia l’impatto degli spazi costruiti su emozioni e processi cognitivi, sta guadagnando attenzione anche fuori dai contesti accademici. Colori, luce, forme, materiali e suoni diventano strumenti progettuali capaci di incidere sul benessere psicofisico delle persone, sia negli ambienti domestici sia in quelli pubblici e sanitari.
Il metodo Di Maro
Tra i primi in Italia a esplorare in modo sistematico questo approccio c’è Antonio Di Maro, architetto napoletano classe 1986 e fondatore dello studio Antonio Di Maro & Partners. Il suo metodo integra neuroscienze e progettazione, partendo dall’idea che il cervello reagisca agli spazi in modo empatico e multisensoriale. «Non solo parametri tecnici – spiega Di Maro – ma anche emozione, felicità e comfort diventano indicatori progettuali».
Dalla casa agli spazi “fragili”
I principi della neuroarchitettura trovano applicazione tanto nelle abitazioni private – attraverso accorgimenti legati a illuminazione, cromie, acustica e geometrie – quanto in contesti complessi. Emblematico il lavoro negli spazi d’attesa dell’Ospedale Pediatrico Oncologico Pausilipon di Napoli, trasformati in un ambiente ispirato a un bosco per ridurre la tensione emotiva di bambini e famiglie.
Il Centro ABA di Salerno
Tra i progetti più recenti, il Centro ABA for Disability di Salerno, struttura dedicata al recupero neuro-funzionale per autismo e ADHD. Qui la neuroarchitettura è parte integrante del percorso terapeutico: illuminazione che riproduce il ciclo circadiano, materiali organici privi di spigoli, landmark sensoriali per l’orientamento e una progettazione condivisa con neurologi e neuropsichiatri.
Un ruolo etico per il progetto
In questa prospettiva, l’architettura assume una valenza etica e sociale: non solo estetica, ma strumento per influire positivamente sulla salute mentale e fisica. Un filone di ricerca che unisce scienza e sensibilità progettuale, e che guarda agli spazi come alleati quotidiani del benessere.