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Come il design anni '60 sta tornando protagonista oggi

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Tutto quello che ha rappresentato il miglior design del Novecento in termini di innovazione, ottimismo e funzionalità viene riproposto negli ultimi anni dai grandi marchi. Una tendenza (e una strategia) con un seguito sempre maggiore.

A partire dagli anni ‘60 le aziende dell’arredo cominciano a consultare i propri archivi con occhi diversi, tanto da riscoprire pezzi di design di grande valore creativo. Aziende storiche come Molteni, Cassina, Knoll, Tacchini, Kartell, FontanaArte, Zanotta, che hanno collaborato con maestri del calibro di Gio Ponti, Franco Albini, Achille Castiglioni, Vico Magistretti, Tobia Scarpa, Le Corbusier e Mies van der Rohe - solo per citarne alcuni - si rendono conto di quanto siano sempre attuali il loro messaggio e il loro segno.

Dopo la ricerca, viene così intrapreso uno studio filologico per poi arrivare alla riedizione dei pezzi, spesso con materiali adatti alla trasformazione tecnologica, in linea con la sostenibilità ambientale e le esigenze di comfort contemporaneo di un pubblico sempre più attento. Il riconoscimento del valore storico e del processo creativo-produttivo, spesso di grande artigianalità, di questi elementi di design ne ha favorito la comprensione del costo e il posizionamento sul mercato, tanto che molti di questi arredi sono diventati parte dell’immaginario e della cultura di una platea sempre più ampia di conoscitori, oggetti ormai famigliari e con un valore destinato a durare nel tempo.

L’attuale rilettura intrapresa dalle aziende è sempre nel rispetto della storia distintiva di questi capolavori.

Il 2025 è stato un anno record per le riedizioni di pezzi di design non solo da parte dei grandi marchi italiani. La danese Hay con la recente riedizione del divano Amanta, progettato negli anni ’60 da Mario Bellini, è una recente conferma di questa tendenza. «Fin dall’inizio – racconta Rolf Hay, uno dei fondatori – abbiamo voluto che il nostro marchio fosse internazionale. Il design italiano di quel periodo ha avuto un impatto enorme sul nostro modo di guardare alla progettazione oggi». Di ampio respiro anche il canale attivato per la sua promozione, che rientra nel progetto culturale sulla produzione danese sostenuto da Mohd.

© Hay

Design anni ’60 mai così vicino

La testimonianza di tre ceo di altrettante aziende, impegnate nello sviluppo di prodotti di diversa merceologia, come rubinetteria, sistemi di illuminazione e cucine, conferma il valore culturale e di riconoscibilità delle riedizioni di design, tanto da far nascere per i brand la necessità di creare delle proprie collezioni - come nel caso dei "Maestri" di Mamoli - o costruire strategie a lungo termine.

«La riedizione dei pezzi di design della serie Maestri - afferma Luca Marin, ceo di Mamoli - nasce da una riflessione profonda sull’identità di Mamoli e sul ruolo che un’azienda storica può e deve avere oggi. Non si tratta di un’operazione nostalgica, ma di un atto culturale e industriale consapevole: riportare nel presente progetti che hanno ancora molto da dire, perché fondati su un pensiero forte, su un’idea chiara di funzione e di utilizzo». Il progetto di Achille Castiglioni, ad esempio, incarna perfettamente questo approccio. Un disegno capace di attraversare il tempo con naturalezza, perché nato da un’osservazione intelligente del gesto quotidiano e da una sintesi formale rigorosa e mai autoreferenziale.

«Più che una riedizione è una produzione inedita (perché mai prodotto prima) e ha significato, per noi, assumerci una responsabilità precisa: rispettare il progetto originale nella sua essenza, intervenendo solo dove necessario per renderlo coerente con gli standard produttivi, tecnologici e normativi di oggi». Dal punto di vista produttivo, questo ha richiesto un lavoro accurato di reinterpretazione tecnica, portato avanti in stretta collaborazione con la Fondazione Achille Castiglioni e con i reparti interni dell'azienda. «Ogni scelta è stata guidata dal principio del minimo intervento - spiega Marin - ovvero aggiornare senza snaturare, migliorare senza semplificare il pensiero progettuale. Questo processo è parte integrante del valore che vogliamo comunicare: non una semplice riproposizione formale, ma un progetto rinnovato nella sua capacità di essere prodotto, installato e vissuto oggi».

Anche la strategia di comunicazione riflette questo approccio, creando un racconto capace di mettere in relazione il pensiero dei grandi progettisti con il presente dell’abitare. È un percorso fatto di oggetti che portano con sé una storia autentica, fatta di disegni, prototipi, ricerca. Il progetto Castiglioni racconta questa complessità con un linguaggio chiaro, accessibile, che trasmette valore culturale, oltre che funzionale.

Nel frattempo, da iGuzzini, azienda specializzata nell'illuminazione, il ceo Cristiano Venturini sottolinea che «il design non è mai stato solo una questione estetica, ma un vero strumento di ricerca e innovazione. Riaprire gli archivi significa riscoprire progetti che raccontano la nostra visione tecnologica e culturale nel tempo, oggetti capaci di mantenere intatto il loro valore anche oggi».

Nella serie iGuzzini Echoes si rieditano pezzi iconici, come la lampada Polsino di Gio Ponti, capolavoro di semplicità e funzionalità, in cui forma e tecnologia convivono in perfetto equilibrio. «Il presente dell’azienda nasce da una tensione continua tra passato e futuro - aggiunge Venturini - un percorso continuo in cui la luce migliora responsabilmente la qualità della vita, mettendo sempre l’uomo e la bellezza al centro del progetto.

Cambiando categoria merceologica, la cucina Cina di Vico Magistretti è un progetto che continua a parlare con sorprendente attualità ed è da questa consapevolezza che nasce la sua riedizione ad opera di Schiffini. «È stato un lavoro di ascolto e di rispetto verso un’idea che ha anticipato il modo di vivere la cucina come spazio architettonico - ribadisce Lorenzo Marconi Fornari, ceo dell'azienda - L’intervento non ha snaturato il disegno originario, ma lo ha accompagnato in una nuova fase, rendendolo coerente con il presente». Cina diventa così, per l'azienda, il simbolo di una visione che considera il passato una risorsa viva, capace di generare valore e nuove prospettive».

2025: l’anno delle tante riedizioni di design

Una breve storia del design italiano del secondo Novecento è ripercorribile attraverso gli arredi e i complementi d’arredo rimessi in produzione l’anno scorso, molti dei quali in occasione del Salone del Mobile di Milano.

Arflex ripropone, ad esempio, Marius&Marius, divani e poltrone disegnati da Mario Marenco negli anni ’70, mentre Cappellini riprende i tavolini Combi Center di Joe Colombo del 1963. Se Tacchini reinterpreta la sedia Africa di Afra e Tobia Scapa e il tavolo Tako di Cini Boeri (entrambi degli anni ’70), Gebrüder Thonet Vienna riedita la scrivania Boomerang di Enzo Mari del 2001, mentre sono degli anni ’50 la poltrona Dezza di Gio Ponti per Poltrona Frau e le poltroncine Round D.154.5, rimesse in produzione da Molteni&C con i Ponti Archives, così come la sedia Antony di Jean Prouvè, limited edition di Vitra.

Si torna di nuovo agli anni ’60 con le lampade Seki-Han di Tobia Scarpa firmate da Flos, il Gelato di Carlo Nason riproposto da Established & Sons e KD28 di Joe Colombo firmati Kartell. Gli anni ’70 sono invece riportati in auge dal tavolo Mancuso di Marco Zanuso di Zanotta e dalla lampada Sintesi di Ernesto Sigmondi di Artemide.

Le poltroncine Round D.154.5 di Molteni&C, dal design di Gio Ponti
© Molteni&C
Le poltroncine Round D.154.5 di Molteni&C, dal design di Gio Ponti

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