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© Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, Tivoli - MiC

Villa d’Este: chiare, fresche et dolci acque

Case iconiche
Design
Design d'interni

Il complesso rinascimentale di Villa d’Este a Tivoli è un tripudio di spettacolari meraviglie tra opere d’arte e i giochi d’acqua. Fontane, ninfei, grotte e spazi geometrici resero il giardino, nel periodo barocco, fonte d’ispirazione anche ingegneristica per molti altri in Europa.

Quando si parla di giardino delle meraviglie il primo riferimento è proprio Villa d’Este a Tivoli tanto da essere stata presa a modello per molti giardini in Europa. La sua nomea, che sopravvive da oltre cinquecento anni, deriva dallo spettacolo dei giochi d’acqua e dall’innovativo impianto idraulico che gli alimenta, una vera e propria opera di ingegneria.

Il palazzo con giardino fu realizzato per il cardinale ferrarese Ippolito II d’Este dall’architetto di corte Alberto Galvani sulla base del programma architettonico e iconografico del pittore e archeologo Pirro Logorio. Il complesso fu adibito a residenza del cardinale, diventato governatore della città laziale, che ne fece espressione del suo gusto elegante tanto che dal 2001 è stato riconosciuto dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

La proprietà di circa 4,5 ettari si estende su un quadrilatero irregolare che ingloba alcune parti del preesistente edificio monastico.

Oltre cinquecento anni di storia

La costruzione del complesso iniziò nel 1560 integrando al palazzo e al giardino un’innovativa tecnologia idraulica per alimentare le numerose fontane. Non meno spettacolari gli affreschi interni realizzati da artisti quali Federico Zuccari e Livio Agresti che contribuiscono a rendere la villa un capolavoro del Rinascimento e che, dopo la morte di Ippolito II nel 1572, fu ingrandita e arricchita dai successivi cardinali d’Este.

Proprio in questo periodo diventò un importante centro culturale e sociale ma anche luogo di festeggiamenti e ricevimenti sfarzosi. Nel XVII secolo cominciò il suo declino di pari passo a quello della famiglia d’Este e solo nel tardo XVIII secolo fu riscoperta grazie all’interesse di artisti e studiosi del Grand Tour che ne diffusero immagini e descrizioni.

Nel XIX secolo prima il cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe e poi la famiglia Habsburg riportarono la villa all’antico splendore, ma solo fra gli anni Venti e Trenta del Novecento, con l’acquisto da parte dello Stato italiano, la villa fu restaurata e aperta al pubblico.

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Su e giù per il giardino

Il complesso sorge nel luogo dove un tempo si estendeva la conca naturale di Tivoli detta “Valle gaudente” i cui pendii scoscesi scendono dal palazzo fino a una terrazza pianeggiante concepita come un anfiteatro. La struttura del giardino si articola su cinque assi trasversali ognuno dei quali termina in una fontana proprio per nascondere la forma irregolare del sito, modificare attraverso un’illusione ottica la relazione tra le dimensioni trasversale e longitudinale, e mettere al centro il palazzo che è disallineato rispetto all’intero complesso. L’aspetto più sorprendente dell’intera realizzazione è il progetto d’ingegneria idraulica.

L’architettura della villa

Il Rinascimento e il Barocco italiano trovano degna dimora in Villa d’Este. Il palazzo principale è organizzato su tre piani, ognuno con ricche decorazioni e funzionale alla conformazione del giardino, ma che ha il suo centro propulsivo nel piano seminterrato dove sono collocati i servizi idraulici per far funzionare le fontane.
Le facciate sono decorate con affreschi che raffigurano temi mitologici e allegorici, rappresentando le correnti artistiche e intellettuali del tempo. Il fasto del Rinascimento è rappresentato negli interni, con camere e saloni affrescati da famosi artisti e pavimenti in marmo che valorizzano la ricchezza del contesto.

I giochi d’acqua fra fontane e grotte

L’arte paesaggistica rinascimentale dei giardini della villa è concentrata nei giochi d’acqua delle sue 500 fontane, tra cui la famosa Fontana dell’Ovato e la Fontana dei Draghi, ciascuna con un proprio simbolismo mitologico e astrologico.
Le fontane sono alimentate da un particolare sistema impiantistico di canali sotterranei e condotte per la realizzazione dei giochi d’acqua che creano effetti visivi inediti per il tempo e arricchiti dei primi automi idraulici realizzati in Italia. Innovativo è anche il modo in cui natura, arte, e tecnologia sono state integrate quale simbolo del paradigma culturale dell’epoca.

Recentemente è stata riaperta, dopo un minuzioso restauro, la Grotta di Diana, nella parte alta del giardino lungo la Passeggiata del Cardinale, che è riccamente decorata con un enorme mosaico rustico policromo e polimaterico con conchiglie, paste vitree, pietre semipreziose e frammenti lapidei. Oltre a bassorilievi sul fondo è presente un’apertura che conduce a una loggia aperta verso Roma. Dalla loggia, una scala a doppio ferro di cavallo raggiunge la Loggia dei Venti e una piccola terrazza da cui si gode un’ampia vista sul paesaggio fino ai Castelli Romani.


Margherita Toffolon
Margherita Toffolon
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