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Villa Necchi Campiglio: gli anni ’30 rivivono in un grande giardino

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Design d'interni

Ancora oggi a Milano Villa Necchi Campiglio conserva intatto il fascino anni Trenta e le collezioni d’arte di alcune donazioni. Le soluzioni organizzative, tecniche e ambientali realizzate dall’architetto Piero Portaluppi rendono la villa ancora moderna.

Una grande villa immersa in un lussureggiante giardino nel centro di Milano. Un desiderio di molti che gli imprenditori pavesi Necchi-Campiglio sono riusciti a realizzare negli anni Trenta grazie alla possibilità di acquistare un terreno edificabile di uno dei quartieri più eleganti della città. Angelo Campiglio, la moglie Gigina Necchi e la cognata Nedda s’insediarono nella villa progettata da Piero Portaluppi (1932–1935) che divenne da subito il loro biglietto da vista per far parte dell’alta borghesia milanese. Portineria separata, giardino con campo da tennis e la prima piscina in città, tunnel di servizio, ascensore interno, infissi ad alte prestazioni e arredi su misura sono parti integranti della villa che nel panorama della città di quegli anni già si distingueva per aspetto compositivo, uso di materiali pregiati e decorazioni a motivi geometrici.

© FAI

Una progressiva scoperta

All’edificio, che è nascosto alla vista da via Mozart, si accede attraverso l’ingresso monumentale con cancello automatico, primo manifesto dello status della famiglia proprietaria, passando poi dall’ex palazzina della portineria e garage ora biglietteria-bookshop. Dal 2001 la villa è stata donata al FAI per essere aperta al pubblico nel 2008 dopo essere stata sottoposta a un intervento di restauro conservativo diretto da Piero Castellini, nipote di Portaluppi.

L’edificio, dall’aspetto severo e geometrico, si sviluppa in orizzontale su quattro livelli, seminterrato, rialzato primo e secondo arretrato, con prospetti diversi fra loro per la compresenza di aperture di varie forme: a stella, oculi, cornici, fasce marcapiano, piccoli aggetti, variazioni materiche e inserti decorativi tipici dell’architettura che Portaluppi progettò in quegli anni.
La ricchezza dei dettagli così come l’ampio giardino, parte dell’antico parco Cicogna, evidenziano la piena autonomia progettuale e la mancanza di limiti di budget concessi al progettista dalla committenza. Giardino e piano rialzato dell’edificio sono connessi dalla breve scala con gradini a forma semicircolare, la stessa della sovrastante pensilina.

Architettura e arte senza soluzione di continuità

La hall a cui si accede alla villa è dominata dallo scalone con pareti rivestite in radica di noce, utilizzata anche per la balaustra intagliata con inserti in ebano, che costituisce l’imponente collegamento con il primo piano riservato agli appartamenti padronali e alle camere per gli ospiti. I numerosi dettagli ed elementi in stile Art Dèco e i materiali pregiati, quali ceppo, marmo colorato, pergamena e radica, convivono con impianti e attrezzature moderne, ascensore, montavivande, citofoni, telefoni e piscina riscaldata, secondo i principi del Razionalismo.

© Lorenzo Pesce

Una dimora tra funzionalità e memoria

La hall è anche lo snodo distributivo delle due ali del piano rialzato con le sale affacciate sulla grande veranda d’angolo e quelle di conversazione sulla sinistra, la sala da pranzo e due uffici a destra.  Le zone di servizio, cucina, spogliatoi, sale per lo sport e per il cinema del piano seminterrato, sono collegate tramite una scala secondaria alle stanze per i domestici dell’ultimo piano. Organizzazione che ripropone la divisione interna tradizionale delle dimore nobiliari, ma con più spazio per le zone di ricevimento: sala da pranzo, fumoir, biblioteca e salone. A partire dal 1938 e per circa un ventennio, alcuni ambienti furono rimaneggiati dall’architetto Tomaso Buzzi con l’aggiunta di elementi neoclassici, arredi e arazzi del XVI e XVII secolo.

Del Portaluppi rimangono le pareti della sala da pranzo rivestite di pergamena fino al soffitto decorato in stucco e motivi zodiacali, la galleria con volte a losanghe del primo piano, su cui si affacciano le camere da letto dei proprietari e degli ospiti, i bagni di grandi proporzioni con rivestimento in lastre di marmo colorato alternate a specchi. Le tre importanti donazioni d’arte succedutesi dal 2008 costellano gli interni: le 45 opere del Novecento della gallerista e storica dell’arte milanese Claudia Gian Ferrari, la Collezione Alighiero ed Enrichetta De’ Micheli, con opere del Settecento veneziano, e la Collezione Guido Sforni con disegni di Modigliani, Picasso, Fontana e altri maestri del Novecento.


 

Margherita Toffolon
Margherita Toffolon
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