Angola: la prossima grande meta di viaggio?
Dal punto di vista turistico l'Angola muove i primi passi, ma cultura vibrante e natura intatta ne fanno una candidata ideale a meta di tendenza. Chi la esplora oggi si gode una varietà spettacolare, ancora in gran parte incontaminata.
Savane sconfinate, cascate imponenti, spiagge deserte sull'Atlantico e una fauna che torna a popolare i suoi parchi: l'Angola è una delle ultime destinazioni africane ancora quasi sconosciute. Grazie agli investimenti nella tutela della natura e nel turismo, a 24 anni dalla fine della guerra civile il Paese si apre sempre più ai visitatori internazionali – e regala ancora autentici momenti di scoperta.
Il ritorno delle giraffe
Solo dal 2023 le giraffe sono tornate a vivere nel Parco Nazionale di Iona, all'estremità meridionale dell'Angola, al confine con la Namibia. Sono state trasferite dal Paese vicino per ripopolare gradualmente i territori che decenni fa le avevano perse come habitat. «La gente del mio paese natale non ha mai visto una giraffa in natura», racconta la ranger Serafina Pascoal. Come lei, molti angolani osservano con rispetto il ritorno dei giganti. A più di vent'anni dalla fine della guerra civile, durata 27 anni, anche elefanti, zebre e diverse specie di antilopi stanno ripopolando le riserve naturali. E in altri parchi nazionali si spera che il ritorno di specie carismatiche stimoli l'attenzione per la tutela della natura – e accenda la curiosità dei viaggiatori appassionati di safari verso l'Angola.
Anche nella provincia settentrionale di Malanje c'è un ranger sulle tracce di un animale speciale: Miji Suete-Chihumbué tende l'orecchio verso la foresta, mentre i suoi ospiti scrutano la fitta boscaglia, prima fiduciosi, poi via via increduli. Niente. Eppure il ranger insiste: è proprio qui che vive la palanca negra gigante. La misteriosa antilope nera gigante è il simbolo nazionale dell'Angola e vive esclusivamente in questo Paese dell'Africa sud-occidentale. I miti che la avvolgono ricordano le leggende europee sull'unicorno.
Specie di antilope a rischio di estinzione
«In questo periodo dell'anno è un po' più difficile avvistarli, perché gli animali non si avvicinano ogni giorno agli abbeveratoi», spiega Chihumbué. L'Hippotragus niger variani – questo il nome scientifico dell'antilope dalle corna ricurve come sciabole – è stato a lungo considerato estinto. L'ultimo avvistamento documentato risale al 1982, sette anni dopo l'indipendenza dell'Angola dal Portogallo e l'inizio degli aspri scontri tra i tre movimenti di liberazione rivali: MPLA, FNLA e UNITA.
All'inizio del XX secolo, quando l'Angola era la colonia portoghese economicamente più redditizia d'Africa, le corna di questo animale erano il trofeo prediletto dei magnati del caffè e dei loro ospiti, facoltosi e grandi viaggiatori. Nel 2002, alla fine della guerra civile, non si sapeva se fosse sopravvissuto anche un solo esemplare: molti erano caduti vittima della popolazione rurale affamata, mentre i combattenti trincerati nella boscaglia si nutrivano della loro carne e si adornavano con le loro corna, tra le più belle e imponenti di tutte le antilopi. A partire dal 2003 gli ambientalisti guidati dallo zoologo Pedro Vaz Pinto hanno seguito le voci secondo cui nella foresta di Cangandala resistevano gli ultimi esemplari.
Non è solo nei parchi nazionali di Iona e Cangandala che i viaggiatori possono godersi la natura selvaggia dell'Angola tutta per sé. Su un remoto affluente dell'Okavango si trova una delle destinazioni safari più sconosciute e affascinanti d'Africa: la riserva di Cuatir. Le pianure alluvionali aperte lungo l'omonimo fiume attirano grandi branchi di antilopi-cavallo e impala dalla savana boschiva circostante. Non è raro avvistare anche caprioli delle paludi, sitatunga e kudu e, con un pizzico di fortuna in più, i ghepardi.
Un progetto ambizioso per la tutela della natura
Nel 2024 gli ambientalisti hanno introdotto per la prima volta alcuni elefanti dalla Namibia: nella zona erano stati sterminati durante i 27 anni di guerra civile. Oggi il loro numero supera i 30 esemplari. I promotori del progetto di conservazione di Cuatir vogliono trasformare la riserva in una grande area protetta privata, sul modello namibiano e sudafricano, prima che – come tante altre in Angola – finisca nelle mani delle compagnie petrolifere e minerarie o del commercio illegale di legname. Cuatir è uno dei pochi luoghi del Paese dove sopravvivono ancora boschi secolari.
Qui, a differenza di altre aree protette africane, chi è in safari non deve temere ingorghi attorno agli animali selvatici. Per ora i visitatori hanno spesso la riserva, che si estende su 40.000 ettari, tutta per sé. Ma gli ambientalisti locali guardano lontano: in collaborazione con "Natural Selection", pioniere sudafricano dei safari, l'area protetta dovrebbe superare i 2.000 chilometri quadrati, diventando la più grande area protetta privata d'Africa.
«L'Angola ha una storia davvero dolorosa, ma ovunque si percepisce il desiderio di un nuovo inizio», dice Miguel Barata. Quattro anni fa l'angolano di origini portoghesi ha iniziato a riportare in vita l'ex piantagione di caffè Monte Alegre, distrutta – come quasi tutte – durante la guerra civile. Un tempo l'Angola era tra le zone di coltivazione del caffè più importanti al mondo, con tenute di grande prestigio. «La mia famiglia coltiva caffè in un'altra regione da quattro generazioni», racconta Barata. E oggi c'è chi sta riprendendo in mano questa antica vocazione.
La coltivazione del caffè: passato e futuro
Nella zona di coltivazione di Cambondo, Barata accompagna i visitatori tra i filari di giovani piante di Robusta e alberelli di cacao appena messi a dimora. Su una collina circondata dalla giungla affiorano le rovine di una casa colonica distrutta durante la guerra. «Si capisce ancora quanto dovesse essere ricca questa tenuta un tempo», dice passando accanto a una vasca ricoperta di vegetazione, dove un tempo doveva zampillare una fontana. Il suo sogno è ricostruirla. La Fazenda Monte Alegre si trova circa a metà strada tra Luanda e le cascate di Kalandula.
Chissà che un giorno a Cambondo non si fermino gli autobus turistici. E che i viaggiatori più esigenti possano, proprio come ai tempi dei baroni del caffè, ammirare il panorama sulla giungla dall'elegante terrazza, sorseggiando una tazza di Robusta. «Speriamo che per l'Angola si prospettino tempi più sereni», dice Barata. Il tempo dirà se la sua fazenda avrà successo e se Cambondo saprà affermarsi non solo come zona di coltivazione di caffè e cacao, ma anche come meta turistica. Lui è ottimista: «Siamo un Paese davvero ricco. Spero che l'Angola possa tornare ai fasti di un tempo».
Ci vorrà ancora tempo prima che l'Angola diventi una destinazione consolidata, paragonabile a Tanzania, Namibia o Sudafrica. Il governo, però, sta puntando con decisione sul turismo: nella capitale Luanda e in altre città, grandi catene alberghiere internazionali come Hilton e Marriott pianificano nuove aperture. In futuro, accanto alle infrastrutture classiche, si intende promuovere soprattutto il turismo naturalistico e culturale, ambiti in cui il Paese è ancora tutto da scoprire.
Un caleidoscopio di natura e cultura
Anche a livello internazionale cresce l'interesse per il potenziale turistico dell'Angola, complice la sua varietà paesaggistica: il Paese è grande circa tre volte e mezzo la Germania e offre scenari molto più variegati rispetto ad altre mete africane. Dalle giungle alle savane boschive, dalle piantagioni di caffè e cacao del nord alle catene montuose del centro, fino alle distese aride del sud: qui si ritrova quasi per intero il caleidoscopio dei paesaggi africani in un unico Paese.
Con le imponenti cascate di Kalandula, l'Angola offre inoltre un'alternativa alle affollatissime Cascate Vittoria tra Zambia e Zimbabwe. Chi si trova da solo sull'orlo del precipizio, davanti alle acque impetuose, si chiede stupito come uno spettacolo naturale tanto grandioso riesca ancora oggi a fare a meno dei venditori di souvenir nei parcheggi degli autobus e della ressa di selfie sulla piattaforma panoramica.
Perle naturali ancora quasi sconosciute
Nel cuore dell'Angola si erge lo spettacolare altopiano dominato dal Morro do Moco, che supera i 2.600 metri. La catena montuosa è un paradiso per escursionisti e amanti della vita all'aria aperta, con punti panoramici unici. Tra i luoghi più suggestivi c'è Tundavala, dove chi non soffre di vertigini può ammirare pareti a picco e le profondità di un canyon. Una delle strade di montagna più scenografiche del mondo sale poi dal deserto del Namib verso la Serra da Leba, costeggiando cascate che gli scalatori più audaci scelgono come sfondo per le loro imprese. Alla maggior parte dei visitatori, però, basta affacciarsi in tutta sicurezza dalle piattaforme lungo il bordo del precipizio per provare un senso di soggezione.
In Angola cresce la speranza di un cambiamento. Per la maggior parte degli angolani, però, il turismo ha finora un ruolo marginale nella vita quotidiana: la faticosa ricostruzione dopo decenni di guerra continua a segnare l'esistenza in molte zone, lontano dagli itinerari dei viaggiatori.
Tra il dolore e il nuovo inizio
L'Angola non è una destinazione per chi è alle prime armi con i safari, e tantomeno per chi viaggia senza pazienza né curiosità verso l'ignoto. Solo da pochi anni questo Paese, segnato dalla guerra civile, si sta lentamente aprendo al turismo. Chi non è mai stato in Africa troverà spiazzanti molti aspetti di un viaggio in Angola; chi invece ha già girato il continente con entusiasmo potrebbe vedervi la prossima meta di tendenza per i viaggiatori che amano partire da pionieri alla scoperta di luoghi ancora sconosciuti.
L'Angola potrebbe diventare una meta ancora più ambita in futuro, e non solo per la natura spettacolare: ad affascinare è anche la sua enorme ricchezza culturale. Le vivaci tradizioni musicali e di danza – semba, kizomba e kuduro su tutte – hanno portato questo crogiolo di influenze africane e portoghesi a riscuotere negli ultimi anni un successo crescente anche in Europa.
Nella capitale Luanda, singolare intreccio di colosso africano, rilassata metropoli balneare e vivace centro economico, il cuore dell'Angola batte tra favelas, grattacieli moderni, centri commerciali e discariche. Il Paese conta oltre 100 etnie e minoranze, e nessuna viene promossa a fini turistici come i Masai in Kenya e Tanzania o gli Himba in Namibia. Alcuni operatori locali propongono però incontri con diverse comunità, soprattutto nel sud del Paese: tour su misura che hanno il loro prezzo.
Un viaggio in Angola ha il suo prezzo
L'Angola, del resto, non è un Paese economico. Per i backpacker e per chi viaggia con un budget contenuto le infrastrutture restano carenti, e il viaggio è destinato a rimanere impegnativo e lungo ancora per qualche tempo – soprattutto per chi non conosce il portoghese: la lingua dell'ex potenza coloniale è compresa praticamente ovunque, mentre l'inglese è quasi assente. Tra un passato doloroso e la speranza di un nuovo inizio, l'Angola sta cominciando a reinventarsi. Chi si avventura in questa terra non trova una regione turistica ben orchestrata, ma un territorio in transizione – con tutte le sue cicatrici, la sua forza e la sua bellezza selvaggia e travolgente.
Tra le cascate più grandi d'Africa, regalano uno spettacolo maestoso precipitando fragorosamente per oltre 105 metri.
Per chi cerca emozioni forti: dal bordo delle scogliere, a oltre 2.000 metri di altitudine, lo sguardo precipita per 1.000 metri o corre per chilometri fino all'orizzonte.
Alloggi in Angola
Mumba Lodge
Questo elegante lodge nella provincia di Huíla, nel sud dell'Angola, unisce relax, natura e avventura. Le 23 camere, tra cui una suite, offrono comfort in un ambiente dal design essenziale, ispirato al fascino rurale e allo spirito del Paese. Safari lungo l'imponente fiume Cubango, cinema sotto le stelle e passeggiate a cavallo tra paesaggi grandiosi sono solo alcune delle esperienze proposte. Il ristorante celebra i sapori autentici dell'Angola, mentre l'ampia terrazza, la piscina all'aperto, la palestra e la spa regalano momenti di puro relax con vista.
Casper Resort
Questo boutique hotel a Lubango, capoluogo della provincia di Huíla, si distingue per la posizione privilegiata, vicino a meraviglie naturali come le cascate di Hunguéria, la gola di Tundavala e il passo della Serra da Leba. L'offerta comprende camere e appartamenti dal design contemporaneo, un ristorante, una piscina, un centro fitness e una spa. Tra i punti di forza, il giardino di due ettari e le opere d'arte locali, esposte in tutto il resort e nella galleria interna.
Flamingo Lodge
La posizione, lungo la fascia costiera tra il deserto del Namib e l'oceano sconfinato, non lontano dal Parco Nazionale di Iona, è davvero unica. Gli spiriti avventurosi in cerca di esperienze fuori dalle rotte consuete trovano qui il loro terreno ideale: pesca, surf e safari, ma anche escursioni adrenaliniche, ad esempio all'Ilha dos Tigres o al Doodsakker. Dopo una giornata intensa, piatti e drink serviti sull'ampia veranda invitano a rilassarsi davanti a un paesaggio straordinario.
Thomson Art House
Un boutique hotel di tendenza sulla penisola di Ilha do Cabo, a Luanda, amata dagli abitanti della capitale per le gite al mare e la vita notturna. L'albergo sul lungomare conta appena 16 camere, di cui tre suite, e – come suggerisce il nome – promette un soggiorno all'insegna dell'arte: ogni ambiente, inondato di luce, è arredato in modo unico, con richiami agli artisti locali e alla cultura angolana, e affaccia sulla città o sul mare. Il "Botanico Rooftop Bar", con la sua ampia lounge, invita a godersi la magica vista sul mare, drink alla mano.