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Terme, sapori e memorie. Sessanta ore a Budapest

Budapest
Viaggio
Gita in città

Tre giorni lungo il Danubio, tra caffè liberty, terme neobarocche e una cucina magiara che emerge nel confronto tra ricerca e tradizione. Pasticcerie tradizionali, caffè e ruin bar raccontano le contraddizioni affascinanti della capitale ungherese.

Arrivare a Budapest all'imbrunire, mentre le luci sobrie della città iniziano a riflettersi sull'ampia distesa d'acqua del Danubio, è un po' come avvicinarsi al cuore di un'Europa "altra". La capitale ungherese ha infatti il respiro della Mitteleuropa, ma allo stesso tempo è un mosaico di visioni che richiamano l'Oriente e il Caucaso, la matrice slava e quella ebraica.

È proprio questa multiformità che rende Budapest più viva e meno passatista. La città «non è, come Vienna, solo un palcoscenico della rimembranza di gloria passate, bensì anche una città robusta e sanguigna» - per dirla con le parole di Claudio Magris. E se altre capitali riemerse da un Novecento difficile si sono rifatte il trucco, imbellettandosi (con grazia) per i turisti - si pensi a Praga o Lubiana o Varsavia - sulla curva del Danubio che scende a congiungere le due anime di Buda e Pest ci sono ancora atmosfere intensamente autentiche, angoli oscuri, palazzi grigi e cortili sgarrupati.

Arrivando a Budapest, allora, la prima cosa da fare è scendere verso il fiume e guardare i ponti illuminarsi mentre Buda si rannicchia attorno al suo castello. Il doppio volto della città emerge subito chiaro: quieta e collinare da un lato, pianeggiante e frenetica dall'altro. È nella sintesi tra due mondi che si scopre il fascino nascosto tra vie e palazzi, tra i parchi e il lungofiume.

Forse il vento nuovo portato dalle recenti elezioni, che hanno segnato una cesura rispetto ai decenni di governo Orbán, potrà cambiare il volto austero di Budapest e forse è questo il momento migliore per scoprire la transizione.

IL LUSSO DEL QUARTIERE V

Comodamente accessibile, ben servito dai mezzi pubblici e decisamente vivace (anche nelle ore notturne), il quartiere V di Budapest - conosciuto anche come Belváros-Lipótváros - è l'area centrale della città a ridosso del fiume.

Il quartiere V, l'Inner City, offre il vantaggio della prossimità: qui si dorme, qui si torna tardi senza pensieri. Chi sceglie un soggiorno di lusso ha tre indirizzi che in sé racchiudono un pezzo di storia dell'architettura: il Four Seasons Gresham Palace occupa un angolo visivamente iconico di fronte al Ponte delle Catene con l'affascinante struttura art nouveau di inizio Novecento; il Matild Palace (Luxury Collection Hotel) si presenta con la seducente facciata liberty a pochi passi dal Ponte Erzsébet; poco distante, il Párisi Udvar (Hyatt Unbound Collection) custodisce una galleria coperta in stile moresco-gotico che da sola vale una notte da favola.

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TERME, CASTELLO E PASTICCERIE

Budapest è città termale di lunga tradizione e le Széchenyi, le più grandi terme d'Europa, sono un must do per l'ospite curioso. La struttura apre presto e arrivare subito significa godere delle vasche neobarocche del 1913 prima che la folla trasformi il rituale in coda. Chi cerca un'alternativa meno "istituzionale" e più intima sceglie eventualmente il Rudas – che permette esperienze in notturna – o il Lukács nei pressi del grande Margit híd che attraversa il fiume.

Se il tempo è clemente, lasciando il centro e il fiume si sale verso Buda, che invita a un approccio lento con una passeggiata alla scoperta di palazzi storici e parchi sulla collina, allungando lo sguardo sul Danubio dall'alto. Il quartiere del Castello vive di atmosfere mitteleuropee e salendo dal Ponte delle Catene si attraversano i parchi per scoprire la cittadella fortificata, nella quale sono in corso grandi interventi di restauro. Si respira la storia, tra le viuzze e fotografando il panorama, ma poco sotto il castello si può fare una pausa alla storica pasticceria Ruszwurm Cukrászda, che dal 1827 delizia i golosi con i dolci tradizionali ungheresi.

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Il mondo delle pasticcerie è parte di una radicata tradizione a Budapest, dove tra fine Ottocento e inizio Novecento - quando l'Impero Austro-Ungarico era al suo apice culturale - i caffè e i cukrászdák rappresentavano il luogo privilegiato di aggregazione sociale e di confronto, anche per l'intellighenzia e per gli artisti. Ancora oggi si percepisce dunque quell'aura di raffinata nostalgia di fronte alle vetrine popolate di Dobos ricoperte di caramello, di Eszterházy con strati di noci e imponenti vassoi di krémes, mentre il profumo di pasta lievitata e zucchero vanigliato si diffonde dai laboratori.

Oltre alla Ruszwurm, meritano una visita a Pest il raffinato Café Gerbeaud e l'imperdibile New York Café, ormai meta turistica dopo esser stato indicato come il caffè più bello del mondo, dove le grandi sale liberty hanno visto passare generazioni di letterati e si può immaginare di condividere il tavolino con lo scrittore Sándor Márai. Per i curiosi dei nuovi trend "dolci" in città le tappe più interessanti sono Málna e Chouchou, che integrano l'esperienza magiara con la grande scuola francese.

SAPORI MAGIARI, TRA MERCATO E FINE DINING

Non di soli dolci si può vivere a Budapest. Ecco allora che, nei tempi stretti di un weekend lungo, la capitale offre opportunità interessanti per un pasto veloce a pranzo, ma regala emozioni gastronomiche con una cena tra fine dining e tradizione.

A pranzo si può scegliere una pizza (ebbene sì) spartana e un poco hipster da Manufaktura oppure una napoletana più precisa a Forni di Napoli, ma il fast food per eccellenza si può vivere al mercato Nagy Vásárcsarnok. Il mercato centrale coperto è una "cattedrale" di ferro e ceramica Zsolnay che risale a fine Ottocento e oggi accoglie al piano terra le bancarelle che vendono paprika, salumi di maiale Mangalica, lardo e formaggi, ma anche verdura e miele, mentre al piano superiore (superati i souvenir) piccoli chioschi friggono il lángos farcito di panna acida e formaggio grattugiato, la versione ungherese della pizza fritta che si mangia in piedi.

Mercato coperto Nagy Vásárcsarnok
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Mercato coperto Nagy Vásárcsarnok

La sera, infilato un abito più formale per gustare l'atmosfera mondana della Budapest scintillante, si può optare per il fine dining. E nella capitale la guida Michelin non ha mancato di notare una tendenza alla sperimentazione che incrocia la tradizione culinaria magiara con la ricerca. Per chi cerca la stella senza solennità, Borkonyha Winekitchen invita a scoprire la cucina ungherese contemporanea costruita attorno agli abbinamenti con il vino, dando il giusto spazio in carta dei vini a Tokaj, Eger e Villány. C'è poi Babel, che propone menu da otto o tredici portate ispirati alla tradizione austro-ungarica ma orientati alla purezza del gusto.

Per chi vuole concedersi il lusso di un'esperienza unica, al bistellato Stand si scopre una cucina magiara di precisione assoluta firmata da Szabina Szulló e Tamás Széll. E spostandosi da Pest verso Buda, il loro bistro Stand25 regala un'immersione nei sapori locali decisamente più affordable.

TRA LE PIEGHE DI PEST, MEMORIA E RUIN BAR

Se Buda attrae per i parchi, i palazzi storici e il castello, Pest è un assemblaggio di bellezze e contraddizioni, tra antichi palazzi in rovina e architetture moderne, giardini pubblici e cafè. Per godere della bellezza architettonica ci si può infilare nell'imponente edificio dell'Opera oppure fare un salto da H&M, perché il negozio è ospitato nelle sale ristrutturate di un palazzo storico nobiliare.

Il distretto Erzsébetváros è il cuore del quartiere ebraico. La Dohány utcai Zsinagóga - la più grande sinagoga d'Europa – apre il sipario su un quartiere vivace e gentrificato, tutt'ora in piena ristrutturazione e reso vivace da bistro, enoteche e ruin bar. Questi locali multidimensionali – possono accogliere contemporaneamente birreria e disco pub, gallerie d'arte e vinerie, beergarden e botteghe artigiane – sono diventati una vera attrazione per i turisti, ma rimangono autentici perché sono affollati dalla gioventù che vive (o studia) a Budapest. La vivacissima Kazinczy utca diventa ogni sera il punto di ritrovo per la presenza del Szimpla Kert… un rumoroso e colorato cortile riempito di oggetti scompagnati dove si può tirare mattina con la musica ad alto volume, ma la domenica mattina ospita un piccolo mercato contadino. Tra i ruin più conosciuti ci sono anche il Csendes Létterem - Vintage Bar & Café, il Doboz con un enorme gorilla metallico installato all'ingresso e l'Instant, focalizzato su concerti ed eventi musicali.

Szimpla Kert
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Szimpla Kert
Doboz
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Doboz

Prima di abbandonarsi alla vita notturna, si può approfittare dei wine bar per approfondire la conoscenza dei vini ungheresi: al DiVino, sulla piazza dell'imponente Basilica di Santo Stefano, la scelta è ampia e spazia dalle grandi cantine alle piccole realtà, mentre al Doblo prevale l'offerta di vini naturali e artigianali. Per cena, un tuffo nella multiculturalità magiara al Gettó Gulyás, dove zuppe e stufati sono la specialità della casa, accompagnati da una birra locale o da un vino di Somló o del Balaton.



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