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FOOD&SPA: Grand Hotel Fasano, il relax sul Garda comincia qui

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Sulla riva occidentale del Garda, l'ex fasaneria asburgica coccola gli ospiti fra cucina stellata, cocktail d'autore e una spa che evita ogni retorica wellness.

A meno di un chilometro dal Vittoriale, sulla sponda bresciana del Garda, il Grand Hotel Fasano, membro dei Leading Hotels of the World, continua a fare quello che fanno i grandi alberghi quando hanno davvero una storia: invecchiare bene. Nato come fasanerie degli Asburgo, oggi è un albergo di 80 camere immerso in 1,2 ettari di parco affacciato sul lago, guidato dalla famiglia Mayr dal 1959.

La stagione 2026 apre con lavori strutturali e due novità importanti: un nuovo chef, Valerio Dallamano, ai fornelli di Pescatore e Magnolia, e per la prima volta in 138 anni il Fasano non chiude a fine ottobre. Meno hotel stagionale, più luogo da abitare.

FOOD: Il Fagiano resta il centro della casa

Il cuore gastronomico è Il Fagiano, una stella Michelin che qui non pesa come un trofeo da esibire ma come un ritmo ormai naturale della casa. Dieci tavoli, sale ottocentesche, terrazza sul lago, e una cucina che evita accuratamente il rischio "grand hotel da cerimonia permanente". Maurizio Bufi, pugliese di Molfetta, lavora su una cifra personale molto nitida: il Sud come struttura mentale, più che come nostalgia gastronomica. La cosa migliore della sua cucina è che non cerca continuamente di spiegarsi. Succede. Arriva. Resta.

Il signature è il Risotto, limone, burrata e liquirizia: tiene insieme acidità, cremosità e profondità balsamica senza diventare compiacenza. Il Garda e la Puglia si incontrano senza sembrare un gemellaggio istituzionale patrocinato da qualche assessorato al turismo. Accanto, vegetali, pesce di lago e memoria mediterranea costruiscono una cucina precisa, adulta, sempre più essenziale. Il lavoro di sala di Nicola Filippello segue la stessa linea: misura, savoir faire, lettura del tavolo, racconto calibrato. Finalmente qualcuno che non trasforma il servizio del vino in una performance teatrale con vitigno autoctono incorporato.

Lo chef Maurizio Bufi
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Lo chef Maurizio Bufi

Al piano inferiore, l'Osteria Il Pescatore vive una fase fisiologicamente mobile: Valerio Dallamano, bresciano, allievo di Vittorio Fusari e stella Michelin a Venezia in tasca, è arrivato solo a marzo 2026. Da quattro mesi, dunque, e si sente nel modo migliore: il menu è ancora in assestamento, ma di un assestamento intelligente. Il talento si vede subito quando lo chef resta vicino alla tradizione bresciana — terrina di tinca, casoncelli in brodo abbrustolito, cervelline, frittura di latte: piatti che hanno memoria e spessore. Altrove la carta cerca il proprio equilibrio fra anima da trattoria identitaria e contaminazioni più contemporanee, fra fermentazioni, kosho e suggestioni internazionali. Lavoro in corso, non confusione creativa venduta come "concept". Noi consigliamo la prima strada.

Lo Chef Valerio Dallamano

Lo Chef Valerio Dallamano

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Più compatto il Rama's Lounge Bar, diventato negli anni una firma vera dell'hotel. Rama Redzepi evita il cocktail bar da laboratorio chimico per hipster disidratati e lavora su eleganza e riconoscibilità. Il Mr. Carpano è il simbolo della casa: dodici vermut italiani, Campari fatto in casa e infuso alla camomilla, agrumi del Garda e spezie. Omaggio diretto a quell'Antonio Benedetto Carpano che a Torino nel 1786 inventò il vermut e con esso il rituale dell'aperitivo italiano. Un Milano-Torino cresciuto bene. Il resto della drink list si muove fra richiami giapponesi (un Midori No Sakura con whisky giapponese e matcha al latte), gin tonic impeccabili — settanta gin sui ripiani — e qualche concessione instagrammabile fatta però con autoironia.

Rama Redzepi
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Rama Redzepi

SPA: Il lusso di  sentirsi meglio

L'Aqva Spa occupa i sotterranei storici dell'hotel e guarda il lago attraverso un giardino ben curato. Cosmesi Sothys, maison parigina dal 1946, e una fragranza d'ambiente fatta su misura per la casa, a note fiorite lacustri. Niente luci blu da navicella spaziale né musiche zen per evitare forzature.

Il Signature 1888 GHF lavora su scrub, oli speziati e manualità lente con un obiettivo semplice: rimettere il corpo al centro senza trasformare tutto in un rituale pseudo-spirituale. Hanakasumi, ispirato al Giappone, lascia invece addosso una leggerezza vera, non quella pubblicitaria dei dépliant wellness con donne che sorridono sommerse dalla luce lacustre.

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Ed è forse questa la qualità più rara del Grand Hotel Fasano: il lusso qui non cerca di impressionarti subito. Ti entra addosso lentamente. Come tutte le cose fatte bene.



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