FOOD&SPA - Granbaita Dolomites: un luogo che accoglie, una cucina che cerca la propria voce
Il più antico hotel di Selva di Val Gardena, fondato nel 1961, grazie al recente rinnovamento è perfettamente inserito nell’ambiente, con design dal tocco alpino ma non folcloristico. E sa interpretare il concetto di lusso contemporaneo.
Nel cuore di Selva di Val Gardena, a 1.563 metri di altitudine, il Granbaita Dolomites è uno di quei luoghi in cui l’hotel si trasforma in racconto: fatto di materia, generazioni e paesaggio. La famiglia Puntscher-Perathoner apre nel 1961, quando l’idea di lusso è ancora legata alla moquette rossa e allo zabaione caldo. Sessanta e rotti anni dopo, il passaggio generazionale ha portato una visione più chiara, più asciutta, più coerente con l’ambiente circostante.
Il progetto architettonico è firmato Rudolf Perathoner, gardenese come la proprietà. Gli interni sono un omaggio al territorio: larice scuro, pietra locale, vetro che non separa ma connette. Le 56 camere e suite, recentemente rinnovate, sono ambienti luminosi e misurati, dove il design ha un accento alpino, ma non (per fortuna) folcloristico. Linee pulite, tessuti naturali, dettagli silenziosi.
L’hotel è uno dei pochi cinque stelle della zona aperto anche in autunno: una scelta non solo logistica, ma culturale. Qui la montagna non è cornice stagionale, ma presenza continua. E chi arriva fuori stagione trova forse il volto più autentico del luogo: quello che non si concede a tutti.
FOOD: In cucina ci sono talento e idee, ma siamo alla fase iniziale di un percorso
Da quest’estate, la cucina del Granbaita porta la firma di Marc Bernardi (1991) e Sofia Parduzzi (1998), coppia nella vita e sul pass. Lui gardenese, lei mantovana. Insieme hanno accettato la doppia sfida: dare coerenza al ristorante dell’hotel e costruire un’identità a parte, il Granbaita Gourmet, il fine dining aperto anche agli esterni.
Il Granbaita Gourmet ha solo sette tavoli, un’atmosfera ovattata, una mise en place elegante ma non fredda. Il menu “Lasciati condurre” (7 portate a sorpresa) è pensato come un viaggio: ma il viaggio, per ora, è più una carta d’intenti che un romanzo compiuto. Se riusciranno a darsi tempo, a togliere invece che aggiungere, potrebbe diventare una voce chiara nel panorama gastronomico della valle.
La passione c’è. Le idee pure. Ma siamo ancora nella fase iniziale del percorso: la voce non è ancora riconoscibile, il timbro non del tutto personale. La filosofia suona bene Lavoriamo, tuttavia si avverte la necessità di far sedimentare il pensiero, di trasformarlo in stile.
Lavoriamo a mano libera, senza stampi, senza tecnologia invasiva. Il lato umano è fondamentale.
Il signature dish:
Ci sono piatti che promettono molto. L’anguilla lavorata in cinque fasi, per esempio, è probabilmente il signature dish: intensa, carnosa, precisa, senza compiacimenti. Un ponte ideale tra Alto Adige e lago di Garda.
Al ristorante principale dell’hotel – il bistrot di casa, per intenderci – l’offerta è più ampia, più diretta, e rappresenta oggi la parte più frequentata e concreta dell’esperienza gastronomica. I menu variano ogni giorno e propongono due percorsi distinti: Montagna e Tradizione, legato alle radici alpine e ai piatti della memoria e Degustazione Granbaita, più tecnico, aperto a contaminazioni internazionali.
Il cocktail bar, dove l’esperienza è già rotonda
Merita un bonus il Granbaita Lounge Bar, affidato al bartender trentunenne, pugliese Francesco Di Fiore. Qui il discorso è già maturo, articolato, credibile.
La bottiglieria conta più di 730 etichette, whisky da tutto il mondo, rum, gin, Armagnac di oltre 60 anni; distillati locali di frutta come le preziose bottiglie Rochelt dal tappo in argento. Il lavoro sulla miscelazione è rispettoso e creativo, con una carta che cambia seguendo stagionalità, botaniche e ispirazioni locali.
Se la cucina è ancora in fase di definizione, come abbiamo detto, il bar è già un’identità riconoscibile, uno dei più ricchi e accoglienti delle Dolomiti. Tra i signature drink, alcuni contengono genziana e pino mugo, servito con un aroma balsamico che richiama il bosco esterno e il legno caldo degli interni. Ecco: qui, l’Alto Adige si beve senza sovrastrutture.
SPA: La montagna come gesto curativo
La Savinela Spa, 2.000 metri quadrati di silenzio e luce, è l’altra colonna portante dell’esperienza Granbaita. Il nome richiama la “savina”, pianta aromatica delle valli dolomitiche. E come il nome, anche gli ambienti raccontano il territorio: cabina panoramica con vista sul Sassolungo, saune in larice, pietra e vapore, piscina interna collegata a quella esterna da una grande vetrata scorrevole. I trattamenti sono ispirati alla tradizione alpina.
Il trattamento signature:
Il signature treatment è l’Alpine Ritual Steviola, un rituale in due fasi: bagno nel fieno caldo e massaggio con oli naturali alle erbe officinali. Il corpo si decontrae, la pelle si risveglia, la testa si svuota. I prodotti utilizzati - fitoderivati, erbe locali, oli essenziali - seguono una logica circolare: niente eccessi, solo essenza. Nella Spa, più che altrove, si percepisce quell’equilibrio tra tradizione e nuovi saperi che dovrebbe essere il manifesto dell’intero progetto.
39048 Wolkenstein in Gröden
Italia
39048 Wolkenstein
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