FOOD&SPA - L’Andana: accoglienza su misura tra vigne, nobile storia e silenzio voluto
A pochi minuti da Castiglione della Pescaia, tra filari d’ulivo e onde di grano dorato, si apre come un sipario L’Andana, tenuta di charme firmata dalla famiglia Moretti, la stessa che ha portato l’eleganza effervescente del Bellavista dalla Franciacorta nel mondo.
Qui la Maremma toscana non si traveste da set fotografico: si lascia vivere, calpestare, assaporare. Un tempo residenza estiva dell’ultimo Granduca di Toscana Leopoldo II - sovrano illuminato, con idee modernissime sull’accoglienza - oggi L’Andana è un resort cinque stelle che prende forma in una villa padronale, un borgo diffuso e un’idea precisa di ospitalità “a misura d’uomo” — parola di Carmen Moretti, che parla del luogo come di una “casa”.
E non è un vezzo semantico: è davvero così. Il lungo viale d’accesso, l’andana appunto, fende i cipressi e introduce a una dimensione parallela dove si mescolano cucina d’autore, vitigni, olii, sentori mediterranei e una spa silenziosa che lavora per sottrazione.
Il nuovo corso di Aniello Siano alla Trattoria: brace, rigore e leggerezza
La scena gastronomica di L’Andana vive una nuova stagione con l’arrivo di Aniello Siano, chiamato da Enrico Bartolini per guidare la Trattoria e La Villa. Curriculum lungo, precisione chirurgica e rispetto per la materia prima: Siano entra in punta di coltello, ma lascia il segno. La sua è una cucina che ascolta e poi risponde. Niente fronzoli, niente virtuosismi didascalici: solo piatti che riflettono la biodiversità toscana, interpretata con misura e calore. Si avverte, in filigrana, quel binomio tanto caro a Bartolini: talento e territorio.
Dal primo giorno in Andana la brace è stata protagonista. Le grigliate nel giardino della villa ma soprattutto il fuoco con spiedo, brace e forno a legna in Trattoria.
confessa chef Bartolini.
Il signature dish
Quest’anno il piatto più signature di tutti è stato il manzo cucinato nel cedro. Lo chef caprese Siano ha fatto un blend della mia cucina toscana con un tocco di profumo della sua terra. Stavolta il cartoccio è fatto di foglie di vite e cedro, lasciando la carne marezzata fondersi e profumarsi di agrume delicato.
Nel menu, piatti che parlano sottovoce ma restano in mente: risotto alle rape rosse e Gorgonzola, gambero mezzo fritto con lardo, ombrina alla brace con finocchietto selvatico e limone candito. È la Maremma della memoria, senza nostalgia. Chi preferisce atmosfere più disinvolte, trova rifugio a La Villa, ristorante dal gusto casalingo dove l’insalata è colta all’alba, il brodo è trasparente e il bicchiere di rosso si versa senza affettazione.
Aromi, materia e silenzio: il benessere qui ha accento locale
Alla ESPA di L’Andana il silenzio è terapeutico. Nessuna cascata di petali, nessun gong tibetano a ricordarti che devi rilassarti: qui si fa, non si dice. Progettata da Ettore Mocchetti — lo stesso che ha disegnato con garbo scenografico l’identità visiva dell’intera tenuta —, qui il benessere non è una promessa generica, ma un percorso costruito sul dettaglio: luce naturale, pietra nera, essenze vere.
La Spa si sviluppa su 600 mq di armonia cromatica e olfattiva. Ardesia nera sotto i piedi (materia Yin, dice il Feng Shui), luci basse e voci quasi assenti.
Alla ESPA di L’Andana non si entra per farsi coccolare. Si entra per resettare. Niente Spa da rivista patinata con playlist zen da loop infinito: qui il silenzio è vero, e le pareti lo rispettano. I trattamenti non sono “esperienze emozionali”, ma gesti precisi che combinano olio d’oliva della tenuta, lavanda selvatica, rosmarino, e tecniche scelte per efficacia, non per moda.
I trattamenti signature:
Il rituale simbolo è il Romitorio Ritual: si comincia con una camminata tra le essenze mediterranee del giardino — sì, si cammina davvero — e si conclude con un massaggio profondo ispirato alle curve del paesaggio maremmano. Nessuna pretesa orientale, nessun bamboo da copione. Solo mani esperte e un corpo che si arrende lentamente al ritmo della terra.
Altro fiore all’occhiello? L’esfoliazione all’olio Evo estratto dagli ulivi secolari della tenuta. Pura, profumata, fatta per chi conosce la differenza tra una coccola e un trattamento ben progettato. La piscina interna, riscaldata, guarda un ulivo. La sauna profuma di legno, non di spray. E il menu Spa Gourmand — tisane, dolci naturali, cocktail a base vegetale — è pensato non per stupire, ma per far tornare l’appetito al posto giusto: dentro il corpo, non sui social.
L’Andana non è una fuga: è un ritorno. A un modo di viaggiare che non rincorre nulla, a una cucina che non urla e a un’ospitalità che non invade. In un’epoca in cui il lusso sembra fatto di schermi e algoritmi, questo angolo di Maremma restituisce l’unica cosa che conta davvero: la sensazione che il tempo, ogni tanto, sappia anche fermarsi.