Salta al contenuto
© belmond.com

FOOD&SPA: Il grande Caruso, e non è il tenore

Food&Spa
Hotel
Relax
Lusso
Benessere
Cibo
Gourmet

Uno degli hotel leggendari del Mediterraneo, a 300 metri sul Golfo di Salerno. Dove un vignaiolo aprì una locanda nell'Ottocento, oggi nasce un ristorante che ne porta il nome.

Ravello ha una naturale inclinazione a custodire le cose. Lo dimostra la colonia di gatti che il paese protegge e celebra persino con un calendario benefico in piazza Duomo. Non è folklore, ma un modo di dichiararsi. Ravello custodisce gli animali, custodisce il silenzio e custodisce anche le proprie storie.

Lo stesso fa, trecento metri più su delle barche, l'albergo arroccato sul punto più alto del borgo, da cui lo sguardo cade a picco sul Golfo di Salerno. Si chiama Caruso, e no, non dal tenore. Il nome è di Pantaleone Caruso, vignaiolo, che nel 1893 affittò cinque stanze di un palazzo, tirato su nell'XI secolo da una famiglia romana scampata a un naufragio, e le chiamò Pensione Belvedere.

Qui non arrivano il traffico di Amalfi né la vetrina permanente di Positano. Ravello è sempre stata l'anomalia della Costiera Amalfitana. Bisogna cercarla, salire, allontanarsi dal mare per guardarlo meglio. È un paese verticale e appartato, dove il panorama non è un'esibizione ma una conseguenza. Lo avevano capito Virginia Woolf e il circolo di Bloomsbury, Greta Garbo, e più tardi Gore Vidal, che da una terrazza come questa giurò di osservare la vista più bella del mondo. Oggi il palazzo appartiene a Belmond: il luogo conserva qualcosa dell'eleganza discreta che ha sempre attirato viaggiatori in cerca di quiete più che di mondanità.

Food: La tavola, dal Belvedere al Pantaleone

Per decenni il ristorante portò il nome della pensione del 1893, Belvedere. Oggi ne ha uno più antico: Il Pantaleone, il nome di battesimo del fondatore, che a Ravello è anche il santo patrono, quello dal sangue che si scioglie come fa a Napoli San Gennaro. Un vignaiolo, un miracolo, una promessa.

La carta si articola in quattro percorsi che raccontano altrettante anime del territorio: Antiqua Cucina Nova, dove terra e mare dialogano; Feudo, dedicato all'entroterra; Borgo, che segue il pescato; e Campo, che guarda all'orto e alle stagioni.

In cucina c'è Armando Aristarco, e la sua è alta cucina di sottrazione: tre, quattro ingredienti per piatto, perché tolto il superfluo o il gesto è esatto o il piatto resta nudo. Lo dimostra Il Risotto, uno dei piatti simbolo del nuovo corso. Aristarco prende il prodotto che più di ogni altro richiama il Nord e gli costruisce attorno una famiglia mediterranea. Recupera una varietà coltivata nella Piana del Sele e la accompagna con olio cilentano, bufala e pomodoro. Arriva al tavolo candido, quasi austero. Per un istante sembra negare tutto ciò che ci si aspetta dalla cucina campana, fatta di colori accesi e pomodori maturi. Poi il primo assaggio rimette ogni cosa al suo posto: la dolcezza vegetale, la sapidità marina, la cremosità della bufala.

Antiqua Cucina Nova: l'ossimoro funziona, ed è esattamente il compito di ogni cucina moderna: prendere dal passato e portarlo nel presente migliorato, non stravolto. Lo dice lui stesso: «È la materia a guidare il gesto creativo, in un dialogo continuo tra memoria e visione. Le ricette della tradizione le custodisco nella loro essenza più autentica e le reinterpreto con misura, rispettando le radici ma facendole evolvere con eleganza».

A bilanciare la sala c'è Adagio, il bar che mette a tema la lentezza invece di evocarla soltanto: sotto le mani di Tommaso Mansi, cresciuto a Tramonti, i cocktail nascono dagli agrumi e dalle erbe della costa, tra affreschi e specchi d'epoca. I due signature dicono già tutto, l'Adagio e il Caruso Martini. Più informale il Caruso Grill sulla piscina; per chi vuole esagerare, il Krug Table, cena su un tavolo ricavato da una vecchia porta del palazzo.

Spa: La cura comincia nell'acqua e finisce all'ombra

Il benessere, qui, non parte da una cabina ma dalla piscina a sfioro, un centro termale a cielo aperto: all'alba per lo yoga, di notte per nuotare quando il cielo finisce dentro la vasca. La palestra è all'aperto, con la costa che sprofonda sotto i piedi.

Poi c'è la Caruso Spa, con i prodotti italiani Comfort Zone, e il suo trattamento firmato esfolia con cenere vulcanica e chiude con un olio all'amaranto: il corpo si scioglie senza rumore.

© belmond.com

Ma la verità è un'altra, e va detta senza diplomazia: nessuna tecnologia, nessuna piscina o trattamento può compensare l'emozione di sdraiarsi su un lettino sotto una tenda e, dal lembo scostato, vedere il mare, circondati da rose e limoni. Qui i trattamenti si possono fare proprio così, nei giardini profumati di glicine, rosa e limone. Ed è lì che il Caruso gioca la carta migliore: non quello che si mostra, ma quello che non si vede e si sente addosso.



Di più sull'argomento
1 / 12