Passepartout a quattro ruote
I mezzi tuttoterreno sono amatissimi e non solo perché in autunno e in inverno possono fare la differenza sulla neve. A chi li sceglie regalano un gran senso di sicurezza e danno l’idea che, volendo, si possa arrivare in capo al mondo.
Descrivere i SUV come un fenomeno di moda sarebbe riduttivo: le mode sono per definizione passeggere, mentre per i SUV si è ormai capito che la storia è diversa. In questo primo quarto di secolo hanno registrato una crescita continua in tutte le fasce di mercato. Nei primi Duemila erano una presenza marginale nelle classifiche di vendita; già nel 2015, però, SUV e crossover – parenti strette, con minore vocazione al fuoristrada – rappresentavano più di un quarto delle immatricolazioni in Italia e oggi, nel 2025, la quota cumulata si attesta attorno al 60%.
Per seguire il fenomeno, molti modelli hanno cambiato pelle e assunto linee più imponenti, strizzando l’occhio all’off-road. Citroën C3 e Nissan Leaf ne sono esempi recenti, avendo adottato un’impostazione da SUV con l’ultimo ricambio generazionale. Ancora più significativa è stata la scelta di vari costruttori sportivi e di lusso: Bentley, Lamborghini e Rolls-Royce hanno inserito un SUV in gamma e lo hanno visto diventare il modello più venduto; allo stesso modo Cayenne e Macan hanno dato nuova linfa ai conti Porsche.
La domanda, dunque, sorge spontanea: perché i SUV piacciono così tanto?
Sulla carta sono meno pratici delle monovolume – loro sì vere meteore – e meno efficienti e piacevoli da guidare delle station wagon, ormai eclissate dal mercato.
Eppure il gradimento si basa su due fattori chiave. Il primo è la posizione dominante sulla strada: ci si sente più sicuri e, in caso di incidente, lo si è realmente. Il secondo, forse decisivo, è il senso di libertà che queste auto trasmettono.
Al volante di un SUV ci si sente pronti a qualsiasi avventura, anche quando i punti cardinali della giornata restano casa, lavoro, scuola e palestra.
A completare il quadro intervengono tecnologia e assistenze di guida, che hanno ampliato il bacino dei potenziali clienti. Sensori, telecamere e, talvolta, quattro ruote sterzanti permettono di muoversi con sorprendente agilità negli spazi stretti.
Quando la strada si fa tortuosa, gli assetti a controllo elettronico combattono le leggi della fisica garantendo un compromesso un tempo impensabile tra comfort e handling, nonostante masse da veri pesi massimi. E quando si affrontano neve o fondi difficili, le centraline ripartiscono coppia e potenza tra le ruote per assicurare motricità e stabilità ottimali.
Resta però un avvertimento fondamentale: senza pneumatici adeguati, anche la trazione integrale più sofisticata può rivelarsi un’arma spuntata. In condizioni estreme, un treno di gomme invernali vale più delle quattro ruote motrici.
D’altronde, come ricordava Carl Lewis dalle sue celebri décolleté rosse, la potenza è nulla senza controllo.
LA SPRINTER
Dopo quelli elencati nel testo, ecco un altro brand che fino a qualche anno fa mai si sarebbe dedicato ai SUV, ovvero Lotus. Da quando è entrata nell’orbita della cinese Geely, la Casa britannica si è tuttavia scrollata di dosso l’etichetta di costruttore semi-artigianale di sportivette per darsi anche ad auto diverse, a cinque posti e - udite! udite! - elettriche. Portabandiera del nuovo corso è la Eletre, una tuttofare a batteria lunga 510 cm e che pesa circa 2,6 tonnellate, più o meno come quattro Lotus di antica memoria.
A livello di design si coglie dunque una grande attenzione all’efficienza aerodinamica, mentre dal punto di vista tecnico con il tempo non è venuta meno la voglia di innovare, mettendo sempre il pilota al centro del progetto. La Eletre nasce attorno a una moderna piattaforma a 800V e adotta una struttura che sfrutta alluminio e acciai ad alta resistenza. Le sospensioni sono altrettanto raffinate, con molle ad aria a doppia camera e ammortizzatori a controllo elettronico. Le prestazioni sono poi davvero mozzafiato. La versione di punta, la 900 Sport, ha due motori, uno anteriore e uno posteriore, per una potenza massima di 918 CV e una coppia di 985 Nm. Per scattare da 0 a 100 le bastano tre secondi scarsi e ne occorrono meno di due per passare dagli 80 ai 120 km/h. Il tutto in un ambiente ampio, silenzioso e curato, con infotaiment e impianto audio al top.
L’HIGHLANDER
In un mondo che corre in modo frenetico verso il futuro, auto come la Mercedes Classe G hanno una funzione rassicurante. Il suo look dalle forme pulite e geometriche pare insensibile al passare del tempo e assistervi quasi con altero distacco. Anche il lussuoso abitacolo vede entrare in scena schermi digitali e sistemi hi-tech, ma gli arredi danno un’idea di sostanza non comune, con tanti componenti che sembrano fatti proprio come una volta, rivestimenti compresi. Nella catena di montaggio austriaca della Classe G l’automazione è minima, con motore, scocca e carrozzeria assemblati tutt’oggi a mano sul telaio.
Che l’evoluzione tuttavia ci sia e che la macchina si tenga al passo con i tempi lo dimostra la gamma motori. Tutte le unità termiche si sono ultimamente trasformate in mild hybrid, con l’aggiunta di un motore elettrico capace di garantire un apporto di 20 CV e 200 Nm, a tutto vantaggio dell’efficienza. In gamma è ora presente anche una variante totalmente elettrica, ed è proprio questa a regalare gli effetti speciali più scenografici. Grazie alla presenza di ben quattro motori, uno per ruota e ciascuno comandabile in maniera indipendente dalla centralina, la macchina può compiere la cosiddetta G-Turn, girando su sé stessa senza avanzare, come un cingolato. A rendere questa Mercedes quasi inarrestabile sono però anche un’elevata altezza da terra, sbalzi ridotti e una capacità di guado di ben 70 cm, che permettono di capitalizzare la straordinaria capacità di procedere anche con aderenza minima e su terreni più sconnessi.
LA PIONIERA
Qual è stato il primo SUV compatto della storia? Tra le tante auto che rivendicano il titolo c’è anche la Subaru Forester, lanciata nel 1998. Il modello attuale rappresenta la sesta generazione e rielabora una formula originale e dimostratasi vincente nel tempo. D’altronde non è un mistero che la Casa delle Pleiadi faccia un vanto del non seguire le tendenze. In mezzo a tante proposte che mostrano i muscoli, la Forester fa spallucce e sposa una linea elegante, con ampie superfici vetrate che rendono più luminoso l’abitacolo. I
l quadro tecnico, poi, è se possibile ancor più personale. Subaru ha due elementi caratteristici, unici nel panorama mondiale. Il primo è il motore boxer 2.0, cuore di un sistema mild hybrid che vede un motore elettrico inserito nella scatola del cambio automatico CVT Lineartronic. Il secondo è l’immancabile trazione integrale Symmetrical AWD. Questa disposizione degli organi meccanici consente di liberare luce a terra tenendo comunque basso il baricentro. Nonostante la taratura relativamente morbida delle sospensioni, la Forester dimostra meno delle 1,7 tonnellate indicate nella scheda tecnica e si muove con grande fluidità su strada, dove le difetta solo un pizzico di sportività. Una volta lontano dall’asfalto sa però come farsi perdonare. Complici sistema X-Mode, che setta in un colpo solo tutta l’elettronica di bordo in funzione del terreno da affrontare, questa Subaru vanta una mobilità degna di mezzi ben più specialistici.
L’ARISTOCRATICA
C’è poco da girare attorno alla questione: la Rolls-Royce Cullinan è semplicemente la regina dei SUV. E non è solo per le sue dimensioni maestose, con una lunghezza di oltre 530 cm. Condivide infatti il DNA delle aristocratiche berlinone di Crewe, come la Ghost e la Phantom, dalla quale eredita anche l’esclusiva piattaforma in alluminio Architecture of Luxory.
Ogni elemento dell’auto dà sostanza all’obiettivo di raggiungere l’eccellenza assoluta sotto ogni punto di vista. Il motore è un gran del pezzo d’ingegneria: si tratta infatti di un V12 6.7 biturbo la cui generosità è seconda solo alla sua silenziosità. Le sospensioni sono pneumatiche a controllo elettronico, pronte ad alzarsi quando si affrontano terreni dissestanti e ad abbassarsi quando si aprono le porte, per agevolare la salita e la discesa degli occupanti. Con trazione integrale, barre antirollio attive e quattro ruote sterzanti la Cullinan sfoggia un’agilità inattesa. Tutto questo si apprezza soprattutto quando si decide di mettersi alla guida in prima persona. Con un’auto del genere, tuttavia, è naturale anche cedere il volante all’autista e godersi senza pensieri un abitacolo sontuoso. La Cullinan si può ordinare con il classico divano a tre posti, oppure con due poltrone posteriori ampiamente regolabili, separate da un mobiletto-bar centrale. Quale che sia la scelta fatta, gli arredi sono un tripudio di morbida pelle e legno pregiato, sempre che non si sia preferito optare per materiali più moderni, come il carbonio o l’alluminio.
LA FACTOTUM
Tanto di cappello davanti ai designer Lamborghini, che con la Urus sono riusciti a connotare in modo personale l‘architettura MLB Evo del Gruppo Volkswagen, sulla quale nascono anche le cugine Audi Q7, Porsche Cayenne e Bentley Bentayga. Tanto a livello di carrozzeria quanto nell’abitacolo, stile e materiali rendono evidente il family feeling con le più esclusive coupé sportive di Sant’Agata Bolognese. Anche la strumentazione digitale e le bocchette di aerazione ammiccano alle filanti sorelle biposto.
La plancia si sviluppa a Y, un omaggio alla prima Lambo off-road, la LM 002, e ospita un infotainment di ultima generazione, con doppio schermo touch, e il selettore Anima. Questo consente di scegliere tra le modalità di guida Sport, Corsa e Strada, cui si possono aggiungere Neve, Terra e Sabbia, portate in dote dal pacchetto a richiesta Off-Road. Scegliendolo ci si trova per le mani un’autentica auto totale, capace di disimpegnarsi bene su ogni fondo. Il suo pane sono comunque i percorsi veloci. Quando si alternano curvoni e rettilinei questa Lamborghini sfodera prestazioni pazzesche e un grip da riferimento. Restando nei limiti del buonsenso è quasi impossibile farle perdere aderenza. Quando con lei ci si muove su strada, l’unico limite è la strada stessa.
LA RESTOMOD
Ultimamente stanno prendendo sempre più piede le cosiddette restomod, termine che fonde in sé due concetti a prima vista antitetici, ossia quelli di restauro e di modifica. L’idea è semplice: partire da un’auto vecchia e farle vivere una seconda giovinezza senza dover per forza ripristinare le sue condizioni originali. Nel mondo delle ruote tassellate le trasformazioni più riuscite sono quelle su base Land Rover, come quelle realizzate da Defender Mood & Style, una realtà che opera da un decina d’anni a Noto, in Sicilia. Più che di officina, in questo caso si può parlare di un’atelier, di una sartoria capace di cucine la vettura su misura in base ai desideri e ai gusti del cliente.
Le auto sono spogliate di tutto, riverniciate a piacimento e riassemblate con arredi e componenti ah hoc, dando libero sfogo alla fantasia. Si tratta di realizzazioni che richiedono mediamente dalle 700 alle 900 ore di lavoro. Parlando di rivestimenti, la scelta può cadere su pellami e tessuti di ogni genere, ma i tecnici possono intervenire anche su assetti e ruote, adottando accessori di ogni tipo. La meccanica, dal canto suo, può essere semplicemente rinfrescata, elaborata o rimpiazzata in toto con una più performante, a seconda dell’uso che si farà della vettura. Accanto a qualcuno attento all’ambiente che pensa all’ibrido, c’è anche chi trapianta nel cofano un V8 di origine Corvette.