La Provenza sulle pendici della Montagne Saint-Victoire
Alla scoperta dei vigneti dello Château de la Galinière e della stagione 2025 con il responsabile della tenuta, Pierre-Edouard Boyoud.
Alla tenuta di Château de la Galinière si arriva dalla pianura, imboccando un lungo viale alberato che passa accanto alla boutique e sale verso le cantine e il palazzo storico. Sullo sfondo, le falesie del plateau du Cengle si sollevano in mezzo al verde della macchia, dominando i primi vigneti disposti attorno agli edifici. Questo primo, imponente gradino calcareo nasconde allo sguardo la Montagne Saint-Victoire e rende difficile indovinare dal basso l’ampiezza del plateau, che soltanto salendo rivela a poco a poco le sue terrazze vitate.
La tenuta de La Galinière conta circa cento ettari, dei quali trentacinque più in basso, a 200 metri di altitudine, e settanta a 500 metri.
racconta Pierre-Edouard Boyoud, responsabile della tenuta di proprietà del gruppo francese Les Grands Chais de France, sotto la guida enologica di Solange Dremière. Pierre-Edouard è quello che si direbbe un “enfant du pays”. Provenzale, innamorato della propria terra e dal carattere solare, è un tuttofare che ti accoglie in abiti da lavoro, per raccontarti la tenuta a bordo di un fuoristrada. Sempre in movimento e tenendo d’occhio ogni dettaglio, dirige tutti i lavori dalla vigna alla cantina assieme al suo team di lavoratori. È quindi il caso di seguirlo e di risalire il Cengle.
Vigneti a sfioro
Già al primo gradino lo sguardo si apre su una lunga serie di vigneti, impiantati sulla terra rossa, che guardano verso sud il panorama circostante. L’effetto è quello che farebbero una serie di piscine a sfioro poste a gradi differenti di altezza: da sotto non si vedono per un puro gioco prospettico e ad ogni livello se ne scopre l’estensione, delimitata da boschetti, cespugli di ginestre e le falesie alle spalle.
«Su tutto il pendio siamo su argille rosse, limi, sabbie, bauxiti più in profondità e degradazioni del calcare, dalle quali deriva questo colore rosso. Essendo il terreno piuttosto argilloso, godiamo di buone riserve idriche, il che è interessante con le alte temperature e la siccità che ci capita di affrontare – osserva - Per fortuna possiamo contare sull’irrigazione d’emergenza in tutte le parcelle».
Il clima continentale, con ampia escursione termica, talvolta porta in estate le temperature a 40 °C. Tre stazioni di monitoraggio aiutano a tenere d’occhio le condizioni del vigneto e a intervenire in caso di bisogno.
Una vendemmia per livelli
Sul plateau la ventilazione è una buona alleata per la sanità delle uve, così la gestione in biologico non ha trovato difficoltà, neanche in un’annata dall’inverno e la primavera piovosi come quella in corso. «Il vento soffia costantemente e ciò aiuta. Quest'anno siamo davvero sfuggiti alla pioggia».
La vendemmia, che di solito avviene intorno alla fine di agosto, si sviluppa nell’arco di due settimane, grazie alla ricchezza di microclimi all’interno della tenuta. «Abbiamo la fortuna di avere altitudini che vanno dai 200 ai 500 metri, il che crea differenze significative nella maturazione delle uve – spiega il direttore - Le vendemmie sono quindi sfalsate di circa dieci-quindici giorni tra le zone più basse e quelle più alte». La raccolta avviene sempre a macchina e di notte, per garantire ai grappoli più freschezza e minimizzare i processi ossidativi.
La chiave dell’assemblage
In cantina si lavora per gravità e ci si concentra sugli assemblaggi tra i differenti vitigni, tra cui Grenache, Syrah, Rolle, Cinsault e Cabernet Sauvignon. «Non produciamo mai vini da singole parcelle, piuttosto cerchiamo di ottimizzare i mosti combinando le diverse varietà di uva. Questo permette di ottenere profili organolettici migliori», spiega Pierre-Edouard. Il controllo della temperatura durante ogni fase della lavorazione è essenziale per preservare la freschezza di aromi e in particolare il carattere agrumato e floreale dei vini.
Dai Côtes de Provence ai Sans Alcool
Ed ecco che, dall’insieme di altitudini e varietà di uve, nascono vini che identificano il territorio di Sainte-Victoire, come il Côtes de Provence AOP 2024, sapido e godibile, con naso di pesca bianca, rosa fresca e ananas, o lo spumante méthode traditionnelle IGP Mediterranée Brut. Nel Cru Saint-Victoire 2024 gli aromi si fanno più profondi, con pesca dolce e chiusura pepata. Il Cuvée Badetty Côtes de Provence Saint-Victoire invece regala più grassezza grazie al breve passaggio in legno.
Oltre ai rosé, da uve Rolle 100% nasce il Côtes de Provence bianco, e da Syrah e Grenache un rosso. Interessante anche la linea dei Sensation Sans Alcool 0%, un fermo e uno spumante dealcolati: se il fermo convince per consistenza e gusto, lo spumante sorprende con un bouquet molto vicino a quello dei vini.