Trenta annate di Barolo Cerequio: una verticale epocale
Michele Chiarlo celebra trent'anni di uno dei cru più iconici del Barolo con una degustazione indimenticabile al Palás Cerequio.
Ci sono momenti in cui il vino smette di essere semplicemente una bevanda e diventa un pezzo di storia. La verticale di 30 annate del Barolo DOCG Cerequio di Michele Chiarlo, svoltasi nell'aprile 2026 al Palás Cerequio, è stata senza dubbio uno di questi momenti. Trenta annate, trenta caratteri – eppure sempre lo stesso tono inconfondibile.
Palás Cerequio: un resort nel cuore dei vigneti
Il luogo non avrebbe potuto essere più azzeccato. Il Palás Cerequio, un tempo cascinale diroccato acquistato da Michele Chiarlo senior nel 1987 insieme all'omonimo vigneto, è stato trasformato dalla famiglia in uno dei resort di punta delle Langhe. La posizione è semplicemente inebriante: a mezza strada tra La Morra e Barolo, immerso nei vigneti del Cerequio, con un panorama che toglie il fiato. Proprio quel panorama che la sera dalla Skybar, durante l'aperitivo, si è svelato in tutto il suo splendore – uno sguardo ampio sulle più iconiche vigne del Barolo.
Cerequio: un cru con la storia
Cerequio è una delle Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA) di maggior prestigio del Barolo. L'anfiteatro vitato si trova in gran parte nel comune di La Morra, con una porzione che ricade nel comune di Barolo. L'esposizione dei due versanti è rispettivamente sud-est e sud-ovest: una posizione calda e mediterranea, tipica delle vigne di La Morra. Già nel 1880 Lorenzo Fantini, nella sua Monografia sulla viticoltura della provincia di Cuneo, la definì «posizione sceltissima», una menzione riservata a pochissimi vigneti. Negli anni '70 e '80 Renato Ratti classificò Cerequio tra i cru di prima categoria nella sua celebre Carta del Barolo. Nel 2010, con l'introduzione delle MGA, ottenne finalmente il riconoscimento ufficiale come cru delimitato.
Michele Chiarlo e Cerequio: dal 1987
Michele Chiarlo acquistò i vigneti di Cerequio nel 1987 – e da quel momento iniziò una delle storie di successo più costanti del Barolo. Le viti più vecchie risalgono al 1953; ulteriori parcelle furono impiantate nel 1970, nel 1985 e nel 1993. Oggi è Stefano Chiarlo insieme al fratello Alberto a guidare l'azienda, mantenendo con grande cura l'eredità del padre. A partire dall'annata 1988 – la prima Cerequio di sempre – tutte le annate sono state prodotte, tranne sei in cui la qualità non era all'altezza degli standard. E tutte e trenta sono state degustate quella sera.
Il filo rosso: le acciughe
Chi degusta trenta annate di Barolo in una sola serata cerca inevitabilmente un fil rouge. Ed eccolo – inconfondibile, sempre più evidente con ogni calice: le acciughe sotto sale. Questa profondità ricca di umami, evocativa del mare e della fermentazione, percorre come un segno di riconoscimento aromatico tutte e trenta le annate. Non è un difetto – è l'impronta digitale del Cerequio.
I punti salienti della verticale
Tra le annate più recenti, quattro si sono distinte in modo particolare:
2021 Complesso e profondo, con sostanza e struttura fine. Un'annata cui vale la pena concedere ancora del tempo.
2019 Classico, sostanzioso, costruito per durare. Tannini che promettono longevità.
2018 La sorpresa tra le annate recenti: non un'annata di carattere particolare, eppure il Cerequio si è mostrato inaspettatamente elegante e accessibile.
2016 La grande armonia: classicità e profondità in perfetto equilibrio. Un'annata su cui tutti concordano all'unanimità.
Poi il grande salto nel tempo – fino alle prime tre annate in assoluto:
1990 Ricco e maturo, con intensa profondità aromatica e una texture vellutata e avvolgente.
1989 Concentrato, possente, complesso. Il vino più denso e intenso della serata. Un monumento.
1988 La sorpresa della serata. Servito da una magnum, ha entusiasmato con un'eleganza e una setosità dei tannini che nessuno si aspettava. Una freschezza quasi incredibile dopo quasi quarant'anni. Che degno epilogo – o, meglio, che straordinario inizio di questa grande storia!
Una serata che resta
Un aperitivo in Skybar al tramonto sui cru di La Morra e Barolo, una cena perfettamente abbinata, trenta annate di uno dei più grandi cru del Barolo – e un solo vigneto rimasto riconoscibile in ogni bottiglia. Quel che rimane è la certezza: il Cerequio di Michele Chiarlo non cerca l'attenzione a gran voce. Convince per continuità, eleganza e una profondità quasi meditativa – e per il segno inconfondibile della sua origine: l'acciuga.
La Court: uno sguardo al Nizza DOCG
Il giorno seguente, una piccola ma raffinata verticale di cinque annate del Nizza DOCG La Court (dalla 2011 alla 2022) ha offerto uno sguardo su un altro capitolo della casa Chiarlo. Michele Chiarlo è tra i principali promotori del Nizza DOCG – la Barbera di alta qualità proveniente dai vigneti intorno a Nizza Monferrato, che dal 2014 dispone di una propria denominazione. La degustazione ha ribadito con forza come anche questa Barbera sappia essere longeva e personale, con quella profondità fruttata e quell'eleganza tipiche delle migliori vigne del Monferrato.