Trophy Bianchi del Piemonte: oro bianco dalla terra del vino rosso
Il Piemonte è famoso in tutto il mondo per i suoi grandi rossi – ma chi guarda più attentamente scopre una cultura dei vini bianchi altrettanto affascinante. Il Falstaff Trophy ne è la prova: qui maturano bianchi di classe straordinaria.
Più del 40 per cento della produzione vinicola piemontese è costituita da vini bianchi – un dato che sorprende molti. L'immagine della regione è dominata da Nebbiolo, Barolo e Barbaresco, eppure il Piemonte offre una notevole varietà di vitigni e stili bianchi che ancora oggi sono considerati una scoperta riservata a pochi – ingiustamente.
Il più noto è senza dubbio il Gavi, prodotto nel Cortese nel sud-est della regione al confine con la Liguria. Si distingue per la sua freschezza vivace e la tensione minerale. Sempre maggiore attenzione merita l'Arneis del Roero, un bianco elegante e profumato con note di pera, mela, melone e mandorla. L'Erbaluce è uno dei vitigni bianchi più antichi del Piemonte, di casa nel nord della regione intorno a Novara. E naturalmente il quadro non sarebbe completo senza il Moscato – il vitigno bianco più coltivato, commercializzato come Asti DOCG, Moscato d'Asti o come opulento Passito.
Una storia di successo tutta particolare è quella del Derthona: il Timorasso, coltivato nel Tortonese intorno alla città di Tortona, sarebbe quasi scomparso negli anni Ottanta se il produttore Walter Massa non si fosse battuto con tenacia per salvarlo dall'oblio. Quello che ne seguì fu un vero e proprio boom – e oggi persino rinomati produttori di Barolo investono in vigneti a Timorasso.
I vincitori del Falstaff Trophy
Il primo posto va a un vino che dimostra in modo straordinario di cosa è capace il Gavi quando gli si concede il tempo necessario: il 10 Anni Monterotondo Gavi del Comune di Gavi DOCG 2013 di Villa Sparina. La cantina, guidata dai fratelli Stefano e Massimo Moccagatta, è interamente dedicata al Cortese. Oltre al Gavi generico c'è il Gavi Vigna Monterotondo e infine come fiore all'occhiello il progetto "10 Anni" come coraggiosa conseguenza: una partita selezionata del Monterotondo invecchia dieci anni prima di essere imbottigliata. Il risultato è un bianco di straordinaria complessità e grande profondità. Il luogo ideale per gustarlo è naturalmente il Villa Sparina Resort, che sorge direttamente sopra le storiche cantine.
Il secondo posto va al Roero: Angelo Negro & Figli è una delle famiglie più rappresentative di questa sottovalutata regione vinicola, e il loro Roero Sette Anni mostra cosa significa l'Arneis ai massimi livelli. Sette anni di maturazione conferiscono al vino una profondità notevole, senza intaccare la freschezza caratteristica e la vivace tensione – un bianco fuori dall'ordinario.
Il terzo posto va infine a un vino di Tortona e a una storia che sembra inventata: Francesco Iandolo non è arrivato nel territorio del Timorasso come vignaiolo esperto, bensì come matematico – senza alcuna esperienza con il vino – ma con tanta fame di imparare. Oggi è uno dei volti nuovi più interessanti del Timorasso, e il suo Derthona Colli Tortonesi 2023 è una dichiarazione d'amore appassionata per questo vitigno riscoperto. Chapeau.