Salta al contenuto
© GettyImages

Vermouth: icona senza tempo

Vermouth
Cultura

Un nome che potrebbe suonare esotico, ma in realtà profondamente radicato nella tradizione italiana: il Vermouth è simbolo di prestigio e lusso. Chi sceglie di degustarne un bicchiere cerca un piacere raffinato e ricco di storia, capace di affascinare gli appassionati del buon bere indipendentemente dalle tendenze del momento.

Da Falstaff Magazine 1/2025

Negli ultimi anni, il Vermouth ha vissuto una straordinaria rinascita, conquistando i palati di chi è alla ricerca di sapori autentici e complessi.

Da un lato cresce l’interesse per le versioni artigianali di alta qualità, che celebrano tradizioni antiche e radicate; dall’altro, bartender e appassionati di mixology ne hanno riscoperto la versatilità, utilizzandolo sia per creare nuove ricette sia per reinterpretare i grandi classici con un tocco di eleganza e originalità.

Dalle origini torinesi al successo europeo

Il ritorno in grande stile del Vermouth è anche un viaggio nella storia. Nato ufficialmente nel 1786 a Torino, grazie ad Antonio Benedetto Carpano, distillatore e appassionato di erbe, questo vino aromatizzato affonda le sue radici in secoli di tradizione.

Miscelando vino Moscato, erbe aromatiche e spezie, Carpano creò una formula destinata a conquistare rapidamente gli intenditori. Dal suo negozio nel centro storico di Torino, a pochi passi dal Palazzo Reale, una bottiglia di Vermouth arrivò fino a re Vittorio Amedeo III, che ne rimase talmente colpito da introdurla nelle abitudini della famiglia reale.

Nel 1820, con la fondazione della Fabbrica di Liquori e Vermouth Carpano, la fama del prodotto si diffuse ben oltre Torino. Intellettuali e protagonisti del tempo – Camillo Benso Conte di Cavour, Giuseppe Verdi e Massimo D’Azeglio – contribuirono a consacrarlo come simbolo di prestigio e nobiltà, autentico emblema del gusto italiano.

© Shutterstock

Il segreto delle erbe

Il Vermouth, così come lo conosciamo oggi, nasce dal genio di Carpano, ma la sua essenza affonda in una tradizione millenaria. Già nell’antichità, Ippocrate era solito bere vino aromatizzato con erbe, spezie e miele; pratiche simili erano diffuse in Grecia e nell’antica Roma.

In Germania, intorno al 1600, si produceva un vino infuso con erbe e assenzio chiamato “Wermouth”, mentre in Italia la prima testimonianza scritta compare nell’Oenologia Toscana di Villifranchi (1773). Nonostante ciò, è a Torino che il Vermouth assume la sua identità definitiva, segnando l’inizio della sua ascesa.

© Shutterstock - Luigi Bertello

Vermouth di Torino: identità e tutela

Proprio qui nasce il Vermouth di Torino, denominazione che oggi gode di protezione geografica. Dal 2017, un decreto riconosce il Piemonte come unica zona di produzione; nello stesso anno nasce l’Istituto del Vermouth di Torino, seguito nel 2019 dall’attuale Consorzio di Tutela.

Il disciplinare stabilisce che il prodotto sia composto per almeno il 75% da vino, con un titolo alcolometrico minimo del 15,5%. Il vino – spesso Moscato – viene aromatizzato, dolcificato e invecchiato, con l’aggiunta di 13–15% di zucchero e una miscela segreta di erbe.

Elemento centrale è l’assenzio (Artemisia absinthium), affiancato da trifoglio, centaurea, timo, maggiorana, verbena, salvia, camomilla romana e spezie come chiodi di garofano, zafferano, anice e coriandolo, che definiscono il carattere unico del Vermouth.

Tipi di Vermouth

Le principali varianti includono Bianco, Rosso, Rosé, Dry ed Extra Dry, ciascuna con un diverso equilibrio tra dolcezza e alcol.

Fino al 1912 esisteva solo il Vermouth Bianco, spesso di colore giallo dorato per via dell’infusione di fiori di rosa e sambuco, introdotta da Gancia.
Il Vermouth Rosso nasce invece dall’aggiunta di caramello o zucchero bruciato al vino bianco, mentre il Rosato deriva dall’unione di vino bianco e rosso o dall’uso di aromi di frutti di bosco.

Le versioni Dry ed Extra Dry sono le più secche e amare: il primo contiene fino a 50 g/l di zucchero, il secondo non supera i 30 g/l.

Vermouth: una nuova star della mixology

Grazie alle sue note aromatiche e alla grande versatilità, il Vermouth è protagonista di alcuni dei cocktail più iconici al mondo, diventando ingrediente imprescindibile per bartender e appassionati.

Martini – Gin e Vermouth di Torino Dry, simbolo di eleganza assoluta

Negroni – Gin, Vermouth Rosso e Campari, equilibrio perfetto

Americano – Vermouth Rosso, Campari e soda, fresco e leggero

Manhattan – Whiskey, Vermouth Rosso e Angostura, un classico senza tempo

Boulevardier – Bourbon, Vermouth Rosso e Campari, intenso e strutturato

Pubblicato in
Falstaff Magazine Italia 1/2025

Alla rivista

Ordina ora


Irene Forni
Irene Forni
Autore
Simon Staffler
Simon Staffler
Direttore Falstaff Italia
Di più sull'argomento
1 / 12