Salta al contenuto

«Il “Fondatore N° 71“ è un omaggio a mio padre»: dialogo con Michael Winkler, artefice del nuovo corso della Sektmanufaktur Winkler.

Spumante
Alto Adige
Famiglia
Azienda vinicola

Da una piccola cantina familiare di Cornaiano, nel cuore dell’Alto Adige, a una delle più affascinanti storie di rinascita spumantistica d’Italia. Michael Winkler ci racconta la passione, la visione e l’emozione dietro Fondatore N° 71, la cuvée che unisce generazioni.

Michael Winkler

Un passato che ritorna, un sogno che prende forma tra le mani di una nuova generazione. Michael Winkler ci apre le porte della sua Sektmanufaktur con il tono di chi ha vissuto ogni sfida sulla sua pelle, tra passione, sperimentazione e memoria familiare. Il risultato? Una storia di bollicine che sa emozionare, sorprendere e andare dritta al cuore.

Michael, torniamo indietro nel tempo. Come nasce la Sektmanufaktur Winkler?
Tutto ha avuto inizio nel 1971, con mio padre Helmuth. Dopo aver studiato enologia a San Michele, viaggiò più volte in Champagne dove imparò l’arte del metodo classico. Tornato a casa, fondò la cantina Winkler: un piccolo laboratorio familiare, con un sogno grande. Purtroppo, nel 2000 fu costretto a interrompere tutto per motivi di salute. Dopo un lungo coma, ci ha lasciati nel 2011. Sono stati anni difficili. Ma dentro di me ho sempre saputo che un giorno sarei ripartito.

E così è stato. Quando hai ricominciato?
Ho terminato i miei studi, lavorato in altri settori per mettere da parte i fondi necessari e ho iniziato con microvinificazioni, per ritrovare la mia personale “firma stilistica”. Poi l’incontro con Stefan Donà, enologo giovane e brillante, ha fatto la differenza. Insieme, abbiamo viaggiato, degustato, sperimentato, fino a trovare la nostra strada.

Sei sempre in ricerca della massima qualità. Cosa ti ha guidato nella scelta dei vigneti?
Sapevamo che con i soli appezzamenti di proprietà della mia famiglia non avremmo raggiunto il livello qualitativo che desideravamo. Così, con l’aiuto di un geologo, abbiamo cercato in tutta la regione – e oltre – le parcelle giuste. La prima vinificazione della nuova era risale al 2017.

Parliamo del “Fondatore”: non è solo uno spumante, è un pezzo di cuore.
Assolutamente. È la nostra etichetta più personale. Non lo considero una “terza linea” accanto a Lamm N° 12 e Anna-Katharina Rosé, ma un omaggio a mio padre. Ecco perché ha un’etichetta, una bottiglia, una forma completamente diversa. Volevo qualcosa che raccontasse la nostra storia.

Come nasce questa cuvée così particolare?
Tutto parte da alcune bottiglie del 1979 che mio padre aveva messo da parte, non degorgiate, ancora sui lieviti. In un’occasione le abbiamo degustate con un gruppo di amici e colleghi: il 1979 brillava per freschezza. Così abbiamo deciso di selezionare le migliori, travasarle in una botte Tonneaux e unirle a Chardonnay riserva delle annate 2018, 2019 e 2020. Il blend è stato poi imbottigliato e ha fatto una seconda fermentazione, con un affinamento minimo di 36 mesi sui lieviti.

Una scelta che molti definirebbero temeraria...
Probabilmente in Champagne mi avrebbero lapidato (ride). Ma per me era importante creare un ponte tra le generazioni: mio padre e noi. Il risultato è un Blanc de Blancs unico, con una profondità aromatica senza precedenti e una freschezza sorprendente.

Il Fondatore
Foto fornita
Il Fondatore

È un’edizione unica? O vedremo altre bottiglie?
Il Fondatore continuerà ogni anno in tiratura limitatissima: 700 bottiglie. Utilizzeremo un sistema Solera, in cui ogni anno parte del blend viene prelevato e unito con il nuovo Chardonnay dell’anno. Saranno selezionate esclusivamente le parcelle migliori della rispettiva annata – ma ci sarà sempre l’eco del 1979, in ogni sorso.

Dal punto di vista stilistico, come definiresti i vostri spumanti?
Freschezza, tensione, persistenza e beva. Questo cerchiamo. Ma per ottenerlo servono vigneti che permettano di vendemmiare a maturazione fenolica senza sacrificare acidità e pH. Non è facile, ma non vogliamo compromessi.

Siete presenti ora anche in distribuzione nazionale. Com’è andata?
Collaboriamo con Première di Mario Federzoni, una famiglia che ha creduto nel nostro progetto sin da subito. Lavorano in modo sartoriale, selezionando i clienti giusti, coinvolgendo i produttori. Non è una distribuzione massiva, è una relazione. Loro, come noi, sono un’azienda a conduzione famigliare. Fa la differenza.

E il mercato nazionale come ti sembra?
Vivace, curioso. La qualità sta emergendo, molte micro-produzioni interessanti, un fermento autentico. Certo, il momento sul mercato è delicato. Penso che ci sarà una selezione naturale, la qualità del prodotto diventerà ancora più importante e al centro dell’attenzione dei consumatori, ma è giusto così. Personalmente non posso lamentarmi, tutt’altro. E poi... l’Italia è l’Italia: passione, gastronomia, fascino. Quando presento i miei vini a Roma, Amalfi o Elba, mi sento nel posto giusto.


 

Simon Staffler
Simon Staffler
Direttore Falstaff Italia
Alessandro Fontanari
Alessandro Fontanari
Responsabile di redazione
Di più sull'argomento
1 / 12