Salta al contenuto
© Federico Bontempi

Remedy Milano: il nuovo wine concept che rivoluziona il gusto italiano del vino

Wine bar
Milano
Bar

Con una cantina d’eccellenza e una proposta di distillati puri, Remedy Milano rompe gli schemi e rilancia il piacere autentico del bere consapevole.

In un angolo discreto ma pulsante di Milano, è nato Remedy: un locale che sfugge alle mode effimere per costruire invece un'identità profonda, radicata nel rispetto del vino, dei distillati e dell’accoglienza autentica.
Abbiamo incontrato Amedeo Pagano, sommelier ed enotecario, per scoprire cosa si nasconde dietro il suo percorso, le sue scelte e la sua visione.

Remedy Milano, dalla Puglia al nord Italia: perché Milano e non, per esempio, Roma o Napoli, che sono geograficamente più vicine?
Scegliere Milano è stato naturale. È una città dove senti la possibilità di fare, di costruire qualcosa di tuo senza restare imbrigliato nei meccanismi più lenti che a volte trovi altrove. Milano ha un’energia speciale: è inclusiva, veloce, ambiziosa, ma anche capace di premiare chi porta qualità autentica. Roma e Napoli sono città incredibili, ma a livello operativo e di mentalità Milano per me è stata la scelta più giusta.

Partite con una cantina mozzafiato, accumulata da zero negli ultimi anni da parte tua – giusto? Da dove arriva la tua passione per il vino?
La passione per il vino è nata quasi per caso, crescendo in una famiglia dove il vino era sempre presente sulle tavole delle feste. Non era una presenza tecnica o da intenditori, era più un fatto culturale, di convivialità. Poi, piano piano, ho iniziato a studiare, ad approfondire, a capire che dietro ogni bottiglia c’è un mondo intero: territorio, lavoro, persone.
Ricordo ancora la prima bottiglia importante che ho acquistato: era un Barolo di un piccolo produttore, un’annata storica. Non avevo ancora tutte le competenze di oggi, ma sentivo che in quella bottiglia c’era qualcosa di diverso, di speciale. Non la aprii subito, la conservai a lungo. Quel gesto – scegliere, comprare, custodire un vino – mi ha insegnato più di tante lezioni teoriche. È stato il mio primo vero atto d’amore verso questo mondo, un viaggio naturale che mi ha portato prima a formarmi come sommelier e poi a costruire, passo dopo passo, la cantina di Remedy.

Solo distillati, no cocktail: una formula molto rischiosa – o no? È proprio questa la formula che fa la differenza?
Sì, sicuramente una scelta rischiosa. Però è proprio il nostro punto di forza: proporre distillati puri, senza mischiarli, è un atto di rispetto verso il prodotto e verso il cliente. Vogliamo che chi viene da noi possa concentrarsi sul sapore autentico di un grande whisky, rum, cognac... senza filtri. All'inizio magari può sembrare strano, ma chi prova capisce subito il valore di questa scelta.

Oltre ai vini e distillati servite anche del food particolare: è facile trovare la qualità perché ci troviamo a Milano o vi rifornite direttamente anche dai produttori?
Un po’ e un po’. Milano offre tantissimo a livello di qualità, ma noi vogliamo lavorare con chi conosciamo, con produttori che condividono i nostri valori. Quindi sì, ci facciamo anche spedire prodotti direttamente da fornitori selezionatissimi, soprattutto dalla Puglia. Per noi la filiera corta è importante, anche se implica più lavoro di gestione logistica.

Ho notato un buttafuori nel vostro locale, operativo dalle 20 in poi. Sembrerebbe non necessario, eppure...?
In realtà è una misura preventiva più che una necessità reale. Remedy vuole essere un luogo tranquillo, sicuro, dove tutti si sentano a proprio agio. A Milano la sera, soprattutto in certe zone, può capitare di trovarsi ad affrontare situazioni spiacevoli. Avere una persona che controlla gli accessi ci permette di mantenere l’ambiente sereno senza dover mai intervenire in modo pesante.

Onestamente, qual è stata la maggior difficoltà per aprire un locale a Milano?
Burocrazia, senza dubbio. Anche se Milano è molto più dinamica di altre città italiane, l'iter burocratico resta complicato e lento. Poi, naturalmente, trovare il posto giusto: una location che fosse abbastanza centrale, ma non scontata, con un'anima adatta al nostro progetto.
Non è stato facile, ma siamo molto felici del risultato.

Quante volte torni in Puglia? Cosa ha la Puglia che Milano non ha – e viceversa?
Torno in Puglia appena posso, almeno una volta ogni due mesi. La Puglia ha un ritmo diverso: più lento, più autentico. È il luogo delle radici, della famiglia, dei sapori veri.
Milano invece è il futuro, il movimento, l'ispirazione continua. Entrambe fanno parte di me: la Puglia è il cuore, Milano è la testa.

Se potessi aprire un Remedy all'estero, dove lo apriresti?
Mi piacerebbe molto portare Remedy a Berlino. È una città che sa valorizzare i progetti autentici, senza troppa formalità ma con grande apertura mentale. Oppure magari a Tokyo, per una sfida ancora più radicale: lì il rispetto per il dettaglio sarebbe perfettamente in sintonia con la nostra filosofia.

Il fine dining è morto, lunga vita al fine dining! Ma il fine wining?
Il fine wining esiste eccome! O meglio: sta nascendo adesso. La gente oggi vuole esperienze vere, non solo piatti o etichette. Vivere il vino in modo consapevole, senza barriere, senza eccessi di formalismo, è la nuova frontiera.
Ed è esattamente quello che vogliamo fare con Remedy.

Simon Staffler
Simon Staffler
Direttore Falstaff Italia
Di più sull'argomento
1 / 12