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Aimo e Nadia Moroni, la figlia Stefania e gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani

Aimo e Nadia Moroni, la figlia Stefania e gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani
Foto fornita

Addio ad Aimo Moroni, il toscano che ha fatto grande la cucina milanese

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“La cucina non è ricca o povera: è buona". Si spegne a 91 anni il pioniere che ha fatto della qualità e del rispetto delle materie prime la sua bandiera

Si è spento a Milano, all'età di 91 anni, Aimo Moroni, uno dei padri fondatori della ristorazione italiana contemporanea. Con la moglie Nadia Giuntoli ha creato Il Luogo di Aimo e Nadia, ristorante diventato simbolo dell'eccellenza gastronomica milanese.

Nato a Pescia nel 1934, Moroni arriva a Milano dodicenne nel dopoguerra. Dopo gli inizi come lavapiatti, nel 1962 apre con Nadia la Trattoria di Aimo e Nadia in via Montecuccoli, portando i sapori della Toscana nella periferia sud-ovest della città. La prima stella Michelin arriva nel 1981, la seconda negli anni Novanta, consacrando una filosofia culinaria rivoluzionaria: valorizzare le materie prime italiane con rigore tecnico e rispetto delle tradizioni.

Piatti iconici come lo spaghettone al cipollotto e la zuppa etrusca sono diventati manifesto di una cucina che Massimo Bottura ha definito «riconoscibile come la bandiera italiana». Pioniere nella valorizzazione dei vegetali nell'alta cucina, Moroni ha saputo traghettare la tradizione regionale nel futuro, senza mai cedere alle mode.

Dal 2005, gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani portano avanti la sua eredità insieme alla figlia Stefania, mantenendo vivo quel "luogo" che è stato laboratorio di cultura gastronomica per oltre sessant'anni. Milano perde un maestro schivo ma influente, che ha insegnato a generazioni di cuochi che «la cucina non è ricca o povera: è buona».


Alessia Manoli
Alessia Manoli
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