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© Frescobaldi

CastelGiocondo Brunello di Montalcino DOCG in verticale

Vino
Degustazione
Brunello

Lamberto Frescobaldi ha presentato quattro annate di altrettanti decenni del loro CastelGiocondo Brunello di Montalcino DOCG, etichetta senza dubbio rappresentativa dell’omonima tenuta.

Lamberto Frescobaldi all’inizio della presentazione, ha commentato «Per la nostra famiglia CastelGiocondo ha rappresentato un importante cambio di marcia, anche perché noi, sino a prima, siamo sempre stati legati soprattutto al mondo fiorentino». Proseguendo: «A Montalcino oggi gli ettari sono 3000, dei quali 2200 in produzione. C’è stata una crescita organica, grazie anche all’arrivo di produttori non della zona, per cui oggi si contano 300 aziende, di cui 220 imbottigliano. Siamo amici con tutti, nonostante si sia tutti in competizione sul mercato».

Nel corso dell’incontro, oltre ad analizzare i cambiamenti fatti in vigna nei decenni per contrastare il cambiamento climatico, attraverso gli assaggi è stata valutata l’evoluzione di ogni singola annata.

La Tenuta situata a Montalcino, con una superficie complessiva di 815 ettari – di cui 235 coltivati a vigneto, con una parte dedicata al Brunello –, è stata acquistata dalla famiglia Frescobaldi nel 1989. Prima di allora CastelGiocondo era già annoverata tra le poche realtà che, agli inizi dell’Ottocento, produssero uno dei primi Brunello di Montalcino.

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Il contesto produttivo e le azioni svolte in vigna

I vigneti della Tenuta, sovrastati da un castello e un piccolo borgo medioevale, godono di tre condizioni fondamentali atte a esaltare il Sangiovese: si passa dall’altitudine ideale intorno ai 300 metri all’esposizione solare a Sud Ovest, che consente di beneficiare del sole pomeridiano, fino a terreni drenanti di galestro, in cui si trovano anche argilla, marne e sabbia.

«Siamo a 60 km dal mare e di pomeriggio arriva aria fresca anche ad agosto, fondamentale per le vigne – aggiunge Lamberto Frescobaldi. Nel corso degli anni i cambiamenti climatici hanno portato ad avere primavere precoci: la pianta schiude le gemme prima». Per adattarsi a queste nuove condizioni, in vigneto sono state adottate diverse strategie. La lavorazione del terreno favorisce lo sviluppo di apparati radicali più profondi, consentendo alle viti di raggiungere strati del suolo più freschi e meglio dotati di riserve idriche. Anche il posticipo delle potature invernali contribuisce a rallentare il ciclo vegetativo, riducendo il rischio di danni dovuti alle gelate tardive. A questo si aggiunge l'installazione di grandi ventole tra i filari che, entrando in funzione nelle notti più fredde, movimentano l'aria più calda presente negli strati superiori e aiutano a limitare gli effetti delle gelate primaverili, fenomeno sempre più frequente.

La vinificazione e le quattro annate in degustazione

Le uve di Sangiovese, una volta giunte in cantina, vengono sottoposte a un’accurata selezione sui banchi di cernita. Segue la fermentazione in acciaio, con rimontaggi frequenti soprattutto nelle fasi iniziali, mentre la successiva maturazione combina botti di rovere di Slavonia e legni francesi. Il percorso si conclude con l’affinamento in bottiglia prima della commercializzazione.

Per la degustazione sono state selezionate quattro annate rappresentative di altrettanti decenni: dalla più giovane, la 2021, si è passati alla 2016, per poi proseguire con la 2006 e la 1995. Come ha ricordato Lamberto Frescobaldi, negli anni Novanta i vigneti presentavano una densità d’impianto di circa 1.500 ceppi per ettaro, contro i 5.500 attuali. Un’evoluzione che riflette i profondi cambiamenti intervenuti nella viticoltura e nello stile produttivo.
Nel calice, le due annate più mature hanno evidenziato colori più profondi e una struttura più potente, espressione di un’epoca in cui si ricercavano maggiore concentrazione e un impiego del legno più marcato rispetto agli orientamenti odierni.

Ad aprire l’incontro è stato Leonia Éternelle Pomino Spumante Bianco Doc Brut 2014, Metodo Classico ottenuto da sole uve Chardonnay provenienti dall’omonimo vigneto situato a 700 metri di altitudine e affinato per dieci anni sui lieviti. Un vino che si è distinto per l’avvolgenza al palato e per l’armonia complessiva.

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La verticale

Brunello di Montalcino CastelGiocondo 2021 - Dopo un rosso rubino brillante, al naso i sentori spaziano da frutti di bosco – tra cui mirtillo –, prugna, agrumi, viola, pepe bianco e nero, liquirizia, noce moscata, foglia di tabacco. Al palato ha struttura, tannini presenti, già morbidi, bilanciati da freschezza, un finale persistente, con un retrogusto di mirtillo e spezie. Giovane, ma già capace di esprimere il potenziale di una grande annata.

Brunello di Montalcino CastelGiocondo 2016 - Di un intenso rosso rubino, al naso esprime un profilo complesso che intreccia piccoli frutti rossi maturi, melograno, note floreali, liquirizia e spezie dolci. Il bouquet si arricchisce poi di sfumature balsamiche e mentolate, che ne ampliano la profondità aromatica. Al palato mostra una trama tannica fitta e setosa, sostenuta da freschezza e sapidità ben integrate. Il sorso è armonioso e di notevole equilibrio, con un finale lungo che richiama sensazioni speziate e balsamiche. Un Brunello oggi in uno dei momenti più felici della sua evoluzione, ma ancora capace di affrontare molti anni di affinamento.

Brunello di Montalcino CastelGiocondo 2006 - Di un profondo rosso rubino con riflessi granati, si presenta al naso con un profilo evoluto e complesso. Le iniziali note balsamiche e mentolate lasciano spazio a sentori di mora, ribes e ciliegia in confettura, accompagnati da pepe nero, chiodi di garofano, tabacco, cacao, caffè e vaniglia, fino a una chiusura agrumata che richiama l’arancia sanguinella. Al palato è avvolgente e caldo, sostenuto da tannini morbidi e dalla grana polverosa, ben bilanciati da freschezza e sapidità. Il finale è lungo e persistente, con richiami fruttati nel retrogusto. Un vino che riflette uno stile produttivo oggi meno diffuso, caratterizzato da maggiore concentrazione ed estrazione.

Brunello di Montalcino CastelGiocondo 1995 - Di un profondo rosso granato con sfumature aranciate sull’unghia, esprime al naso un bouquet evoluto che richiama il tartufo, il sottobosco e la prugna sotto spirito, arricchito da note di cioccolato, spezie dolci e noce moscata. Con l’ossigenazione emergono anche eleganti sfumature balsamiche. Al palato sorprende per la freschezza ancora viva, sostenuta da tannini al tempo stesso polverosi e setosi. Il sorso è lungo e armonioso, con un finale che ripropone le note di sottobosco e frutta in confettura. Un vino che testimonia uno stile produttivo di altri tempi, caratterizzato da maggiore estrazione e concentrazione, ma che ha saputo affrontare il lungo affinamento conservando eleganza e profondità espressiva.



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