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© Assovini

Sicilia en Primeur: un'isola, un brand globale

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Sicilia
Evento

Dalla prima edizione del 2004 a oggi, il progetto di Assovini ha trasformato l'immagine enologica dell'isola. Ora la sfida è il turismo del vino, con il 61% delle cantine che registra visitatori in aumento.

I produttori vinicoli siciliani formano un universo composito: piccole cantine boutique che imbottigliano appena 50.000 bottiglie l'anno siedono fianco a fianco, nella sala degustazione, accanto a grandi produttori che immettono sul mercato cinque milioni di bottiglie e oltre. Le differenze, però, si fa fatica a ritrovarle nel bicchiere. Il know-how tecnico della vinificazione moderna e le attrezzature installate nelle cantine hanno raggiunto ovunque livelli d'eccellenza, riducendo al minimo le variabili casuali e gli agenti esterni. Eppure i vini non si assomigliano affatto: suoli e microclimi, andamento della fermentazione, lieviti, affinamento e interventi in fase di maturazione plasmano prodotti individuali, con una profondità, una stilistica e un'identità complessiva che sono il marchio inconfondibile di ogni singola azienda.

La Sicilia del vino: un brand che funziona

L'immagine dei vini siciliani è oggi ai massimi storici. Presenti e richiesti su tutti i mercati principali, devono molto alla strategia di lungo corso di Assovini: non vendere solo vino, ma promuovere l'isola nella sua interezza, intrecciando cultura, enogastronomia e stile di vita. Una visione che ha funzionato alla perfezione. La Sicilia DOC, creata qualche anno fa in sinergia con questa strategia, si è affermata come un marchio chiaro, ben posizionato e riconosciuto in tutto il mondo. I mercati hanno persino assorbito aumenti di prezzo decisi, anche se oggi le quotazioni dei rossi rari e di diversi vini dell'Etna continuano a salire.

A vent'anni dal decollo, però, ci si interroga sul futuro. L'identità è consolidata, la qualità difficilmente migliorabile se non in modo parziale, i prezzi devono restare competitivi. Non si profilano nuove varietà o zone vinicole capaci di sorprendere come fece l'Etna a suo tempo, e gli esperimenti con i vitigni internazionali sono stati in gran parte abbandonati a favore dei caratteristici autoctoni. Le leve su cui puntare sembrano essere il turismo enogastronomico e la straordinaria profondità storica dell'isola: crocevia di tutte le grandi civiltà del Mediterraneo, dalla Sicilia sono passati Fenici, Cartaginesi, Greci, Romani, Germani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Aragonesi, Spagnoli, Savoia, Asburgo e Borboni. Nel 1861 Garibaldi la unì al nuovo Regno d'Italia.

Il turismo del vino: numeri che sorprendono

Dodici wine tour della durata di tre giorni ciascuno hanno accompagnato la stampa nazionale e internazionale alla scoperta delle tradizioni vitivinicole di tutte le regioni siciliane, isole Pantelleria e Eolie incluse. Per la prima volta, dodici operatori turistici hanno preso parte all'evento, confermando la strategia di Assovini Sicilia di integrare il turismo del vino nel brand isolano.

Una ricerca recente rivela che il 61,4% delle cantine siciliane intervistate ha registrato un aumento dei visitatori, provenienti per il 74,7% dall'estero, soprattutto da Europa e Stati Uniti. Il dato economico è altrettanto significativo: per il 58,3% delle aziende, l'enoturismo rappresenta ormai circa il 10% del fatturato totale, esclusa la vendita diretta di vino, mentre tour guidati e degustazioni si confermano strumenti di marketing sempre più rilevanti.

Sul fronte della sostenibilità, la Sicilia primeggia in Italia: l'86,7% delle cantine produce energia da fonti rinnovabili, il 56,2% copre almeno il 40% del proprio fabbisogno con energia verde, l'88% ha eliminato la plastica monouso nei propri spazi di ristorazione e sette cantine su dieci utilizzano già bottiglie più leggere.

© Assovini

Assovini e Sicily en Primeur: vent'anni di storia

La prima edizione di Sicily en Primeur venne lanciata a Palermo nel 2004, ma le radici risalgono al 1998, quando tre visionari della viticoltura isolana fondarono Assovini: Giacomo Rallo (Donnafugata), Diego Planeta (Settesoli) e Lucio Tasca d'Almerita dell'omonima tenuta. Oggi Assovini rappresenta oltre l'80% delle bottiglie imbottigliate in Sicilia, con un valore export superiore a 170 milioni di euro. Il 50% della produzione viene collocato in oltre 110 mercati esteri, con gli Stati Uniti in testa, seguiti da Germania e Gran Bretagna. Il 38% dei vigneti coltivati dai produttori associati è biologico, un primato a livello nazionale. A portare avanti il testimone sono oggi i figli dei fondatori, scomparsi nel frattempo: Antonio Rallo, Alessio Planeta e Alberto Tasca d'Almerita, attivi in ruoli chiave in Assovini e nel Consorzio Vini DOC.

Dal Marsala ai grandi rossi: un'isola, mille vini

Nel corso dei secoli la Sicilia è diventata un vero e proprio serbatoio ampelografico, con una varietà di vitigni senza pari. La prima grande fama enologica dell'isola porta il nome del Marsala, purtroppo oggi noto ai più soltanto come vino da cucina dolce e aromatizzato. Da quando i vini alcolici stabilizzati sono usciti di moda, solo i palati più appassionati frequentano ancora Porto, Sherry e Madeira. A Trapani, degli oltre 200 stabilimenti Marsala fondati dagli inglesi per rifornire i connazionali in patria, sopravvive oggi una manciata. Chi sa cosa cercare non si accontenta del Marsala fine addolcito con mosto cotto e caramello, ma punta al Superiore extra o ai secchi Vergine e Vergine extra: costano di più, ma sono autentici e quasi introvabili fuori dall'isola.

Meritano attenzione anche i vini dolci di Pantelleria e Lampedusa: su tutti, uno Zibibbo (Moscato d'Alessandria) in purezza, dalla dolcezza concentrata e dai profumi inebrianti di fichi, albicocche e miele. Dalle isole arrivano anche i capperi più pregiati, conservati sotto sale marino grosso. Curiosità: il più grande produttore di Marsala ancora attivo, Florio, occupa i capannoni di una ex fabbrica di conserve di tonno, lunga più di un chilometro, affacciata direttamente sul mare. Anche quella industria prosperò per decenni, portando ricchezza nella provincia di Trapani.

Oggi la Sicilia brilla con i rossi Nero d'Avola, Nerello Mascalese (soprattutto sull'Etna) e Frappato. Tra i bianchi, il Catarratto regala vini freschi e scattanti, il Grillo si distingue per buona acidità e aromi esotici, mentre il Carricante, anch'esso spesso proveniente dall'Etna, produce vini minerali e di grande longevità.



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