In vacanza con l’Intelligenza Artificiale
App, siti, strumenti hi-tech. Sempre più viaggiatori si affidano all’AI per pianificare i loro tour: ma siamo sicuri che sia una buona idea?
Mai sentito parlare di Wonderplan? È un’agenzia di viaggio virtuale e per creare itinerari si affida all’AI, l’intelligenza artificiale. Sfruttando algoritmi avanzati, genera programmi altamente personalizzati, studiati in base a preferenze, interessi e budget.
Da askLAYLA, un innovativo strumento di pianificazione di tour che crea itinerari taylor-made in pochi gesti, all’app iplan.ai, che riesce a disegnare tour dettagliati ora per ora, che ottimizzano i tempi e rendono l’organizzazione più fluida, nel mondo del viaggio stiamo assistendo a una vera rivoluzione, chiamata intelligenza artificiale. App, siti e strumenti basati sull'AI sono una realtà di rapida espansione, in poche mosse riescono a individuare gusti ed esigenze e proporre tour fatti su misura.
«Stiamo entrando in una nuova era di ricerca di viaggi - afferma Piero Sierra, Chief Product Officer di Skyscanner -, i rapidi sviluppi dell’intelligenza artificiale generativa, della vendita al dettaglio di biglietti di viaggio e dello shopping sui social stanno cambiando il modo in cui i viaggiatori trovano ispirazione e confrontano le opzioni di volo, hotel e noleggio auto. Le opportunità, le sfide e le richieste di informazioni dei viaggiatori stanno cambiando, pertanto stiamo progettando la prossima generazione di strumenti di ricerca per permettere ai nostri utenti di trasformare i loro viaggi dei sogni in realtà».
L’arte di scegliere senza scegliere
Ma perché abbiamo bisogno di ricorrere all’AI per creare le nostre vacanze? Per mancanza di tempo, di stimoli, o peggio ancora, di idee?
Sul portale Skyscanner sono molti i viaggiatori che, per mancanza di idee si affidando alla funzione “Ovunque”, lasciandosi suggerire dove andare: tra le mete consigliate in questa stagione ci sono Tirana, Ginevra, Praga, Lione e Vienna.
Seguendo l’ultima indagine Travel Trends di Skyscanner, vediamo l’adozione dell'intelligenza artificiale per aiutare a pianificare e trovare ispirazione per i viaggi. Il report - che ha intervistato 18.000 viaggiatori a livello globale, di cui 1000 italiani – spiega che viaggiare può essere spesso stressante e complicato: per questo motivo, quasi la metà (47%) dei viaggiatori afferma di sentirsi più sicura se utilizza l'AI per ideare e prenotare una partenza.
Le generazioni più giovani, in particolare, sono state le più veloci nell'adottare questi nuovi strumenti e si sentono a loro agio nell'utilizzarli: il 92% dei giovani tra i 25 e i 34 anni usa volentieri l’intelligenza artificiale come supporto nella pianificazione, contro il 23% degli over 65.
Perché, quindi, i viaggiatori si affidano all'AI? Anzitutto, afferma il report, per ricercare destinazioni (il 35% degli intervistati), per confrontare prezzi e opzioni di voli o hotel (32%), per creare un itinerario completo di viaggio in poche mosse (30%). Per quanto riguarda la ricerca delle destinazioni, il 42% di chi ha tra i 25 e i 34 anni utilizza l'AI per scoprire dove e quando partire, rispetto al 22% degli over 65.
Quando tutto è previsto, nulla sorprende
La domanda, però, sorge spontanea: possiamo davvero chiamare “personale” un tour generato da un’app? Se il futuro dei viaggi punta alla perfezione, impiegando strumenti virtuali, innovativi, che riconoscono a tal punto i gusti di una persona da generare itinerari iper-personalizzati, che fine farà lo stupore di ritrovarsi in un luogo inaspettato? Il piacere di scovare scorci inediti? E il gusto della scoperta?
Una cosa è certa: diremo addio alle emozioni e ai sentimenti, all’imprevisto (che spesso diventa un ricordo divertente, un aneddoto da raccontare). Diremo addio alla casualità di perdersi e ritrovarsi in un posto nuovo, inaspettato e incredibile.
Forse il limite dell’AI è proprio questo: sarà anche in grado di realizzare itinerari impeccabili, perché cuciti sulle preferenze di una persona. Ma alla fine appiattisce e uniforma il modo di viaggiare, creando programmi robotici sempre perfetti, solo all’apparenza però.
«In viaggio la cosa migliore è perdersi. Quando ci si smarrisce, i progetti lasciano il posto alle sorprese, ed è allora, ma solamente allora, che il viaggio comincia», annotava Nicolas Bouvier.
Dove finirà allora l’effetto sorpresa, lo spirito dell’avventura?