Milano, capitale creativa che guarda oltre il 2026
Tra Olimpiadi, design week e nuovi mercati urbani, Alessia Cappello racconta la visione internazionale della città: una metropoli che unisce lusso, qualità della vita e sperimentazione urbana.
Nel primo Magazine cartaceo 2026 di Falstaff dedicato a Milano, la città si rivela per ciò che è diventata: un crocevia globale dove moda, design, ospitalità ed enogastronomia non sono solo comparti economici, ma linguaggi culturali capaci di ridisegnare identità e prospettive.
In questa conversazione con Alessia Cappello, assessore allo Sviluppo economico e alle Politiche del lavoro del Comune di Milano, emerge una visione chiara: consolidare la dimensione internazionale senza perdere anima e inclusività.
Simon Staffler: Milano è oggi una piattaforma internazionale per design, moda e lusso. Quanto pesa questa dimensione globale nella strategia della città e come intendete rafforzarne l’attrattività sui mercati chiave europei e internazionali?
Alessia Cappello: Il design, la moda, il lusso sono industrie importanti e leve di sviluppo, che a Milano non danno solo visibilità ma generano valore, indotto e posti di lavoro. In generale Milano richiama giovani, creativi e talenti da tutte le parti del mondo, che sono attratti dal business, ma anche dall’energia dell’innovazione e dall’importanza della tradizione, che qui si concretizzano in quel know how artigianale e ‘sartoriale’ trasversale a tanti settori e unico al mondo. Moda e design sono comparti rilevanti che non si esauriscono nella loro dimensione commerciale ma contribuiscono alla produzione di valori culturali e sociali, addirittura a stili di vita.
Moda e design sono dei volani, ma lo sono anche i grandi eventi, lo è stato Expo e lo saranno le Olimpiadi, non solo per l’indotto che di nuovo generano ma anche per le legacy che trasformano di volta in volta la città, dai valori della food policy di Expo 2015 a quelli dello sport di Milano Cortina 2026 capaci di plasmarne sempre nuove identità.
Milano è sinonimo di lusso contemporaneo, non solo prodotto ma esperienza. Che ruolo hanno oggi qualità urbana, ospitalità e lifestyle nel rendere credibile questa narrazione internazionale?
Sono fondamentali. Lo stile di vita milanese è qualcosa che si può vivere solo in città, non è delocalizzabile ed è fatto di offerta (culturale, enogastronomica, commerciale, di hospitality, di eventi), ma anche e soprattutto di reti, di relazioni, di network, di quel mix di diversità che ogni giorno si incontrano e danno vita a progetti e proposte. Tutto questo crediamo fortemente che debba essere lasciato fluire, ma anche governato da una regia pubblica, che sappia coniugare qualità della vita dei cittadini, dei visitatori e dei tanti portatori d’interesse che arrivano e ripartono quotidianamente, conciliando i diversi bisogni di tutti.
Moda, design ed enogastronomia dialogano sempre più spesso. È una convergenza spontanea o una direzione che l’amministrazione vuole sostenere attivamente?
La legacy di Expo è connessa alla food policy, che è diventata una nuova vocazione della città, insieme a moda e design, oltre che una linea d’indirizzo concreta per l’amministrazione comunale che ha investito su diversi progetti connessi a questo importante tema, uno su tutti è il progetto di rinnovamento e di riqualificazione della rete dei mercati alimentari urbani che oggi offrono a una gamma di prodotti e di esperienze di grande qualità in tutti i quartieri della città.
Guardando al futuro, quale immagine di Milano desidera proiettare all’estero: capitale creativa, hub del lusso europeo o laboratorio di nuove forme di vivere urbano?
Milano è già oggi una capitale della creatività globale. L’indotto e i flussi generati ogni anno dalla Design week e dalle Fashion week, ne fanno il crocevia internazionale di incontri, contatti e relazioni che costituiscono quel prezioso patrimonio a supporto della creatività e dell’innovazione riconosciuti in tutto il mondo e il punto di riferimento per gli altri calendari e appuntamenti globali in entrambi i settori, sia per gli stakeholder che per i tanti appassionati. Ma al di fuori delle week, Milano è ormai un hub di sperimentazione e di sviluppo delle idee, un ‘place to be’ che non deve perdere la sua anima ma deve riuscire, a proposito di ‘sperimentazione di nuove forme di vivere urbano’ a conciliare lo sviluppo con l’inclusività, la capacità di attrarre talenti con l’accessibilità degli alloggi per studenti e lavoratori.
Milano, dunque, non è soltanto una vetrina. È una città che lavora sulle proprie legacy, che investe in reti e relazioni, che ambisce a restare capitale della creatività globale senza smarrire la sfida più complessa: rendere lo sviluppo compatibile con una qualità della vita realmente condivisa.