Dom Pérignon a Milano nel segno dell’armonia
Al Museo del Novecento, la Maison presenta Vintage 2017, Rosé 2010 e Plénitude 2 2008 in dialogo con la cucina di Davide Oldani
Nel cuore di Milano, tra le opere del Novecento e con vista Duomo, Dom Pérignon mette in scena un racconto in tre atti: tre millesimati, un unico filo conduttore - l’armonia.
Un luogo simbolico, sospeso tra arte e modernità: il Museo del Novecento, affacciato su Piazza Duomo, ha fatto da cornice alla presentazione italiana dei nuovi millesimati di Dom Pérignon. Per una sera, gli spazi del museo – solitamente chiusi al pubblico – si sono trasformati in un salotto esclusivo, accogliendo un ristretto gruppo di ospiti al primo piano, tra le opere dei futuristi, in un dialogo ideale tra velocità, tensione e armonia.
Tre millesimati, una visione
Protagonisti dell’evento tre vini che rappresentano altrettante interpretazioni dello stile della Maison: Vintage 2017, Rosé Vintage 2010 e Vintage 2008 – Plénitude 2. A guidare la degustazione lo Chef de Cave Vincent Chaperon, che ha ribadito quanto ogni creazione Dom Pérignon sia espressione di un’unica vendemmia e di una ricerca costante dell’equilibrio perfetto.
Il Rosé Vintage 2010 rappresenta invece una tappa fondamentale nell’evoluzione stilistica della Maison: un sorprendente equilibrio tra potenza e leggerezza, dove il Pinot Noir trova una nuova profondità espressiva. Nella presentazione Vincent Chaperon ha sottolineato come la Maison intenda puntare sempre più sul Rosé, considerato terreno di espressione creativa e di grande potenzialità.
L'intesa con Davide Oldani
Il tema dell’armonia, centrale nella filosofia di Dom Pérignon, ha trovato ulteriore espressione nella cucina di Davide Oldani, che ha costruito un menu ispirato alle opere del museo. Ogni piatto – dalla seppia al cucchiaio con il Vintage 2017 al il risotto alla milanese con zafferano e vinaccia in eccellete combinazione con il Rosé Vintage 2010 e infine il filetto di San Pietro con il Plénitude 2 Vintage 2008 – dialogava con i vini, giocando su contrasti e corrispondenze.
Il risultato è stato un’esperienza sensoriale completa, in cui vino, cucina e arte si sono intrecciati in un unico racconto. Un racconto che conferma, ancora una volta, come Dom Pérignon non sia solo Champagne, ma un’idea di creazione che trova nell’armonia la sua forma più compiuta.