World's 50 Best Restaurants 2025: "Maido" di Lima al primo posto
Il "World's 50 Best Restaurants 2025" ha premiato i migliori indirizzi della gastronomia mondiale. Il "Maido" di Lima batte altri ristoranti di alto livello in tutto il mondo e si aggiudica l'ambito titolo di miglior ristorante del mondo nel 2025.
Il 19 giugno, Torino ha accolto l’élite della gastronomia mondiale per un evento che, anno dopo anno, si conferma la grande festa planetaria dell’alta cucina: i World's 50 Best Restaurants. Tra abbracci, calici alzati e foulard rossi al collo degli chef, la città sabauda si è trasformata in un palcoscenico dove si celebra non solo il talento, ma anche l’amicizia, la creatività e la convivialità.
La cerimonia, ospitata al Lingotto Fiere – storica sede della ex fabbrica Fiat – è stata il culmine di una settimana costellata da eventi esclusivi: i #50BestTalks, veri e propri think tank dell’ospitalità, le 50 Best Signature Sessions - con chef top class che hanno condiviso i fornelli con talenti locali - e un sontuoso banchetto in onore dei protagonisti assoluti, ovvero cuochi, brigate e visionari dell’accoglienza.
Tra aspettative e palpiti, il pubblico ha preso posto. Intanto, gli chef — visibilmente emozionati — attendevano il momento più atteso: lo svelamento della classifica dei 50 migliori ristoranti del pianeta, rappresentanti di 22 Paesi e 5 continenti.
Maido di Lima in cima alla classifica
Per la seconda volta, Lima si è aggiudicata il titolo di miglior ristorante del mondo (Central era il numero 1 nel 2023). Il Maido, guidato dallo chef Mitsuharu Tsumura e dai suoi soci César Choi e Marjorie Flores, è stato eletto numero uno nel 2025. Dopo essersi classificato quinto l'anno scorso, ha ricevuto anche il premio come miglior ristorante del Sud America.
Maido", aperto da 15 anni, si trova nel quartiere Miraflores di Lima, in un edificio d'angolo poco appariscente con una sala da pranzo nascosta al piano superiore. Lì, una spettacolare installazione di corde sospese sull “alto soffitto attira immediatamente l” attenzione. In questo ambiente, il “Maido” porta la cucina nikkei peruviano-giapponese a un nuovo livello, con una tecnica giapponese precisa, ingredienti peruviani opulenti, piatti disposti ad arte e un servizio cordiale.
"Sono molto grato per questo riconoscimento. È stato un lungo viaggio per arrivare al punto in cui siamo oggi. Un percorso gratificante, ma anche faticoso se sei costantemente alla ricerca della vetta. Ora è finalmente finito. Ho la sensazione di aver acquisito una nuova libertà che mi permette di concentrarmi di nuovo sulla creatività", ha dichiarato il boss Micha, come è conosciuto da amici e colleghi.
Trionfa il Perù: Maido è il miglior ristorante del mondo
A guidare la classifica 2025 è il Maido di Lima, con lo chef Mitsuharu "Micha" Tsumura, affiancato dai soci César Choi e Marjorie Flores. Un traguardo che segna una nuova vetta per la cucina nikkei — sintesi di tecnica giapponese e ingredienti peruviani — già quinta l'anno scorso e ora incoronata come eccellenza assoluta.
Nel quartiere di Miraflores, in una sala nascosta sopra un anonimo edificio d’angolo, prende vita un’esperienza multisensoriale: corde sospese dal soffitto, impiattamenti millimetrici, accoglienza calorosa.
È stato un lungo cammino, a tratti faticoso ma sempre appassionante. Ora sento di aver ritrovato una nuova libertà creativa
ha dichiarato Micha, con la gratitudine di chi sa di aver scritto un pezzo di storia.
Le star confermate e le nuove promesse
Secondo gradino del podio per l’Asador Etxebarri nei Paesi Baschi, terzo il messicano Quintonil, seguiti da DiverXO a Madrid e Alchemist a Copenaghen. La lista si arricchisce quest’anno di dieci new entry, tra cui spiccano Potong (13°) e Nusara (35°) a Bangkok, l’italiano Atelier Moessmer Norbert Niederkofler (20°) a Brunico, e Mérito (26°) di nuovo a Lima. Segue Lasai (28°) a Rio de Janeiro, Enigma (34°) a Barcellona, Kadeau (41°) a Copenaghen, Vyn (47°) in Svezia, Celele (48°) a Cartagena e Jan (50°) a Monaco.
Rientrano in classifica nomi di grande peso: Narisawa (21°) a Tokyo, Le Calandre (31°) a Rubano, Orfali Bros (37°) a Dubai e La Cime (44°) a Osaka.
L’Italia dei sapori fuori rotta: sei ristoranti in classifica, nessuno nelle grandi città
Da notare con orgoglio la nutrita presenza italiana nella top 50, con ben sei ristoranti premiati: Lido 84 a Gardone Riviera (16°), Reale a Castel di Sangro (18°), Atelier Moessmer Norbert Niederkofler a Brunico (20°), Le Calandre a Rubano (31°), Piazza Duomo ad Alba (32°) e Uliassi a Senigallia (43°). Un dato colpisce: nessuno di questi templi del gusto si trova nelle grandi metropoli come Roma, Milano o Napoli. A emergere sono le eccellenze di provincia, dove territorio, autenticità e visione contemporanea si fondono in un racconto gastronomico tutto italiano.
Le icone senza tempo nella Hall of Fame
Chi ha già toccato la vetta non può più concorrere, ma vive in eterno nel pantheon dei “Best of the Best”. Gli chef e i padroni di casa dietro queste pietre miliari della gastronomia non solo hanno fatto la storia, ma molti di loro sono ora attivamente coinvolti nel futuro del settore e si impegnano a restituire qualcosa al mondo della gastronomia con progetti innovativi e iniziative di beneficenza. I seguenti ristoranti sono stati votati al numero 1 della lista The World's 50 Best Restaurants fin dalla sua nascita e non erano quindi eleggibili per la votazione del 2025:
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El Bulli (2002, 2006-2009)
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The French Laundry (2003-2004)
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L'anatra grassa (2005)
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Noma - sede originale (2010-2012, 2014)
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El Celler de Can Roca (2013, 2015)
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Osteria Francescana (2016, 2018)
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Eleven Madison Park (2017)
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Mirazur (2019)
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Noma - posizione attuale (2021)
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Geranio (2022)
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Centrale (2023)
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Disfrutar (2024)
Premi speciali: talento, visione, impegno
La miglior chef donna del 2025 è Pichaya “Pam” Soontornyanakij: nel suo Potong di Bangkok fonde la memoria familiare e la modernità, all’interno dell’ex erboristeria del nonno. Oltre al 13° posto in classifica, ha conquistato anche il premio "Highest New Entry".
Premio "One To Watch" per Khufu’s al Cairo, dove lo chef Mostafa Seif reinterpreta la cucina egiziana davanti alle Piramidi. Mindy Woods, aborigena australiana e chef di Karkalla On Country, ha ricevuto il “Champions of Change” per il suo impegno culturale e sociale.
L’ “Art of Hospitality Award” va a The Wing di Hong Kong, elegante manifesto della nuova cucina cinese, firmata Vicky Cheng. Miglior pasticcere del mondo è il francese Maxime Frédéric, anima dolce del Cheval Blanc e della boutique parigina Pleincoeur.
Il “Highest Climber Award” va a Ikoyi di Londra, che guadagna 27 posizioni: la sua cucina speziata e anticonvenzionale è ormai una firma. Miglior sommelier, invece, è Mohamed Benabdallah dell’ Asador Etxebarri, raffinato interprete del servizio di sala.
Un riconoscimento speciale, il “Woodford Reserve Icon Award”, è stato attribuito a Massimo Bottura e Lara Gilmore: non solo per la gloria dell'Osteria Francescana, ma per l’impegno profondo in progetti globali, tra arte, solidarietà e sostenibilità.
La borsa di studio 50 Best, sostenuta da Parmigiano Reggiano, va alla giovane colombiana Angélica Ortiz, che presto volerà tra El Celler de Can Roca e SingleThread. Celele di Cartagena ha ricevuto il “Sustainable Restaurant Award” per la sua filosofia green: attenzione ai fornitori locali, gestione dei rifiuti e educazione alimentare.
Infine, il premio più ambito dagli chef, l’ “Estrella Damm Chefs' Choice Award”, è andato ad Albert Adrià. Da enfant prodige di El Bulli a mente creativa del ristorante Enigma, è il simbolo vivente dell’innovazione gastronomica.
Un premio che racconta il mondo in 50 piatti
La classifica nasce dai voti di 1.120 esperti internazionali — chef, critici, gastronomi — divisi in 27 regioni globali. Ogni giurato esprime la sua top ten degli ultimi 18 mesi. Il processo è monitorato da Deloitte, a garanzia di trasparenza.
La lista dei World's 50 Best Restaurants, supportata da S.Pellegrino e Acqua Panna, viene pubblicata dal 2002 (con la sola pausa del 2020, anno della pandemia), e oggi più che mai riflette un mondo gastronomico in continuo fermento, dove talento, identità e visione si incontrano per raccontare, in ogni piatto, il futuro della cucina.