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50 anni di DOC Alto Adige: la forza di un’identità che evolve

Vino
Alto Adige

Dalla rivoluzione degli anni Settanta alla zonazione del futuro, il Consorzio Vini Alto Adige celebra mezzo secolo di storia tracciando una rotta sempre più chiara verso l’eccellenza.

Cinquanta anni fa, il 14 aprile 1975, nasceva ufficialmente la DOC Alto Adige: un punto di svolta per la viticoltura della regione, allora ancora fortemente orientata alla quantità piuttosto che alla qualità.
Una svolta che oggi, al Palazzo Mercantile di Bolzano, è stata celebrata dal Consorzio Vini Alto Adige insieme alla Camera di Commercio e ai protagonisti di questa lunga trasformazione.

«Quel disciplinare del ’75 fu molto più di un regolamento – ha ricordato il presidente Andreas Kofler – fu il simbolo di una presa di coscienza collettiva, di un coraggio che ha fatto scuola».

Andreas Kofler (Presidente Consorzio): un’identità fatta di mani e territorio

Kofler sottolinea che il viaggio della DOC è stato tanto normativo quanto umano. «Oggi il nostro vino racconta storie di persone, famiglie, piccole aziende che coltivano con passione ettari minuscoli, ma curati con una dedizione che fa la differenza»​. La comunicazione del consorzio si è evoluta di pari passo: «Non si parla solo più di qualità o di terroir, ma anche di chi sta dietro ogni bottiglia». Con l’introduzione delle 86 unità geografiche aggiuntive (UGA), la mappa del gusto diventa ancora più precisa: «Offriamo al consumatore una garanzia di origine sempre più trasparente, che parla anche di varietà e vocazione dei singoli suoli».

Martin Foradori Hofstätter (Vice Presidente Consorzio): rigore, visione e un sogno da coltivare

Da sempre figura trainante nel mondo del vino altoatesino, il vicepresidente del Consorzio Martin Foradori Hofstätter non nasconde le sue ambizioni: «Le UGA sono una conquista importante, ma ora serve rigore. Solo i vini che realmente provengono da una determinata zona dovrebbero portarne il nome»​. E rilancia con una visione audace: «Il mio sogno? Arrivare a una sola varietà per ogni microzona. È una sfida radicale, ma è così che nasce la vera eccellenza. Uscire dalla zona di comfort, anche a costo di scelte impopolari, è ciò che serve per costruire il futuro del vino altoatesino».

Eduard Bernhart (Direttore Consorzio): qualità come orizzonte condiviso

«Guardando ai prossimi cinquant’anni, non possiamo che continuare a inseguire la qualità», afferma Eduard Bernhart, direttore del Consorzio. Un percorso lungo, fatto di adattamenti progressivi, in cui la DOC è passata da simbolo di un cambiamento epocale a vero e proprio baluardo dell’identità territoriale. «Con l’ultima vendemmia, il nostro vino può raccontare anche in etichetta l’appartenenza a una delle 86 nuove UGA. È un passo enorme verso la valorizzazione dei nostri microterritori».

Un patto tra istituzioni, produttori e territorio

Dalla drastica riduzione delle rese introdotta nel 1975 alle nuove regole di etichettatura del 2024, il filo rosso resta uno solo: mettere al centro l’origine, la specificità e il lavoro artigianale. «La DOC è un punto di partenza, non un punto d’arrivo», ribadisce Kofler​. E oggi più che mai, la forza della denominazione si misura nella sua capacità di parlare con coerenza, identità e passione ai mercati globali, senza mai dimenticare le mani che curano ogni singolo filare.

© Südtirol Wein/Armin Huber
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