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Figli del vento e del mare: i vini delle isole minori tornano protagonisti

Vino
Mediterraneo

Dai terrazzamenti del Giglio ai suoli vulcanici di Pantelleria e Santorini, le isole minori custodiscono una delle espressioni più autentiche della viticoltura mediterranea. Un patrimonio fragile fatto di vigneti eroici, vitigni antichi e produzioni limitatissime, oggi tornato sotto i riflettori grazie al progetto promosso da Proposta Vini.

C’è un Mediterraneo che sfugge alle grandi produzioni e continua a vivere secondo ritmi antichi. È quello delle isole minori, piccoli lembi di terra sospesi tra vento, mare e rocce vulcaniche, dove fare vino significa spesso confrontarsi con condizioni estreme. Qui la viticoltura non è soltanto agricoltura, ma una forma di resistenza culturale che custodisce paesaggi, tecniche e varietà sopravvissute al tempo.

Il progetto dedicato ai vini delle isole minori promosso da Proposta Vini attraversa alcune delle realtà più affascinanti del Mediterraneo — da Pantelleria a Salina, dal Giglio a Santorini — riportando l’attenzione su territori che hanno trasformato i limiti geografici in una precisa identità enologica.

Isole come ecosistemi a sé

Le isole minori sono mondi autonomi, delimitati da confini geografici e climatici che nel corso dei secoli hanno modellato vitigni capaci di adattarsi a salsedine, vento costante, scarsità d’acqua e terreni vulcanici o granitici. In molti casi la vite cresce ancora su terrazzamenti scoscesi dove la meccanizzazione è impossibile e ogni operazione viene svolta a mano.

Con il termine Isole Minori intendiamo piccole isole del Mediterraneo all'interno delle quali, dall'altura, dal punto più in alto dell'isola, si possono vedere tutte le coste. Queste piccole isole hanno spesso mantenuto l'aspetto primordiale nel passaggio da una situazione all'altra, conservano vitigni antichi e antiche tecniche di viticoltura, sono realtà uniche nel loro genere.

Spiega Gianpaolo Girardi, fondatore di Proposta Vini.

Il Giglio e l’Ansonica eroica

All’Isola del Giglio, Simone e Desy Ghelli hanno scelto di recuperare antichi vigneti terrazzati a picco sul Tirreno, riportando la vite dove l’abbandono sembrava ormai definitivo. Con appena 1,2 ettari coltivati ad Ansonica l’azienda Castellari crea Ansonica Melù, bianco macerato che profuma di salvia, camomilla e macchia mediterranea. Un vino essenziale e sapido, figlio di una viticoltura interamente manuale.

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Ustica e il volto vulcanico dello Zibibbo

A Ustica il mare condiziona ogni aspetto della coltivazione: luce, vento e salsedine definiscono il carattere dei vini. Qui Margherita Longo e Vito Barbera guidano Hibiscus, unica azienda dell’isola a gestire internamente l’intero processo produttivo. Il loro Zhabib è uno Zibibbo Passito intenso ma sorprendentemente fresco, dove miele, mandorla e fico secco trovano equilibrio in una spiccata vena minerale.

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Ventotene e il vino della rinascita

Ventotene custodisce una delle viticolture più piccole del Mediterraneo. Nel 2013 Luigi Sportiello ha scelto di recuperare i terreni abbandonati dell’isola fondando Candidaterra, azienda agricola che oggi produce appena poche centinaia di bottiglie. Il Pandataria Il Vino del Confino, blend di Falanghina, Fiano e Greco, racconta il volto più marino e vulcanico dell’arcipelago pontino attraverso note di agrumi, erbe aromatiche e una marcata sapidità.

Ischia tra parracine e tufo verde

A Ischia la vite convive da secoli con terrazzamenti strettissimi, muri a secco e cantine scavate nel tufo verde del Monte Epomeo. La famiglia Cenatiempo rappresenta oggi una delle realtà simbolo dell’isola, impegnata nel recupero di antichi vigneti rimasti incolti per decenni. Il Kalimera Biancolella nasce a 450 metri d’altitudine e restituisce nel calice tutta la verticalità della viticoltura ischitana, tra note iodate, erbe aromatiche e tensione minerale.

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Da Pantelleria a Santorini

Accanto alle aziende protagoniste del progetto trovano spazio altri nomi simbolo della viticoltura insulare mediterranea. A Pantelleria, Donnafugata ha contribuito a rendere internazionale il Ben Ryé, passito di Zibibbo nato da vigne allevate ad alberello basso per resistere al vento africano. Nelle Eolie, Hauner continua a valorizzare la Malvasia delle Lipari attraverso vini che raccontano il carattere vulcanico di Salina. E a Santorini, tra suoli di cenere e viti intrecciate nelle tradizionali forme “a canestro”, l’Assyrtiko prodotto da cantine come Argyros è diventato uno dei bianchi più identitari del Mediterraneo orientale.

Piccole produzioni, vitigni antichi e territori estremi: i vini delle isole minori non raccontano soltanto un luogo, ma custodiscono una delle espressioni più autentiche e fragili della cultura mediterranea contemporanea.



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