Montefalco oltre il Sagrantino: la rivincita del Trebbiano Spoletino
Gli assaggi dall’anteprima a Montefalco raccontano di un Sagrantino in evoluzione, tra frutto e trasparenze, ma soprattutto di un Trebbiano Spoletino in grande spolvero che attrae sempre più attenzioni (anche sul mercato).
Consapevolezza. È questa la cifra che emerge scorrazzando tra valli e colline tra Montefalco e Spoleto, alla scoperta di una denominazione ormai plurale che vede rafforzarsi la ricerca sul Trebbiano Spoletino, mentre il Sagrantino procede nell'evoluzione verso una espressione contemporanea.
Così l'evento annuale A Montefalco, promosso dal Consorzio Tutela Vini Montefalco, ha portato in primo piano non solo il cavallo di razza Sagrantino — con l'anteprima della vendemmia 2022 — ma l'intero portafoglio di un areale che nel tempo ha saputo esprimere un'identità enoica multiforme.
È anche grazie a questa diversificazione della proposta che la denominazione è riuscita ad archiviare il 2025 con una crescita pari a zero.
Può sembrare una battuta ma in realtà una sostanziale tenuta sul 2024, in una stagione segnata da incertezze di mercato e crisi geopolitiche, è già un risultato soddisfacente.
precisa il presidente del Consorzio Paolo Bartoloni.
I numeri della denominazione
I dati 2025 restituiscono il quadro di un sistema produttivo compatto e capace tutto sommato di tenere.
Le tre denominazioni tutelate dal Consorzio — DOCG Montefalco Sagrantino, DOC Montefalco e DOC Spoleto — contano complessivamente 74 cantine attive, di cui 64 socie del Consorzio. E le bottiglie potenziali del 2025 sono 1,3 milioni per il Sagrantino, 3,2 milioni per la DOC Montefalco, 416mila per la DOC Spoleto.
L'export incide per circa il 12,5% del valore, con mercati principali in Stati Uniti (27%) e Svezia (23%), seguiti da Svizzera, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito (ciascuno intorno al 5-6%). Sul mercato domestico, l'Umbria assorbe il 45% dei volumi e questo è un ottimo segno per lo sviluppo di una proposta enoturistica sempre più articolata.
Il Sagrantino all'anteprima 2022
L'anteprima dell'edizione 2026 di A Montefalco è stata dedicata al Sagrantino 2022 - anche se le etichette in degustazione erano solo 12.
L'annata 2022 è stata segnata da un inverno siccitoso e da un'estate estrema, che ha però trovato un punto di svolta nei fenomeni piovosi di fine settembre, permettendo al Sagrantino — varietà tardiva — di completare la maturazione nei tempi canonici. Le uve sono arrivate in cantina in buona salute, con una concentrazione fenolica che ha richiesto cautela nelle estrazioni.
Il risultato, nei calici, è un vino maturo ma non eccessivo, giocato sul frutto con una struttura tannica non "brutale", ma anzi con sfumature balsamiche che una certa spinta alcolica enfatizzano.
All'assaggio si segnalano i vini di Antonelli - bella trasparenza, naso di frutti rossi e note officinali, grande eleganza che torna nel sorso, alleggerito nei tannini, leggiadro e sapido – e di Scacciadiavoli - naso elegante con spunti erbacei (quasi vermuttosi), sorso fresco, tannino elegante, l'acidità emergono in lunghezza, gastronomico e vivace senza banalità - ma anche di Tenute Lunelli che porta tanto frutto senza appesantimenti, sorso fresco con note di dolcezza che giocano di lunghezza, con buona acidità e sapidità.
Tra i Sagrantino delle annate precedenti (che sono la maggioranza in assaggio) si mettono in evidenza tra i 2020 i cru di Antonelli, capaci di freschezza con tannini composti, le etichette di Di Filippo (tonico nei tannini, balsamico), di Tenuta Alzatura e Lungarotti (dove emerge l'affinamento, ma con garbo). Tra i 2021 spiccano Colle Ciocco (tannini compatti, ma bella eleganza), ma anche Moretti Omero (amaricante e tannico, di convincente scorrevolezza) e l'elegante Scacciadiavoli. Merita una menzione il Donna Giulia 2016 di Le Cimate, dieci anni di eleganza con bocca sottile quasi emaciata, bella texture con tannini ancora capaci di sostenere il sorso, finale di buona acidità.
Trebbiano Spoletino sugli scudi
Se il Sagrantino resta il simbolo, è il Trebbiano Spoletino la storia più interessante degli ultimi anni nel panorama di Montefalco. Varietà antichissima, era rimasta a lungo relegata ai margini e oggi è al centro di un rilancio che i numeri confermano: la DOC Spoleto, riconosciuta solo nel 2011, ha visto salire la produzione da 250mila bottiglie del 2021 a 416mila nel 2025, con un incremento superiore al 65% nell'arco di cinque anni. E con le recenti modifiche del disciplinare, che ampliano l'area della DOC, c'è la potenzialità per un raddoppio della produzione rivendicata.
Il vitigno è una varietà vigorosa, resistente a quasi tutte le malattie, con una buccia tenace che lo protegge nelle annate più difficili — comprese quelle calde e siccitose — grazie all'elevata vigoria e a una dotazione acida naturalmente elevata. Il profilo organolettico che ne risulta è definito "bidimensionale": da un lato una freschezza aromatica, uno scheletro acido e un nerbo citrico inconsueti per l'Italia centrale, dall'altro una riconoscibilità territoriale fatta di dolcezza fruttata, struttura e volume sapido.
Al di là delle definizioni, nel calice si trovano dei bei vini. Tra i (troppo) giovani 2025 spicca Le Molacce di Arnaldo Caprai con profumi intriganti di macchia mediterranea ed erbe officinali, bella acidità che slancia. Muovendo sul 2024, emergono il Trebium di Antonelli (profumi di erbe dolci e corpo masticabile, quasi oleoso, grande bevibilità), il Tempestivo di Colle Ciocco (fiori essiccati, pietra e note ammandorlate al naso, in bocca scivola agrumato, lineare, con spinta alcolica e una bella acidità che promette bene), Poggio al Vescovo e Misluli dell'immancabile Cantina Ninni (tensione e mineralità, frutto, acidità tagliente e sinuosa allo stesso tempo per il primo; immediato e longevo il secondo, tisanoreico nei profumi e al palato senza rinunciare all'acidità).
Approfondendo nelle annate, giocano bene il Vigna Tonda 2023 di Antonelli (calicantus e zagara al naso, acidità prolungata, finale sapido) e il Tenuta di Brancalupo 2023 di Lungarotti (polposo e sapido, con acidità accentuata), ma anche il 2022 di Colle Uncinano (frutto e zafferano al naso, sorso goloso con acidità e sale che allungano il finale) e la Riserva del Cavalier Bartoloni 2022 di Le Cimate (naso di fiori essiccati e note idrocarburiche, sorso minerale, alcolico, agile con acidità).