Salta al contenuto
Foto fornita

San Felice debutta al Mudec con San Vito, nuova Gran Selezione

Vino
Toscana

A Castelnuovo Berardenga nasce il progetto Suoli: accanto allo storico Poggio Rosso arriva San Vito, Sangiovese in purezza da 1,5 ettari di sabbie plioceniche. Due cru, due geologie, una sola lettura del terroir chiantigiano.

Da San Felice arriva San Vito, la nuova Chianti Classico Gran Selezione che amplia la gamma della tenuta di Castelnuovo Berardenga, di proprietà del Gruppo Allianz dal 1978. Il vino nasce da una singola parcella di circa 1,5 ettari situata a sud del borgo aziendale, a 350 metri di altitudine, e affianca lo storico Poggio Rosso, prodotto per la prima volta nel 1978 e divenuto Gran Selezione nel 2011. Annata d'esordio la 2021, in 3.300 bottiglie.

La presentazione al Mudec

La cornice scelta per il debutto milanese è stata il Mudec, con un pranzo costruito attorno a un filo conduttore curato e narrativamente coerente: Suoli ed Evoluzione, gioco di rimandi fra il progetto enologico di San Felice e la cifra dello chef Enrico Bartolini, da tempo legato all'universo Allianz come consulente del ristorante Poggio Rosso all'interno del Borgo. Il dialogo fra calice e piatto ha trovato il suo momento più riuscito nell'iconico risotto Evoluzione — rapa rossa e salsa al gorgonzola, ricetta che Bartolini riadatta di stagione in stagione — accostato proprio al San Vito del progetto Suoli.
Convincente anche l'abbinamento con un il filetto di vacca podolica, in cui la trama saporita del piatto ha trovato nel Poggio Rosso di San Felice un contrappunto di pulizia ed equilibrio. Qualche margine di affinamento, va detto, si è registrato sul fronte del servizio in sala: un dettaglio che, in un progetto di questa ambizione narrativa, meriterebbe la stessa cura riservata al contenuto del bicchiere.

Il progetto Suoli: due cru, due geologie

Con San Vito prende forma il progetto Suoli, che dà voce alle differenze di terroir all'interno della tenuta chiantigiana. Due le interpretazioni del Sangiovese in purezza, lette attraverso matrici geologiche distinte:

  • Poggio Rosso — 2 ettari a circa 400 metri s.l.m., su suoli argilloso-calcarei di alberese e galestro. Struttura, tensione tannica, profondità minerale.
  • San Vito — 1,5 ettari a 350 metri s.l.m., su sabbie plioceniche formatesi 5 milioni di anni fa, quando l'area era ricoperta da un mare poco profondo. Eleganza, grazia, profilo floreale.

Immaginate il Sangiovese come un'orchestra: in San Vito vibrano i violini, delicati e armoniosi, mentre nel Poggio Rosso risuona la batteria, potente e avvolgente

Francesca Giuggioli

Enologa

Francesca Giuggioli

Enologa

Il vino e l'etichetta

San Vito entra nel calice con discrezione: ingresso preciso, note floreali, profilo aromatico pulito. Armonico e avvolgente, rivela nel tempo profondità e una complessità che smentisce la sua apparente delicatezza. Affinamento di 20 mesi in tonneau di rovere francese da 500 litri, seguito da 15 mesi in bottiglia. Tenore alcolico 13,5%, acidità totale 6,1 g/l.

L'etichetta è firmata da Federica Cecchi, architetta e designer già autrice della linea Vitiarium: una carta in rilievo, puntinata, che riprende il colore delle sabbie plioceniche e ne restituisce al tatto la consistenza granulosa.

Una zonazione lunga decenni

Il progetto Suoli si inserisce in un percorso di studio dei terroir avviato a San Felice fin dagli anni Sessanta, in collaborazione con l'Università di Firenze e con figure come i professori Mario Fregoni e Attilio Scienza. Le tre tenute toscane del gruppo — San Felice nel Chianti Classico, Campogiovanni a Montalcino e Bell'Aja a Bolgheri — contano complessivamente 188 ettari vitati e una produzione di circa 900.000 bottiglie. Dal 2025 il team enologico si avvale del supporto del consulente francese Thomas Duclos, nel ruolo di wine coach trasversale alle tre realtà.



Di più sull'argomento
1 / 12