Il gigante silenzioso
A sud di Milano, dove la pianura comincia lentamente a sollevarsi verso l’Appennino, il territorio è molto più di una periferia produttiva del vino lombardo. Qui la viticoltura è una questione di esposizione, ventilazione ed escursioni termiche. E oggi, finalmente, anche di consapevolezza.
Da Falstaff Magazine 1/26
In Oltrepò – così viene comunemente chiamata la zona – troviamo un mosaico di colline che alternano marne, argille e arenarie, con altitudini che cambiano nel giro di pochi chilometri e generano microclimi sorprendentemente diversi. Un dato basta per ribaltare molti luoghi comuni: su circa 25 milioni di bottiglie prodotte ogni anno, solo 700mila sono spumanti. Eppure, la percezione esterna non sempre riflette tutto questo. Il territorio conta circa 11.539 ettari vitati, una superficie che lo rende uno dei distretti viticoli più estesi del Nord Italia. Non una nicchia, ma un sistema complesso. Parliamo di vini fermi, di Pinot Nero che cerca finezza più che potenza, di Riesling che sfrutta altitudine e acidità naturale per costruire tensione.
Tra pianura e appennino
L’Oltrepò, da sempre terra di confine tra regioni, è un anfiteatro naturale che dal Po sale progressivamente verso l’Appennino ligure. Il 45esimo parallelo attraversa queste colline, creando un equilibrio climatico particolare: gli influssi continentali della pianura e le correnti più fresche dalle alture. Nelle zone più elevate l’acidità nell’uva si conserva; nelle esposizioni più calde maturità e struttura trovano completezza. È questa dualità a rendere il territorio vocato alla viticoltura. Qui non esiste un unico stile, ma una pluralità di interpretazioni.
Pinot Nero: una vocazione strutturale
In queste zone il Pinot Nero non è una moda ma un dato strutturale. Con circa 2.869 ettari coltivati (circa il 25% della superficie totale), l’Oltrepò Pavese è la terza zona al mondo per estensione di Pinot Nero, dopo Champagne e Borgogna. Una dimensione che richiede rispetto. Il vitigno è destinato sia al metodo classico – oggi regolamentato dal disciplinare del Classese – sia al Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Doc in versione rossa ferma. Ed è proprio in queste due espressioni che il territorio sta mostrando una maturità crescente.
A Rocca de’ Giorgi, nella Valle Scuropasso, fu il conte Augusto Giorgi di Vistarino a introdurre nel 1850 le prime barbatelle di Pinot Noir francesi. Oggi Conte Vistarino continua a lavorare per parcelle – Bertone, Pernice, Tavernetto – cercando altitudine, precisione e finezza tannica. Tenuta Mazzolino, sulla riva destra del Po, concentra la propria lettura su Pinot Nero e Chardonnay, con un approccio biologico e una interpretazione contemporanea: meno estrazione, più definizione. A Casteggio, Frecciarossa coltiva vigne dal 1919. La filosofia resta chiara: equilibrio, bevibilità e rispetto della tradizione. Il Pinot Nero è tra i fiori all’occhiello, mentre la nuova generazione lavora con libertà sperimentale, mantenendo però un legame saldo con il territorio. A Calvignano, sulle pendici del Monte Cérésino, Travaglino coltiva circa 80 ettari in una delle zone più vocate. Il Pinot Nero fermo qui si muove su equilibrio e tensione, senza troppi muscoli. Anche il Riesling renano trova condizioni favorevoli; la degustazione lo conferma.
Riesling: il potenziale ancora da affinare
Tra le uve a bacca bianca – che rappresentano un terzo della superficie totale – prevalgono Pinot Grigio e Riesling Italico. Il Riesling Renano, pur meno diffuso, è quello che nelle zone più alte offre le espressioni più convincenti. L’acidità e la freschezza sono il patrimonio chiave. Verticalità e slancio sono le qualità che meglio raccontano le colline più elevate. Il Riesling Italico resta identitario, ma qualitativamente disomogeneo. Il Renano, quando ben interpretato, ha un potenziale evolutivo importante.
Croatina: indentità e profondità
Se Pinot Nero e Riesling Renano rappresentano la vocazione internazionale, la Croatina è l’identità più schietta del territorio; secondo i dati consortili copre 2.846 ettari, praticamente quanto il Pinot Nero. La Croatina, quando lavorata con rese contenute e attenzione estrattiva, genera vini di colore intenso, frutto scuro, struttura importante ma anche tanta dinamica. Le versioni meglio interpretate non sono più vini rustici: sono proposte importanti, bilanciate, di struttura e capaci di evolvere. Fiamberti Vini, realtà storica attiva dal 1814, mantiene un forte legame con le denominazioni dell’area orientale – Buttafuoco e Sangue di Giuda – e interpreta i vitigni locali con continuità familiare e identità precisa.
Una lettura nuova, venuta da fuori
Accanto alle aziende storiche emergono progetti più recenti, come quello della Tenuta Cordero San Giorgio, a Santa Giuletta, che nasce in un Oltrepò “di confine” tra Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna. La famiglia Cordero approda qui dopo l’esperienza di Vietti, a Castiglione Falletto. Per i fratelli Francesco, Lorenzo e Caterina l’approccio è chiaro: precisione, espressività e centralità del Pinot Nero. Le nuove interpretazioni mostrano mano sicura e rigore tecnico.