Salta al contenuto

Tra gondole e folla: il fragile equilibrio di Venezia

Tra gondole e folla: il fragile equilibrio di Venezia
© Marc Land (Unsplash)

Overtourism: quando il turismo mette sotto pressione

Viaggio
Sostenibilità
Overtourism

Viaggiare consapevoli: come affrontare la pressione turistica e proteggere le destinazioni.

«Chiusi per manutenzione». L'annuncio arriva dalle Isole Faroe.

Per qualche giorno, ormai da diversi anni, le porte si chiudono ai turisti tradizionali, aprendosi solo a volontari disposti a rimboccarsi le maniche per riparare sentieri e preservare l'ambiente. Un gesto simbolico, potente: una destinazione che preme il tasto "pausa" per ripensare il suo rapporto con il turismo. È un'iniziativa che rivela una doppia natura: da un lato, un autentico sforzo di sostenibilità, dall'altro, un'abile mossa di marketing che far leva sul principio di scarsità, rendendo le isole ancora più desiderabili proprio perché temporaneamente inaccessibili. L'iniziativa delle Faroe mette a nudo i paradossi del turismo moderno e introduce un termine ormai sulla bocca di tutti: overtourism.

Non si tratta semplicemente di "troppi turisti", ma di una condizione complessa in cui l'impatto del turismo – in certi luoghi e periodi – supera la soglia di capacità fisica, ecologica, sociale ed economica di una destinazione. Eppure, il viaggiatore moderno è sempre più consapevole.
Una ricerca globale di Booking.com del 2024 rivela un cambiamento significativo: per la prima volta, oltre la metà dei turisti (53%) si dichiara cosciente dell'impatto dei propri viaggi non solo sull'ambiente, ma anche sulle comunità locali. L'importanza di viaggiare in modo sostenibile è riconosciuta dall'84% degli intervistati a livello globale. L'intenzione è forte: il 93% afferma di voler fare scelte più sostenibili e, in qualche misura, ci ha provato. C'è un desiderio crescente di contribuire positivamente: il 73% vuole che il denaro speso vada a beneficio dell'economia locale e ben il 69% aspira a lasciare i luoghi visitati migliori di come li ha trovati.

Un mosaico di ombrelloni: quando il relax diventa ressa
© Connor Anderson (Unsplash)
Un mosaico di ombrelloni: quando il relax diventa ressa

L'Italia e le criticità dell'overtourism

L'Italia, con le sue celebri destinazioni, è un epicentro del fenomeno overtourism. Luoghi iconici come Venezia (oltre 13 milioni di notti pernottate nel 2024, senza considerare il turismo mordi e fuggi di un giorno), le Cinque Terre (con 4 milioni di accessi nel 2023, +1 milione sull'anno prima) e Roma (51,4 milioni di presenze e 22,2 milioni di arrivi nel 2024, amplificati quest'anno dal Giubileo) soffrono la pressione di flussi turistici concentrati. Gli impatti sono evidenti. La gentrificazione svuota i centri storici dei servizi per residenti, sostituiti da attività a misura di turista, mentre l'esplosione degli affitti brevi fa impennare i prezzi immobiliari, contribuendo allo spopolamento.

Non basta guardare ai picchi di presenze - afferma Fabio Sacco, destination manager e direttore dell'APT Val di Sole - bisogna considerare il turismo come un fenomeno complesso, sociale ed economico, che richiede strategie equilibrate. Se lasci accadere il turismo da solo, tende a estremizzarsi, se provi a gestirlo, invece, trovi gli spazi per favorire l'equilibrio. Limitarsi a misure tampone come tasse d'ingresso o divieti non risolve il problema. La soluzione è provare ad analizzare i flussi, capire dove creare attrazioni dove attualmente non ci sono per gestirli e indirizzarli diversamente sul territorio. È fondamentale lavorare per un equilibrio che consideri le esigenze degli ospiti e dei residenti, promuovendo le stagioni intermedie e garantendo che lo sviluppo turistico sia sostenibile non solo ambientalmente, ma anche socialmente.

In Val di Sole, l'approccio alla gestione dell'overtourism si traduce in azioni concrete, come spiega ancora Fabio Sacco. «Il turismo va governato attivamente per garantire equilibrio e sostenibilità, lavorando sulla coda delle stagioni».
Questa filosofia si traduce in una strategia che punta a distribuire i flussi nel tempo e nello spazio. Si investe attivamente nel marketing per le stagioni alternative, come l'autunno e la primavera, riducendo la promozione per l'inverno che già attira naturalmente visitatori. Coerentemente, i grandi eventi – per esempio la Coppa del Mondo di mountain bike - vengono strategicamente posizionati a ridosso dei mesi più congestionati, durante i quali non vengono finanziate manifestazioni. Per alleggerire la pressione sui luoghi più noti, si lavora sulla creazione di nuove attrattive in zone meno centrali, intervendo anche sulla mobilità nei periodi di picco, arrivando a chiudere le strade più trafficate e sostituendo il traffico privato con navette pubbliche, promuovendo così un accesso più sostenibile e controllato al territorio.

Il turismo che rigenera

Accanto alla gestione sostenibile, emerge una nuova frontiera: il turismo rigenerativo. Come spiega Emma Taveri, fondatrice di Destination Makers, questo approccio

va oltre il turismo esperienziale e si focalizza sulla possibilità di vivere un'esperienza trasformativa e anche rigenerativa per i territori. Il turismo diventa così un modo per attrarre persone che diventano partecipi anche dei processi di cambiamento del territorio stesso».

Non si cercano più solo luoghi da vedere, ma, come evidenziato in questo articolo del New York Times, luoghi in cui puoi fare la differenza. Questa filosofia si riflette in diverse iniziative internazionali, come racconta ancora Taveri

Helsinki, con il suo progetto "Think Sustainably", ha costruito un'offerta turistica sostenibile in modo partecipato con gli operatori locali. Valencia, Capitale Verde Europea 2024, è stata pioniera nel misurare la carbon footprint del turismo. Il Costa Rica ha costruito il suo posizionamento turistico sulla sostenibilità.

Anche le campagne di marketing si evolvono. La "Tiaki Promise" della Nuova Zelanda è un impegno per il turista a lasciare la Nuova Zelanda migliore di come la si è trovata. Ma campagne di marketing interessanti arrivano anche dall'Italia.

Con "Recharging Nature" abbiamo ideato una campagna per rilanciare il territorio delle Dolomiti Bellunesi interessate dalla tempesta Vaia, che offriva soggiorni in rifugi senza connessione per aiutare la ripartenza, diventando un caso di studio sul turismo trasformativo con 19.000 candidature. A questa è seguita una seconda edizione provocatoria, "Recharging Nature, che vinca il peggiore", che ha messo in palio un soggiorno spartano in un tugurio per riflettere sull'importanza delle risorse naturali che stiamo sprecando

Altri esempi non mancano. Da Wonder Grottole, che ha rivitalizzato un piccolo borgo della Basilicata, attraverso la proposta di esperienze autenticamente locali. A Castelsaraceno, dove il ponte tibetano più lungo del mondo è diventato motore di sviluppo locale sostenibile. «Prima di promuovere un territorio, occorre creare un'offerta autentica, che nasca dalla comunità e generi valore reale» conclude Taveri.


 

Alessandro Ricci
Alessandro Ricci
Autore
Di più sull'argomento
1 / 12