Come Dorian Gray, Glenlivet 85 Anni di Gordon & MacPhail, assaggiato in anteprima
Com’è il Single Malt più maturo mai imbottigliato, svelato dallo storico brand dello Scotch whisky, nel decanter disegnato dall’architetta Jeanne Gang per la serie Artistry in Oak.
Luci dritte illuminano il palco nel buio della sala. Al centro, un piedistallo coperto da un velo scuro. In platea si sussurra, ci si cerca, si fanno cenni, qualche minuto finché si siedono gli ultimi, poi cala il silenzio. C’è un certo tremito nella voce di Stuart Cassells, global head of sales di Gordon & MacPhail, mentre con le sue erre scozzesi dà il benvenuto a una folla che non riesce a distinguere, ma che – lo sa bene – c’è ed è impaziente di sapere come proseguirà la serata.
Dopo l’annuncio di metà settembre, Gordon & MacPhail, firma di riferimento nel mondo dello Scotch whisky, ha presentato in anteprima al Whisky Live Paris (27-29 settembre) il Single Malt più invecchiato mai imbottigliato nella storia. Si tratta di uno spirito di 85 anni proveniente dalla distilleria Glenlivet, maturato in una botte che aveva contenuto Sherry, dopo esser stato distillato nel 1940. Sì, nel 1940 e a pensarci tremano un po’ le gambe. In quell’anno il secondo conflitto mondiale dilagava in tutta Europa, l’Italia entrava in guerra, la Gran Bretagna si difendeva dagli attacchi aerei tedeschi. Ma un liquido distillato in quell’anno sarebbe arrivato fin nel decanter disegnato dall’architetta Jeanne Gang e posizionato sul piedistallo in mezzo al palco, che di lì a poco sarebbe sbucato da sotto il velo.
Ora, quello che tutti si stanno chiedendo in sala non lo dicono, ma è chiarissimo: chissà com’è? Perché non è mica scontato che durante la presentazione di imbottigliamenti così esclusivi, ne venga poi fatto assaggiare anche il contenuto.
E invece, proprio questa volta, l’assaggio c’è stato e Falstaff Italia era lì per raccontarvelo.
130 ANNI DI GORDON & MACPHAIL
Questa release speciale della serie Artistry in Oak arriva nell’anno in cui Gordon & MacPhail compie 130 anni.
La storia la racconta Richard Urquhart, quarta generazione della famiglia che ha condotto l’azienda fino a oggi. «John Urquhart iniziò come apprendista all’età di quattordici anni presso la ditta dei fondatori James Gordon and John Alexander McPhail». La bottega, fondata nel 1895 nello Speyside, raccoglieva prodotti alimentari da tutto il mondo, tra cui tè, caffè, spezie, vini e ovviamente anche whisky. Attorno al 1915 il giovane John Urquhart aiutava Gordon nella selezione e nell’acquisto di botti dalle distillerie, nella maturazione e nella preparazione di blend per la clientela del negozio. Nel 1933, sempre a 14 anni, suo figlio George lo avrebbe affiancato nel lavoro e insieme a lui, nel 1940, avrebbe scelto quella botte numero 336. «Nel 1956, dopo la morte di John, George divenne l’unico proprietario della ditta. Da allora è stata poi guidata da mio padre, i miei zii, mia zia finché oggi, anche i membri della mia generazione sono in questa azienda, ancora fieramente a gestione familiare dopo centotrent’anni», racconta Richard Urquhart. Peccato non poter tornare indietro oggi e chiedere a nonno George come avesse selezionato quel whisky e quella botte perché invecchiasse così bene. «Chissà cosa direbbe oggi a sapermi qui su questo palco a Parigi», sorride.
Potendo, ce ne sarebbero di cose da chiedergli, anche se la storia di Gordon & MacPhail parla per sé. Universalmente considerato il più importante imbottigliatore indipendente e un precursore del Single Malt, il brand ha sempre avuto la fama di grande selezionatore, oltre ad avere da sempre maturato – è il caso di dirlo – un rapporto molto forte con le distillerie dalle quali imbottigliava, per le quali negli anni ha funto anche da archivio, potendo stoccare liquidi per molto più tempo rispetto a quanto non potessero aspettarne i produttori.
Nel 1993 il passo verso gli alambicchi avviene con l’acquisto della distilleria Benromach a Forres, mentre più recentemente, nel 2019 viene avviata la costruzione della avveniristica The Cairn, all’interno del Parco Nazionale di Cairngorms.
Sebbene da qualche anno Gordon & MacPhail abbia annunciato di voler fermare l’acquisto di botti per concentrarsi sulla produzione, i magazzini dell’azienda contengono liquido sufficiente ancora per diversi anni.
COM'È GLENLIVET 85YO, ARTISTRY IN OAK
Al disvelamento del super ospite della serata si arriva lentamente, dopo altri due assaggi dalle selezioni di Gordon & MacPhail – del resto, ci ha messo 85 anni ad arrivare in bottiglia, non vorrete mica bruciarvelo subito.
Tra le poltroncine della sala arrivano un Longmorn del 1968 e un Glen Grant del 1955, tanto per bagnarsi la bocca, poi ci siamo. Via il velo.
Per il design Jeanne Gang ha ideato una scultura che evoca l'idea di un albero con i rami intrecciati attorno a una gemma di ambra. Quattro rami separati, realizzati in bronzo, si avvolgono dunque a spirale verso l'alto. Al centro, il contenitore in vetro con il whisky distillato il 3 febbraio 1940 e imbottigliato il 5 febbraio di quest’anno.
Ogni decanter – in tutto ne sono stati prodotti soltanto 125 - ha un costo di 125.000 sterline. L’esemplare numero 1 sarà battuto da Christie’s in un’asta online in programma tra il 7 e il 21 novembre, a favore dell’organizzazione non profit American Forests, impegnata nella riforestazione sul territorio statunitense.
Ma veniamo a noi, perché in platea iniziano a girare i bicchierini. Di solito un’età del genere basta a coltivare i pregiudizi, ma qua l’unica domanda che circola è: com’è possibile?
Nel calice ci sono fiori e miele di tiglio, frutta dolce e fresca, susine Claudie mature, mela, agrumi, per un attimo il legno delle dispense, un’idea di tabacco, un sospetto d’anice, erbe fresche. Il sorso è vivace, riempie la bocca di frutta, qualcosa che ricorda l’albicocca in composta, e poi si lascia dietro una texture oleosa e gradevole, che ricorda il burro scaldato e il toffee. L’alcol non è affatto spento, sta lì coi suoi 43,7 gradi a bilanciare il tutto. Poi cumino e freschezza speziata sul finale.
Sollevi la testa disorientato e allora ti guardi intorno, chiedendoti se da qualche parte non esista un altro velo su un altro piedistallo, a coprire un ritratto invecchiato al posto del Dorian Gray che sta lì a sorriderti – ancora per poco – dal bicchiere.
Niente, il vero segreto di quella botte, custodita, pare, in mezzo alle altre per limitare l’angel share, resta nei magazzini di Gordon & MacPhail. E possiamo solo esserne felici.