Dieci assaggi dal Milano Whisky Festival (9 whisky più un intruso)
Una rassegna di etichette da tenere a mente, tra gli assaggi dal 19mo festival dedicato a tutti gli amanti italiani di distillati.
Tra Scozia, Usa e Asia, imbottigliatori, brand giovani e grandi firme, la 19esima edizione del Milano Whisky Festival & Rum Show si è confermata un appuntamento di rito.
Transitata dal Palazzo delle Stelline agli spazi del MiCo, l’intensa tre-giorni milanese ha riunito i più importanti distributori e brand di distillerie di Scotch Whisky, Irish Whiskey, Bourbon, whisky dall’estremo oriente, rum, ron, rhum e chi più ne ha più ne metta. Quest’anno, infatti, gli organizzatori Andrea Giannone e Giuseppe Gervasio Dolci hanno lanciato anche AquavITAe, un format parallelo, dedicato a gin, vermouth, bitter, digestivi e, in generale, a tutta la liquoristica italiana e internazionale.
«Abbiamo pensato che ai distributori e alle distillerie mancasse un’occasione per presentare i prodotti in un contesto istituzionale e professionale - dichiarano - in cui comunicare in un’atmosfera tranquilla e rilassata, senza musica a tutto volume. Il Festival rimane storicamente dedicato a whisky e rum e non volevamo snaturarlo. Da lì l’idea di una nuova creatura, che desse spazio e voce a tutti le altre tipologie».
Mantenendo un focus sul whisky (con un’eccezione dal Cognac), ecco una selezione di assaggi che hanno lasciato il segno e che sarebbe il caso di scovare e provare, per trascorrere le feste in compagnia di un dram tutt’altro che mainstream.
Arran Single Malt Scotch Whisky 10 anni, 46% vol
Tra la costa occidentale della Scozia e la penisola di Kintyre, l’isola di Arran se ne sta sospesa in quel grosso specchio di mare che è il Firth of Clyde. La Lochranza Distillery prende il nome dalla capitale dell’isola ed è situata a nord. Si tratta di una realtà relativamente giovane, nata nel 1995, che in questi anni si è ben affermata, alla cui proprietà si è aggiunta nel 2017 anche Lagg, seconda distilleria dell’isola (sebbene affatto nuova nel nome).
Il 10 anni è uno di quei whisky con cui si va sempre sul sicuro, maturato in botti ex-Bourbon ed ex-Sherry con finish di 10 mesi in botti first fill ex-Sherry. Crema agli agrumi, miele di castagno e iodio precedono un sorso caldo e sinuoso, tra lo strudel di mele e un finale dai ricordi salmastri.
Lochlea Sowing Edition 2nd Crop, 46% vol
Ci si sposta di poco (per lo meno in linea d’aria), siamo nell’Ayeshire, a sud di Glasgow. Lochlea è una giovane distilleria indipendente fondata nel 2016 nella fattoria della famiglia McGeoch, che in precedenza coltivava orzo per rifornire i produttori di whisky. La filosofia è “from field to glass” e l’orzo per i Single Malt arriva dai campi di proprietà. A dirigere la produzione c’è qualcuno con giusto un po’ di esperienza nel mondo del whisky, John Campbell, ex distillery manager di Laphroaig. Sowing Edition è un Single Malt maturato in botti ex-Bourbon fist fill, che regala tutta la sua morbidezza di frollino al limone e vaniglia (presente gli Shortbread?), un sorso oleoso, tra mela e pasta di mandorle, miele agli agrumi e appena un tocco di pepe bianco.
Whisky Facile, St. Kilian Peated Single Malt Whisky 6 yo, 60,7% vol
Potete provarci in tutti i modi, ma se assaggiate questo imbottigliamento dei ragazzi di Whisky Facile senza saperlo, non penserete mai che possa arrivare da una distilleria tedesca. Ammettiamolo, forse tutti i torti non li avete, perché il malto è scozzese (la torba pure), mentre la botte è un ex Jack Daniel’s Tennessee whiskey. La distilleria è la bavarese St. Kilian, di Rüdenau, già nota per etichette dedicate a Bud Spencer, Terence Hill e i Judas Priest. Ecco, dimenticateli per un secondo e godetevi il fumo terroso della torba, tra sbuffi di crema alla vaniglia e freschezze dolomitiche da escursione in cerca di funghi. Sorso consistente, aromi di nocciola tostata, erbe affumicate e pasticcini al limone. Ah, la gradazione è alta, ma tanto non ve ne siete accorti.
FEW Straight Rye Whiskey, 46,5% vol
Frances Elizabeth Willard era una delle più fiere voci del proibizionismo statunitense e Paul Hletko ha pensato bene di usare le sue iniziali per dare il nome alla propria distilleria, aperta nel 2008 a Evanston, Illinois, quel quartier generale del Temperance Movement in cui gli alcolici sarebbero rimasti proibiti fino agli anni Settanta. Dice molto sullo humor del fondatore e – a posteriori – forse dice qualcosa anche sul ruolo che Hletko ha avuto nel mondo delle distillerie craft a stelle e strisce. Dopo i suoi 4 anni in botti di rovere americano, il Rye Whiskey ha un bel naso balsamico, tra la resina di pino e una nota erbacea e di tè, poi caramella mou, apple pie e zenzero essiccato. Al palato è polposo e agrumato, più secco e pepato di quanto il naso lasci intendere. Menta fresca sul finale.
Benriach The Twelve Speyside Single Malt Scotch Whisky 12 anni, 46% vol
Nell’universo Brown-Forman, Benriach è una di quelle chicche di cui la multinazionale sta avendo la giusta cura. La distilleria, riaperta nel 1965 dopo un breve periodo di apertura a fine Ottocento, si appoggia sul prezioso lavoro di Rachel Berrie nella composizione dei blend, che li delinea con estrema precisione. Nel The Twelve c’è tutta la dolcezza dello Speyside, che in questo caso deriva da una maturazione in botti ex-Bourbon, ex-Sherry ed ex-Porto. Cacao amaro, torta di castagne e cioccolato, melata, balsamicità dolci di nepitella. Al palato composta di ciliegie e un sorso oleoso quanto basta, pizzicato da un velo di pepe. Il finale è più saporito di quanto ci si aspetti.
Prieto y Prieta Whisky Mexicano de Maiz de Oaxaca, 43% vol
Il whisky, si sa, lo si produce in un po’ in tutto il mondo. Fin qui però non vi sareste aspettati di assaggiarne uno messicano, e invece. Il whisky si produce anche qui e nel caso di Prieto y Prieta la materia prima sono quattro diverse tipologie di mais native di Oaxaca, giallo, bianco, viola e rosso, questi ultimi lavorati dopo esser stati attaccati dal huitlacoche, fungo grigiastro che attacca il mais, trasformando le pannocchie in qualcosa di simile a dei piccoli zombie vegetali. La maturazione avviene in rovere francese nuovo, rovere americano usato ed botti ex-Sherry. Ne esce un naso dalle balsamicità intense ed erbacee, a cui si mescolano sensazioni dolci, vanigliate e tostate. Al palato pesca, caramello e ricordi di cacao. Non un whisky da appassionati, ma che riesce nell’obiettivo di incuriosire, avvicinando alla categoria. Non di sola agave vive il palenquero.
Morisco Spirits, Glentauchers 13 years old, 54,8% vol
Torniamo sulla retta via e lo facciamo alla grande. Marchigiano, ma con un amore spassionato per la Scozia e per i distillati in generale, Andrea Morisco è un giovane imbottigliatore che cerca di mettere in ognuna delle sue etichette uno stile ben definito e riconoscibile. E ci riesce molto bene. In questo caso l’imbottigliamento arriva da Glentauchers, distilleria di proprietà di Pernod Ricard, sfruttata per lo più per la produzione di distillati da inserire nei blended. Qui troviamo caramello, composta di fichi, prugne arrostite, un velo erbaceo che sbuca tra golosi morsi di torta sacher e un’idea di cera sulle dita. Il sorso è caldo, intenso e riporta al palato sensazioni di torta al cacao appena sfornata, ciliegie sotto spirito e pan di zenzero, con un finale lungo e carnoso, nel naso le erbe. Brodo di giuggiole. Meglio correre prima che finisca.
GlenAllachie Speyside Single Malt Scotch Whisky 15 anni, 46% vol
Restiamo nello Speyside e, nello specifico, ci fermiamo da GlenAllachie che può contare su uno dei più celebri nomi del whisky, Billy Walker. Nata nel 1967 e passata varie volte di mano fino ad arrivare a Pernod Ricard, la distilleria vede l’ingresso ufficiale di Walker nel 2017 e nel 2018 i lancio del primo core range che nel 2024 è stato rinnovato nella veste grafica.
Il naso del 15 anni catapulta tra spezie dolci, toffee, note agrumate e di frutta tropicale candita. L’influenza dello Sherry si sente tutta. Il sorso è un velluto caldo, tra armonia alcolica e aromi dolci che ritornano, marzapane, caramello, miele di montagna. Finale lungo e balsamico.
The Lake’s, Whiskymaker’s Edition Infinity, Single Malt Whisky, 52% vol
Tra i nomi che stanno contribuendo al grande momento del whisky inglese c’è sicuramente The Lake’s. Fondata da Paul Currie nel 2014, la distilleria nasce dai resti di una vecchia fattoria ottocentesca, nel mezzo del Lake District National Park, nel nord over dell’Inghilterra.
Se si ama lo Sherry, Infinity ne è la condensazione in un dram, maturato in botti ex-Oloroso, Palo Cortado, Fino e Manzanilla. Al naso è dattero, cacao amaro, prugne sotto spirito e caldarroste. Il sorso, intenso e oleoso, richiama il miele di castagno, la frutta rossa, la torta sacher e sensazioni affumicate. Con un equilibrio alcolico che lo fa scivolare delicatamente, alla faccia dei suoi 52 gradi.
Jean-Luc Pasquet, L’Organic 04, Cognac Grande Champagne, 40% vol
Cosa ci fa un cognac in mezzo al whisky? Inutile farsi tante domande quando Amy Pasquet ti porge una bottiglia. Non è l’etichetta che ti aspetteresti perché, accanto bottiglie dalla forma allungata e la veste tradizionale ce n’è una serie di foggia tondeggiante, col disegno di un alambicco sorretto dalle viti, scritte dal font pulito. È un’idea molto fresca di cognac, artigianale – come da buona tradizione della famiglia Pasquet – ma con prezzi che si avvicinano alle tasche di un pubblico più giovane e interessato ai distillati. L’Organic 04 ha un naso che chiama la pera, l’uva sultanina, il fico e la resina di pino. Un sorso morbido e balsamico che chiama l’uvetta sotto spirito e sfuma in un finale floreale. Un sorso comprensibile e piacevole, per avvicinarsi al mondo del cognac.