Il Single Malt dall’ordito del tweed alle geometrie del design
The Dalmore presenta a Venezia la sua Luminary Series No.3 - 2025 Edition, terza edizione dell’esclusiva collezione che unisce arte e Scotch whisky, in collaborazione con il museo V&A Dundee
Spesso si pensa allo Scotch whisky come a un qualcosa di legato al passato, ai kilt, a vicende storiche drammatiche, al verde dei paesaggi, alla pioggia…
Sorride mentre parla, Leonie Bell, direttrice del V&A Dundee, avveniristico museo scozzese del design.
Lo è, certo, ma tutto ciò non resta sempre uguale a se stesso. La Scozia contemporanea vive un presente dinamico, fatto di innovazione, tecnologia e di un pensiero che guarda al futuro.
Sono parole che fanno centro, tanto efficaci nello smontare una fetta di immaginario comune, quanto semplici nell’inquadrare le scelte dietro a The Luminary Series di The Dalmore, progetto che dal 2020 vede la collaborazione tra la distilleria di Whyte & Mackay e il museo, in una serie di release ultra-premium incentrate sul design.
Qualche giorno fa, il brand ha scelto una Venezia alla vigilia della Biennale Architettura 2025 per il lancio globale della terza edizione della collezione. Sotto i riflettori, il prestigioso Luminary No.3 - 2025 Edition “The Rare”, 52 primavere di Single Malt sorrette da una scultura in bronzo disegnata da Ben Dobbin, architetto, designer e artista dello studio internazionale Foster + Partners, a cui si accompagna il Luminary No.3 - 2025 Edition “The Collectible”, Single Malt di 17 anni in tiratura di 20mila bottiglie.
Alla presentazione hanno partecipato tutti i designer coinvolti dalle tre release, moderati per l’occasione dalla curatrice della scorsa Biennale Architettura, Lesley Lokko OBE.
Whisky e design in parallelo
Il senso dunque sta lì, nell’ampliare l’immaginario di uno dei più celebri simboli del Paese a un’analogia nuova, legata alla Scozia di oggi.
«La produzione di whisky e il design hanno due cose in comune», afferma Steven Pearson, chief marketing officer di The Dalmore, che è importata in Italia da Fine Spirits. «La prima è la competenza, quella che si elabora con il tempo e con l’esperienza. La seconda è la creatività, che è espressione del pensiero e dell’ingegno umano».
Così, il processo che porta dal chicco d’orzo al liquido si accosta a quello che conduce da uno schizzo tracciato su un foglio fino a opere capaci di attraversare il tempo. Un po’ come i distillati, del resto. C’è anche un’altra cosa in comune, però: per il whisky come per gli oggetti d’arte e di design, il numero di esemplari è una delle determinanti del valore e anche questo criterio è rispettato.
The Dalmore Luminary Series consiste infatti in una collezione in edizione limitata di rari Single Malt, racchiusi in sculture artistiche create da alcuni importanti nomi dell'architettura contemporanea. Di opera e bottiglia ci sono due pezzi per ogni release, dei quali uno viene battuto all’asta a sostegno del V&A Dundee mentre l’altro viene esposto dal museo. A questi si accompagna un secondo whisky, di simile ispirazione e sempre a tiratura limitata (ma meno contenuta), destinato alla distribuzione globale.
Attraverso le aste, la Luminary Series supporta proprio il design come segno della contemporaneità scozzese e dall’uscita della prima release nel 2021, The Dalmore ha donato oltre 200.000 sterline al V&A Dundee per sostenere il suo lavoro di progettazione e di comunità, sia a livello locale che globale.
The Dalmore Luminary No.3 - 2025 Edition
Dopo la prima edizione curata da Kengo Kuma e Maurizio Mucciola, designer del V&A Dundee, e la seconda firmata da Melodie Leung, direttrice dello Zaha Hadid Associates, Ben Dobbin unisce la sua esperienza a quella dei maestri di The Dalmore: il master whisky maker Gregg Glass e il master distiller Richard Paterson OBE.
Tecnicamente, è stato un processo molto più preciso e più creativo di quanto immaginassi - racconta Ben Dobbin - I whisky maker di The Dalmore si prendono cura del gusto proprio come io curo l’arte e il design. Trascorrere del tempo alla distilleria ha influenzato il mio processo creativo e attraverso la scultura ho voluto dar vita al senso di luogo e di materia che condividiamo, oltre che al modo in cui i nostri mondi si collegano.
La scultura, dotata di forme dall’andamento dinamico e sinuoso, appare un po’ come la rappresentazione tridimensionale di un’onda sonora, con una linea che si sviluppa in maniera fluida nello spazio, collegata da sottili linee rette a un piedistallo centrale che regge la bottiglia – anch’essa con un design speciale. Una composizione che ricorda un po’ i tiranti di certi ponti in ferro o i fili tesi dei telai, quelle geometrie che sembrano muoversi a seconda della prospettiva da cui le si guarda. Un po’ come se idealmente si passasse dall’ordito dei tweed a quello dell’estetica architettonica, è proprio il caso di dirlo.
E il whisky?
Anche nel caso del liquido, la composizione è complessa. Dopo un invecchiamento in botti di rovere ex-Bourbon, il finish di Luminary No.3 – 2025 Edition “The Rare” è composto da un assemblaggio di botti molto particolare, che include ex-Calvados Vintage 1980, Porto Colheita 1940, Porto Tawny, Sherry Pedro Ximénez di 40 anni e botti di Châteauneuf-du-Pape.
Per chi volesse degustarlo c’è una sola possibilità: riuscire ad aggiudicarsi l’unico dei due esemplari in vendita, più precisamente all’asta a partire dall’8 maggio e fino al 16, tramite Sotheby’s Hong Kong. Valore dell’offerta inizialmente stimato tra gli 800.000 e 1.600.000 dollari hongkonghesi (vale a dire tra i 91.600 e i 183.000 euro). Il 100% del ricavato sarà destinato al V&A Dundee, dove sarà esposto l’altro esemplare dell’opera.
Ma non c’è da disperare, in caso di disponibilità più contenute si può sempre puntare a una delle 20mila bottiglie di Luminary No.3 – 2025 Edition “The Collectible”. La combinazione di “colori” non è da meno, con ben sette diversi legni che fanno seguito alla maturazione ex-Bourbon: Calvados e Calvados Vintage 1989 e 1999, Sherry Matusalem e Apostoles, botti ex-vino rosso da Bordeaux e Châteauneuf-du-Pape, e botti ex-Bourbon. Aromi e sorso riflettono la complessità dei finish, unendo morbidezze di dattero, strudel di mele e frutti rossi a quelle note di cacao e agrume, che The Dalmore tiene tanto a mantenere come una firma nei propri distillati.