Salta al contenuto

Giovani, torba e interesse costante: il whisky visto da Dolci e Giannone

Whisky
Milano Whisky Festival
Milano
Spirits
Degustazione

Dalla ventesima edizione del Milano Whisky Festival, uno spaccato sull’Italia degli appassionati del distillato, attraverso lo sguardo degli organizzatori. E qualche assaggio da tenere a mente.

Sarà che nel 2025 gli eventi dedicati al whisky in Italia sono stati un po’ meno rispetto allo scorso anno, sarà che questa volta ricorreva un anniversario importante, fatto sta che tra gli appassionati del distillato l’attesa della tre-giorni milanese era palpabile.

Il Milano Whisky Festival & Rum Show, organizzato da Giuseppe Gervasio Dolci e Andrea Giannone, è arrivato puntuale, aprendo le porte – per il secondo anno consecutivo – negli spazi del BASE Milano in via Bergognone dal 29 novembre al primo dicembre, per un’edizione a cifra tonda: 20 anni di manifestazione.

Dagli albori ad oggi

«La prima organizzazione nel 2006 fu una sorta di miracolo, Andrea e Giuseppe facevano tutt’altro nella vita e si imbarcarono in una avventura, andò tutto bene – raccontano gli organizzatori a Falstaff Italia – Oggi la macchina è rodata ma la manifestazione è molto cresciuta, gli spazi espositivi sono cresciuti del 400%».

Quest’anno erano oltre quaranta gli espositori, tra importatori e distributori, imbottigliatori e produttori diretti. «Oltre alle grandi aziende – multinazionali – sempre presenti in questi anni, si sono aggiunte piccole realtà, tra cui anche piccoli importatori, e tanti imbottigliatori indipendenti».

Mentre le grandi firme sembrano proseguire seguendo pattern consolidati, mettendo in degustazione i propri core range, cresce la proposta di selezioni più ricercate: «sono aumentati gli espositori che offrono rarità e limited edition», affermano Dolci e Giannone.

Da sinistra: Giuseppe Gervasio Dolci e Andrea Giannone
© Milano Whisky Festival & Rum Show
Da sinistra: Giuseppe Gervasio Dolci e Andrea Giannone

Più giovani e più donne

Uno dei cambiamenti più interessanti nel panorama del whisky degli ultimi dieci anni, riguarda invece i consumatori, la cui età media si è abbassata considerevolmente. I primi a registrarlo erano stati i fondatori di Whisky Club Italia, che due anni fa avevano annunciato, per la prima volta, un sorpasso in termini numerici da parte degli iscritti di età 25-34 anni rispetto alla fascia tra i 35 e i 44 (fino ad allora la più affollata dalla fondazione del club, nel 2014).

Una dinamica che si osserva anche dai banchi del festival meneghino e a cui si aggiunge un numero crescente di appassionate donne. «Il pubblico si è ringiovanito molto. Se alla prima edizione gli under 40 erano una rarità, oggi abbiamo la maggior parte del pubblico under 35 e raramente over 60, le donne da zero sono passate al 20%». Quest’anno la tre-giorni milanese ha registrato 4.500 visitatori e sale complete per le masterclass.

La torba resiste (e anche i whisky lover)

Non sembra cambiare, invece, una passione che ha sempre caratterizzato gli italiani e che varia solo con parecchi assaggi alle spalle. «Agli italiani piace ancora “torbato”, anche se i più evoluti hanno abbandonato la torba», affermano gli organizzatori. Nel frattempo però, le possibilità di scelta si sono molto ampliate rispetto a vent’anni fa, dal consolidamento del whisky giapponese, alla rimonta dell’Irlanda, per non parlare del movimento craft dagli States e dei nuovi paesi di provenienza, tra cui ovviamente l’Italia (il nostro approfondimento, si trova proprio sull’ultimo numero di Falstaff Italia Magazine).

Il calo generale nei consumi di spirits – e più in generale di bevande alcoliche – deve dunque preoccupare? Secondo Dolci e Giannone, è il caso di contestualizzare: «ci dimentichiamo che il triennio 2020/22 è stato anomalo per via della pandemia – ricordano, con riferimento alla crescita di consumi senza precedenti osservata in quegli anni – Abbiamo avuto circa 4.500 visite in tre giorni. In un periodo non particolarmente facile per la situazione generale e globale, questo è un segno che l'interesse verso il settore è continuo e forte».

© Milano Whisky Festival & Rum Show 2025

Consigli di assaggio da portare a casa

Fidandoci di questo parere, come non concludere con qualche spunto dagli assaggi di questa edizione. Che, si sa, in questo periodo sono tutti in cerca di idee per i regali di Natale.

Partendo dalla torba, l’occasione è perfetta per approfittare di un altro anniversario, sempre di vent’anni, ovvero quello di Kilchoman, unica distilleria a conduzione famigliare tra quelle attive sull’isola di Islay. Dalla serie di whisky imbottigliati per festeggiare, segnaliamo l’Italian Cities Edition #3 – Florence, tra crema al limone velature di fumo salmastro e radice di ginseng, dal sorso vellutato, oleoso e pepato.

Senza allontanarsi troppo in termini di miglia nautiche, Lochranza Distillery ha appena portato in Italia il suo Arran Barley 10 Years Old, prodotto con l’orzo coltivato sull’omonima isola.  Agrumato e quasi floreale, con tanto miele d’acacia al naso e al palato, dove porta sapidità marina, calore e sfumature di lime. Bello in una maniera nostalgica anche il 30 anni ex Sherry che celebra i tre decenni della distilleria – altro anniversario – Assaggiato per il momento sotto banco, si spera arrivi presto anche sul mercato.

Per chi cercasse un’introduzione al whisky, sono da segnalare le tre etichette single cask selezionate da Andrea Morisco per il catalogo spirits lanciato quest’anno dalla distribuzione di Ceretto. «Mi hanno chiesto che cosa fosse la Scozia e ho scelto per loro un classico Blended Scotch di dieci anni, un Single Malt Royal Brackla del 2012, poi un Blended Malt torbato ex Sherry – all’atto pratico un whisky da Islay, il cui produttore non può essere dichiarato – Abbiamo scelto un’opera di Zachary Wallace dalla collezione di Ceretto, che abbiamo suddiviso tra le tre etichette», spiega l’imbottigliatore, che con la maison piemontese condivide l’interesse (e anche il background) artistico, oltre alla cura dei liquidi.

Restando tra gli imbottigliatori, si cambia paese per raggiungere l’Irlanda e la Great Northern Distillery, fresca di approdo tra le etichette di Whisky Facile con un Single Pot Still Irish Whiskey di 5 anni. Morbido come una brioche alla marmellata di albicocche, ti confonde con un sorso polposo e balsamico, per lasciarti col pizzicotto speziato dell’orzo non maltato.

Torniamo in Scozia e dallo Speyside scegliamo invece un altro whisky “introduttivo”, Tormore Blueprint 10 Years Old in versione ex Bourbon: bevuta affabile, tra crema al limone, frutta acida e morbidezze che ricordano quasi il moscato giallo.

Per finire, un imbottigliamento isolano realizzato proprio per il Milano Whisky Festival da Isle of Harris, Ebridi Esterne. Crema alla vaniglia, arancia candita e castagnaccio con tutti i pinoli, ma anche spezie, che saltano fuori soprattutto al palato, pepe bianco, cannella e noce moscata.


Di più sull'argomento
1 / 12