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Dove il lago incontra il sublime: l’anima rinnovata del Lido Palace

Hotel
Lago di Garda

A Riva del Garda, il Lido Palace riscrive la sua storia tra charme mitteleuropeo e visione contemporanea. Dalla cucina identitaria dello chef Stefano Rossi alla mixology narrativa di Diego Armani, fino alla spa che sussurra benessere: qui ogni dettaglio è un invito all’armonia.

Là dove il lago si restringe tra le montagne e il vento cambia nome a seconda dell’ora, il Lido Palace non si limita a esistere: domina. Siamo a Riva del Garda, l’estremo nord del lago, incorniciato dalle pareti scoscese del Monte Rocchetta e del Monte Brione. Al tramonto, con un cocktail in mano e lo sguardo rivolto verso la cappella di Santa Barbara — quella piccola luce in alto che sembra messa lì per ricordarti che il sublime esiste — capisci di essere in un luogo che ha il dono dell’equilibrio: tra storia e presente, tra rigore e bellezza.

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Una villa, una signora, un secolo e più

Nata nel 1899 per ospitare l’élite che preferiva il lago alle rotte coloniali, questa villa in stile Liberty ha attraversato due secoli con la stessa grazia con cui certi nobili entrano tardi alle cene.
D’Annunzio ci veniva, così come i fratelli Mann, Kafka e Nietzsche. Vittorio Emanuele III ci dormiva, e la storia si è incrostata sulle pareti con discrezione. Poi è arrivato l’architetto Alberto Cecchetto, che nel 2010 l’ha spolverata di luci lacustri con vetro, acciaio e luce. Non ha tolto l’anima, l’ha solo fatta parlare meglio.
La luce del lago è la protagonista, entra dalle vetrate come ospite fisso, mai invadente. Il Lido Palace è membro di Leading Hotels of the World, e questo garantisce una clientela internazionale — molti americani, molti sguardi incantati.
Le 42 camere e suite, affacciate sul parco secolare di circa 12.500 mq e direttamente sul lago, sono state progettate per farti sentire accudito nel confort. L’arredamento è essenziale, contemporaneo, silenziosamente elegante. Tutto è pensato per non disturbarti nel dolce far niente, con servizi che funzionano senza far rumore.

Zefiro: la cucina che sussurra e colpisce

Oggi, complice l’arrivo dello chef Stefano Rossi, si apre davvero una nuova pagina fine dining con Zefiro, il ristorante che finalmente ha deciso di prendersi sul serio.
La sua formazione è una carta d'identità di altissimo livello: inizia con Pino Cuttaia a Licata, prosegue a Villa Feltrinelli sul Lago di Garda, si arricchisce all’Hangar 7 a Salisburgo e poi al Pellicano di Porto Ercole. Due anni intensi lo vedono lavorare con Heston Blumenthal a Londra, per poi affinarsi ulteriormente da Peter Brunel a Firenze. Un passaggio fondamentale è quello da Andrea Guerra per Eataly Roma, dove impara la gestione dei grandi numeri, il food cost e la mentalità imprenditoriale della ristorazione contemporanea.

«L’arrivo al Lido Palace è stato un colpo di fulmine - racconta Rossi - per me e per mia moglie. Riva è un posto meraviglioso dove crescere anche i miei figli. Vogliamo prima di tutto fare una cucina identitaria

Zefiro si muove su una linea sottile tra il rispetto delle radici locali e l’audacia di una cucina che osa. Il baccalà e polenta è un antipasto che inganna: arriva in tavola con una presentazione minimalista, quasi austera, ma al primo assaggio rivela una stratificazione di sapori che raccontano mare, terra e un’ironia sottile. Il caviale è il colpo di teatro, mai gratuito. Piatti che giocano al limite tra l’ironico e il consapevole: un baccalà e polenta che flirta col lusso grazie a un tocco di caviale – idea rischiosa, esecuzione precisa.
Poi c’è un orzotto trentino che si prende la licenza poetica delle animelle, ed è un gesto di coraggio molto ben riuscito.
Il piccione impavido? Lo è davvero. Ma non per come vola: per come atterra, stretto in un abbraccio con uno strangolapreti che ha fatto pace con il suo nome. C’è ironia, c’è tecnica, e soprattutto c’è identità. Interessante anche il dessert, non banale con il gelato di asparago bianco e cubetti caramellati.
Zefiro è quel ristorante dove non ti senti in visita, ma in ascolto. La tartare di Domenico Zanotto – vera memoria sensibile dell’hotel - rigorosamente preparata al gueridon, è un classico imperdibile del Lido Bar & Bistrò.

Breakfast e Cocktail Bar

Degno di nota il momento della prima colazione con molto spazio ai prodotti locali e home made, dalle confetture (anche all’ananas), agli yogurt, sino al burro e alla viennoiserie di alto livello, persino la “nosela”, una versione locale di Nutella. Cosa non affatto scontata, troppo spesso si vedono sul buffet dei grandi hotel cinque stelle prodotti brandizzati delle multinazionali. Le uova e alcuni piatti caldi sono preparati sul momento.

Nella bella stagione, l’hotel si vive all’aperto in riva al lago sorseggiando un drink serale, anche questo molto curato nel cocktail bar completamente rinnovato. Se ne occupa il bartender Diego Armani e dice

«Per me la mixology è narrazione liquida: ogni sorso racconta un luogo, una storia, un’ispirazione. E poterlo fare qui, tra le mura di un’icona come il Lido Palace, è un privilegio».

Il cocktail imperdibile si chiama “Vittorio’s Crown”, ispirato alla figura di Re Vittorio Emanuele III, che fu ospite del Lido Palace nei primi del Novecento. Un drink con storia e struttura servito con una sfera di ghiaccio cristallina che conferma una direzione professionale.

Relax e attività

Fuori dalla sala, un altro teatro: la Spa. È un luogo che ti assorbe piano, senza l’arroganza di chi vuole stupire, ma con l’intelligenza di chi sa che il silenzio – quello vero – è merce rara. E sì, ci potete andare anche se non dormite lì.

La Cento11 Spa non tradisce l’aspettativa: tre i brand utilizzati in spa:

  • 111SKIN, il marchio nato a Harley Street a Londra, dal background medico-chirurgico, con formule ad altissima efficacia, perfette per contrastare i segni dello stress urbano e restituire tonicità e luminosità al viso;
  • [comfort zone], italiano, basato sulla sinergia tra natura, scienza e sostenibilità, con trattamenti studiati nei laboratori di Parma;
  • Le Galenica, una selezione esclusiva made in Trentino, pensata per esaltare la bellezza naturale con ingredienti locali. Giusta coerenza con le scelte della cucina.

Da provare il Rituale agli Agrumi: un percorso rigenerante completo per viso e corpo, che inizia con un’esfoliazione e finisce con un massaggio rigenerante. Inoltre, piscine interne ed esterne, percorsi umidi e asciutti, e soprattutto la sensazione che il tuo corpo sia finalmente in un posto che non lo giudica. Aperta anche agli esterni, ma solo a quelli che capiscono.


 

Roberta Schira
Roberta Schira
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