Il bicchiere mezzo vuoto del vino italiano: dazi USA al 15% e uno tsunami da 317 milioni
Unione italiana vini lancia l’allarme: l’accordo con Washington sui dazi rischia di soffocare l’export enologico verso gli Stati Uniti. Colpiti soprattutto i vini più identitari, dal Moscato d’Asti al Brunello. Lamberto Frescobaldi: “Ora serve il sostegno del governo e dell’UE”.
È ufficiale: dal 1° agosto entrerà in vigore l’accordo tra Commissione europea e amministrazione Trump che introduce dazi al 15% sulle esportazioni di vino italiano verso gli Stati Uniti. A lanciare l’allarme è Unione italiana vini (UIV): secondo le stime dell’osservatorio economico, il danno per le imprese italiane sarà di 317 milioni di euro in un solo anno, cifra che potrebbe salire fino a 460 milioni qualora il dollaro dovesse mantenere l’attuale svalutazione.
L’impatto sull’intera filiera è devastante, soprattutto considerando il peso degli USA sull’export vinicolo italiano: ben il 24% del valore complessivo.
Prezzi gonfiati, scaffali deserti
Con questi dazi, il bicchiere resterà mezzo vuoto per l’80% del vino italiano
ha dichiarato Lamberto Frescobaldi, presidente di UIV.
Ora serve responsabilità lungo tutta la filiera per contenere l’impatto a scaffale.
Secondo l’osservatorio, una bottiglia che usciva dalla cantina a 5 euro, fino a pochi mesi fa si trovava sugli scaffali americani a 11,5 dollari. Oggi, tra dazio e cambio sfavorevole, arriverà a 15 dollari, con un incremento del prezzo finale del 186% rispetto al valore d’origine. E nella ristorazione? Si parla addirittura di 60 dollari al tavolo per la stessa bottiglia.
I più esposti? I vini più amati
A pagare il prezzo più alto saranno i territori e i vini simbolo dell’eccellenza italiana. L’analisi UIV rivela che oltre il 76% delle bottiglie esportate negli USA si trova in “zona rossa”, ovvero con un’esposizione superiore al 20% sul totale delle spedizioni.
I più colpiti? Moscato d’Asti (60%), Pinot grigio (48%), Chianti Classico (46%), rossi toscani Dop (35%), Brunello di Montalcino e rossi piemontesi (31%), oltre a Prosecco (27%) e Lambrusco. In numeri: 364 milioni di bottiglie e 1,3 miliardi di euro a rischio.
Un danno per tutti, non solo per l’Italia
A rendere il quadro ancora più allarmante è il fatto che anche gli operatori d’oltreoceano saranno penalizzati: il mancato guadagno stimato per i buyer USA sfiora 1,7 miliardi di dollari. E mentre alcuni osservatori sottolineano che il dazio al 15% è pur sempre migliore rispetto all’ipotesi iniziale del 30%, Paolo Castelletti, segretario generale UIV, è netto:
Non possiamo ritenerci soddisfatti. L’Italia rischia più degli altri competitor europei, perché esporta di più e perché ha costruito il proprio successo sulla qualità a prezzi accessibili.
Verso una strategia di contenimento
UIV attende ora il testo definitivo dell’accordo per una valutazione complessiva, ma invoca da subito il sostegno del governo italiano e delle istituzioni europee. Senza interventi correttivi, l’export vinicolo italiano rischia di tornare ai livelli del 2019, spazzando via in un colpo solo anni di crescita e investimenti.