Salta al contenuto
AI generated

Il diritto dei bambini al fine dining: l’esperienza gastronomica senza limiti di età

Fine Dining
Bambini
Piatti per bambini

Educare al gusto: il fine dining come esperienza culturale per i piccoli gourmet.

Se pensiamo al fine dining, l’immagine che ci viene in mente è fatta di tovaglie impeccabili, silenzio composto e piatti curati nei minimi dettagli. A nessuno vengono in mente i bambini e il caos a cui inevitabilmente vengono associati. Negli ultimi anni però, la scena è cambiata, aprendosi a nuovi pubblici e ampliando i propri orizzonti culturali.
Tra i cambiamenti più interessanti c'è proprio l'
inclusione dei bambini in esperienze gastronomiche di alto livello. La domanda non è più se un ristorante stellato sia adatto ai più piccoli, ma piuttosto come possano essere integrati in queste esperienze uniche. È anche vero infatti che molte volte ci si concede il lusso dell’alta cucina per occasioni speciali, che mal si conciliano con bambini rumorosi, smartphone (purtroppo) accesi sui cartoni e genitori spazientiti. La spesa è alta e anche il comfort deve esserlo. Ma lo deve essere per tutti, anche per i più piccoli, permettendogli di sviluppare una relazione profonda con il cibo sin dalla tenera età.

Fine dining per i piccoli gourmet

Gli chef e i ristoratori più lungimiranti stanno proponendo menù dedicati ai bambini e accogliendo famiglie nelle loro sale. La filosofia dietro questa apertura non è solo commerciale, ma vuole essere educativa: il cibo è cultura, e i bambini hanno il diritto di essere esposti a sapori, texture e tecniche che stimolino la loro curiosità e ampliino i loro orizzonti gustativi. Un lavoro che parte da casa, con l’accuratezza delle materie prime scelte e che i grandi chef possono solo sublimare.

Menù su misura e approccio ludico

Cosa fare dunque? Molti ristoranti di alta cucina offrono menù degustazione pensati per i bambini, con porzioni ridotte e piatti adattati alle loro esigenze. La composizione dei piatti è fondamentale. I sapori vengono presentati in modo accessibile, meglio se con un tocco di creatività che cattura l’immaginazione dei piccoli ospiti. E perché non coinvolgerli con attività interattive? Semplici laboratori di cucina o visite in cucina per osservare da vicino la preparazione dei piatti potrebbero essere una validissima alternativa, senza intralciare il lavoro della brigata ovviamente! Questa interazione non solo intrattiene i bambini, ma li educa, trasformando il pasto in un’esperienza multisensoriale

Il ruolo dei genitori e il rispetto dell’ambiente

Accogliere i bambini nel fine dining richiede anche una responsabilità da parte dei genitori, che devono educare i propri figli al rispetto dell'ambiente del ristorante. Molti ristoranti offrono piccoli kit da disegno o giochini per tenere i più piccoli occupati nei momenti di attesa, dimostrando che il fine dining non deve necessariamente essere rigido e inaccessibile. Ma questo vale anche per un servizio orientato solo sugli adulti. 

Benefici per lo sviluppo dei bambini

Partecipare a un’esperienza di fine dining non è solo un piacere per il palato (che più e meglio viene educato e più sarà rispondente e ricettivo), ma un'opportunità per stimolare l'educazione sensoriale e culturale dei bambini. Imparano a riconoscere sapori complessi, a comprendere l'importanza della stagionalità e della provenienza degli ingredienti, e a sviluppare un senso di gratitudine per il cibo. E, soprattutto, imparano a dare valore al tempo del pasto condiviso, a comprendere i rituali, a lasciare da parte gli schermi per immergersi in un’esperienza che, diciamocelo, è una fortuna per pochi!

© rdne (Pexels)

Ma cosa si fa nel concreto? L’opinione di Enrico Bartolini

Lo abbiamo chiesto ad Enrico Bartolini, Chef pluristellato, che, da padre, è sensibile all’argomento al punto da aver ideato nel 2022 le "Pappe Stellate", una linea di pappe per bambini dai 12 mesi realizzata in collaborazione con il Laboratorio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell'Università degli Studi di Pavia, 100% naturali, ricche di vitamine e minerali derivanti dalle verdure. 

I suoi ristoranti hanno già adottato iniziative per accogliere famiglie con bambini? Se sì, quali? E con che tipo di menu?  

«I bambini sono sempre benvenuti. Portarli al ristorante è un gesto di cultura. Alcuni apprezzano i piatti regolari del menù, mentre altri preferiscono opzioni personalizzate. In questi casi, siamo felici di soddisfare le loro richieste o di proporre piatti pensati appositamente per loro».

Pensa che, in Italia, ci sia una maggiore sensibilità verso l'educazione alimentare rispetto ad altri Paesi? Come crede che l'esperienza fine dining possa influenzare l'educazione gastronomica dei più piccoli? 

«In Italia si vive di gastronomia e quindi la cultura e la dieta sono argomenti più popolari e importanti rispetto altri Paesi: questo aiuta a sviluppare interesse e conoscenza e soprattutto allenare il palato».

Crede che il fine dining possa essere un'occasione per educare i bambini a rispettare il cibo e a riconoscerne la qualità?   

«Certo che sì. Sebbene non si possa pretendere che un bambino rimanga seduto a lungo, l'esperienza del ristorante – dall'osservazione del servizio alla scoperta di un piatto pensato per un piccolo gourmet - è cultura. E costume. E per noi un'immensa gioia».

Esempi virtuosi in Italia e all’estero

Un altro esempio d’avanguardia arriva dalla Finlandia con il Muru Baby Restaurant, il temporary restaurant dedicato ai bambini dai 6 mesi ai 3 anni. Qui, piccoli buongustai possono assaporare i piatti creati dallo chef stellato Henri Alén, come stufato di agnello o pollo brasato, in un ambiente pensato esclusivamente per loro, dal parcheggio per passeggini alla mise en place. Oltreoceano, lo chef Daniel Boulud incoraggia i genitori a portare i figli nei suoi ristoranti, sottolineando come il fine dining sia un’occasione per creare ricordi familiari indimenticabili.

In Italia, l’accoglienza per i più piccoli si declina in modi altrettanto creativi. A Roma, il ristorante Follie del Villa Agrippina Gran Melià, propone menù dedicati con piatti giocosi come gnocchi ripieni e magnum di pollo, abbinati a cocktail analcolici. Inoltre, ogni primo sabato del mese, i bambini possono partecipare a lezioni di cucina con lo chef Alfonso D’Auria. Al Piazza Duomo di Alba, lo chef Enrico Crippa e la famiglia Ceretto accolgono i bambini con grande attenzione, organizzandosi per offrire seggioloni, fasciatoi ed una saletta privata per i piccoli ospiti al di sotto degli 8 anni, così come piatti più semplici. 

Lo spirito innovativo non manca a Senigallia, dove Moreno Cedroni unisce la sua cucina creativa a un’accoglienza fatta di giochi e colori, e a Padova, dove il gruppo Alajmo garantisce un’esperienza equilibrata per tutti, offrendo alle famiglie spazi dedicati per i bambini sotto gli 8 anni. Da Vittorio, icona bergamasca, non fa distinzioni d’età quando si tratta di paccheri al pomodoro.

Inclusione e futuro

Stiamo parlando della nuova frontiera dell’accoglienza e della cultura gastronomica. L’alta cucina sta diventando sempre più inclusiva, riconoscendo che il piacere del cibo non ha età. Integrare i bambini in queste esperienze significa educare la prossima generazione di buongustai, instillando in loro il rispetto per la cucina, per i produttori e per il lavoro che si cela dietro ogni piatto. Perché l’amore per il cibo, come ogni forma d’arte, si coltiva sin da piccoli.


Non perderti niente!

Iscriviti ora alla nostra newsletter.

Alessia Manoli
Alessia Manoli
Autore
Di più sull'argomento
1 / 12