Il Sagrantino secondo Caprai: una visione radicale che ha cambiato Montefalco
Un viaggio tra le radici e le trasformazioni di Montefalco, dove la visione di Arnaldo e Marco Caprai hanno riscritto il destino del Sagrantino, offrendo una prospettiva autentica del vino umbro e della sua esperienza enoturistica.
Ci sono uomini che fanno il vino e uomini che lo cambiano. Arnaldo e Marco Caprai appartengono senza dubbio alla seconda categoria. I loro nomi sono inscindibili da quello del Sagrantino di Montefalco, un vitigno ostico, potente, quasi indomabile, che fino a pochi decenni fa era conosciuto più per la sua ruvidità che per la sua finezza. È stato grazie alla loro visione ed ostinazione che oggi il Sagrantino è il simbolo di Montefalco, e una delle espressioni più interessanti dell'enologia italiana. Un contributo che è valso a Marco Caprai anche il Premio Falstaff alla carriera, riconoscimento alla sua capacità di trasformare un vitigno di nicchia in un protagonista della scena internazionale.
La rivoluzione silenziosa di Arnaldo e Marco Caprai
Quando Arnaldo Caprai acquista l’azienda nel 1971, il Sagrantino è praticamente conosciuto solo nelle zone limitrofe a Montefalco. Coltivato quasi esclusivamente per la produzione di passito, era un'uva che pochi avevano il coraggio di vinificare in secco. Troppo tannico, troppo difficile, troppo lontano dai gusti moderni. Ma la famiglia Caprai vede qualcosa che altri non vedono: un potenziale inesplorato, una grandezza ancora nascosta.
Negli anni '90, con l’ingresso di Marco alla guida della cantina, parte la vera rivoluzione del Sagrantino. Selezione clonale, studio del suolo, ricerca enologica: non si tratta solo di rendere il Sagrantino più accessibile, ma di farlo emergere per quello che è davvero. Un vino di struttura, certo, ma anche di profondità ed eleganza. Un vino che non deve essere addomesticato, ma compreso.
Un vino, un territorio, un'identità
Montefalco è una terra che si racconta attraverso il Sagrantino. Ogni bottiglia è una sintesi di sole, vento, stagioni capricciose e mani esperte. Non è un vino facile, né vuole esserlo. Ma è un vino che sa ricompensare chi gli concede tempo e attenzione.
Ed è proprio qui che sta la sfida di Caprai: rendere il Sagrantino un grande vino senza snaturarlo, lavorando sui dettagli, cercando l’essenza più pura del vitigno invece di piegarlo a mode passeggere. Oggi il Sagrantino ha lasciato da parte la sua aurea di vino da meditazione e di gigante da domare, ed è diventato un'espressione moderna e complessa di un territorio straordinario, con una voce tutta sua.
Il Sagrantino come vino da collezione
C’è stato un tempo in cui il Sagrantino era considerato un vino per pochi intenditori. Era troppo "diverso" dai canoni internazionali. Ma il mondo sta cambiando. I collezionisti, i grandi ristoranti, gli appassionati stanno riscoprendo il valore dei vini identitari, quelli che raccontano una storia e un territorio senza compromessi.
E qui entra in gioco il lavoro di Caprai: rendere il Sagrantino un vino di prestigio, un vino desiderabile. Una certezza per chi cerca struttura, profondità e longevità. E l’annata 2021 potrebbe essere una delle migliori dimostrazioni di questa evoluzione.
2021: un’annata di transizione
Parlare di annate significa parlare di tempo, e il 2021 è stato un anno che ha messo alla prova vignaioli e vigne. Sbalzi termici, un'estate meno estrema, un andamento climatico che ha richiesto intuizione e rapidità decisionale. Il risultato? Un Sagrantino più equilibrato, più espressivo, più teso. Un millesimo che non tradisce la potenza del vitigno, ma la accompagna con una freschezza inedita.
Il Sagrantino 25 Anni 2021 si presenta con un rosso rubino, lievemente granato, e un bouquet ricco di prugna, amarena, visciola, china, liquirizia, cacao ed accenni ematici, mentre il Sagrantino Collepiano 2021 si distingue per la sua luminosità e un profilo fruttato e floreale con note di ciliegia, violetta, ciclamino e spezie orientali.
Enoturismo: un viaggio nel cuore di Montefalco
Oltre a rivoluzionare il Sagrantino, Marco Caprai ha sempre creduto nel potere dell’esperienza diretta. Fin dai primi tempi, è stato un pioniere nel promuovere Cantine Aperte e nel partecipare attivamente al Movimento Turismo del Vino. Non così tanti anni fa il vino era considerato solo un prodotto da consumare, ma Caprai ha trasformato la visita in cantina in un percorso immersivo.
Sentirlo raccontare aneddoti storici, geografici e artistici dà un’idea della passione che si cela dietro all’intendere il vino come cultura:
[...] dove ci sono le cantine vitivinicole c’è anche cultura del vino e cambiano sia l’educazione delle persone sia l’approccio degli abitanti ma anche dei turisti alla campagna. In Arnaldo Caprai abbiamo 20mila visitatori all’anno: siamo monumentali. Nel senso che oltre alla fama della nostra realtà, le cantine sono i moderni monumenti che si possono trovare in campagna. È questo che attira i visitatori.
Il Sagrantino e il futuro: un vincolo indissolubile con la terra
Il Sagrantino di Montefalco non è mai stato un vino per tutti, e probabilmente non lo sarà mai. Ma è un vino per chi cerca verità, profondità e carattere. Marco Caprai non ha cercato compromessi, non ha ammorbidito il Sagrantino per renderlo più commerciale. Ha invece dimostrato che un vitigno può restare fedele a sé stesso e diventare comunque un grande classico.
Oggi il Sagrantino è un vino che sfida il tempo e lo racconta. Ogni annata è un tassello di una storia più grande, che non smette mai di evolversi. Il suo futuro non sarà quello di un vino che segue le tendenze, ma di un vino che le crea. Montefalco è e resterà la sua casa, e il Sagrantino la sua voce più autentica.
Chi lo assaggia, lo capisce. Chi lo capisce, non lo dimentica.