La rinascita gentile di Masseria Cuturi
Un angolo di Puglia dove il Primitivo abbandona gli eccessi, si alleggerisce e osa.
Nel cuore pulsante della Puglia più vera, tra i filari mossi dal vento e la memoria di una terra antica, un gesto d’amore ha riscritto il destino di Manduria. Era il 1881 quando Tommaso Schiavoni Tafuri ricevette in dono dalla sua sposa, la Contessa Sabini di Altamura, alcune barbatelle di Primitivo. Nessuno poteva intuire allora che quelle giovani viti, accolte da un suolo generoso e da un cielo terso di luce, avrebbero trovato qui la loro culla ideale.
Molti anni dopo, nel 2008, un’altra storia d’amore prende forma. Dalla Valpolicella, Camilla Rossi Chauvenet e sua madre approdano in queste terre. Una masseria dimenticata le chiama, come un richiamo sottile e profondo. È un’illuminazione, un legame immediato: acquistano la proprietà e cominciano a sognare una rinascita.
Oggi Masseria Cuturi si apre su 300 ettari di bellezza selvaggia, con 40 ettari di vigneti condotti in biologico. Qui, Primitivo, Negroamaro, Aglianico e Minutolo crescono tra ulivi secolari e il profumo del mare. Al centro, la masseria del Seicento sorge come un faro di memoria, circondata da un bosco mediterraneo che custodisce una necropoli messapica: natura, storia e tempo che respira.
Camilla, agronoma e vignaiola, ha saputo ascoltare la voce di questa terra. Ha ridato vita a vigne sopite e ha tracciato nuovi sentieri, donando al Primitivo un'anima più lieve, elegante, fuori dagli schemi. Un vino che parla sottovoce, ma arriva lontano.
Cuturi oggi è molto più di una cantina: è un rifugio, un’esperienza, un intreccio di accoglienza, gusto e bellezza. Con le sue 18 camere immerse nel silenzio verde della campagna, invita a rallentare e a sentire.
Qui, dove il mare accarezza la vite e il passato incontra il futuro, nasce una nuova interpretazione del Primitivo: raffinata, gentile, profondamente contemporanea.